Le birre italiane più influenti di sempre – Parte I

Il movimento italiano della birra artigianale è ancora molto giovane, avendo da poco superato i 20 anni di età. Un periodo praticamente irrilevante se paragonato alla storia secolare della nostra bevanda, ma che a livello internazionale ha coinciso con trasformazioni profonde e decisamente repentine, capaci di modificare l’evoluzione stessa della birra. Così in soli 20 anni è ...

Ancora eventi a maggio: Pint of Science, Birra in B… rocca e altri

Quello che stiamo vivendo è un maggio carico come non mai di eventi birrari, quindi è d’obbligo aggiornare le nostre agende con altri appuntamenti previsti nella parte restante del mese. Non è propriamente “on topic” con Cronache di Birra ma merita comunque una menzione la terza edizione di Pint of Science, l’iniziativa di divulgazione scientifica in ...

Quant’è bella l’autarchia

Il dibattito sui canali di approvvigionamento delle materie prime per i piccoli birrifici - luppolo in particolare - e su come la grande industria ossa influenzarli non è certo nuovo: chi bazzica nel settore ha certo sentito più volte i birrai parlare della necessità di procacciarsi i luppoli per tempo (almeno alcune varietà), di come il buono o cattivo raccolto - così come l'aumentare del numero di microbirrifici - influenzi prezzi e forniture, e via dicendo.Il tema è ritornato di attualità recentemente, sollevato in più occasioni da associazioni come Unionbirrai e siti come Cronache di Birra, e da diversi articoli provenienti dal mondo anglosassone. L'ultimo in ordine di tempo è quello pubblicato lo scorso 10 maggio da Draft, senz'altro una buona lettura da fare in integrale cliccando qui: detta per sommissimi capi (e mi perdonerà l'autore se semplifico fin troppo), si fa riferiemento a come AB-InBev - che controlla dal punto di vista societario i luppoleti sudafricani SAB Hop Farms - abbia deciso quest'anno di non vendere ai distributori il proprio surplus produttivo, motivando la cosa con la scarsità dell'annata. Il che significa che i birrifici indipendenti non avranno accesso per il 2017 a queste varietà di luppolo, con conseguenti difficoltà. Certo il danno è relativamente circoscritto, in quanto il luppolo sudafricano rappresenta una quota minoritaria del mercato (meno dell'1%, secondo la multinazionale); ma la cosa ha una forte valenza simbolica, perché pare concretizzarsi ciò che da tempo si paventava: la nuova strategia di "big beer", complementare all'acquisizione di marchi artigianali, sarà quella di assumere il controllo delle forniture di materie prime e "prendere per fame" i concorrenti.Certo immaginare un futuro in cui Ab Inbev e analoghi si impadroniscano passo dopo passo di tutti i luppoleti e tutte le malterie rimane (almeno per ora, di grazia) relegato al rango di fantaeconomia; però la questione è reale, perché gli assalti all'arma bianca per procurarsi i pochi lotti di luppolo disponibili (almeno per alcune varietà) potrebbero non essere altrettanto "fanta" (no, non la bibita).Leggendo questo ed altri articoli non ho potuto non sorridere pensando all'enfasi che da tempo si pone sugli agribirrifici, sulla produzione in proprio di materie prime, e sul percorso verso una sempre maggiore autosufficenza: cito su tutti il caso del birrificio BioNoc' con i progetti BioLupo e Birre della Terra di cui ho parlato nel precedente post, ma non è certo l'unico. Dai luppoleti sperimentali, all'impegno per poter acquisire a livello nazionale quote per la coltivazione così da farli uscire da questo rango, alle piccole malterie sperimentali che già sono nate e che sono in progetto, il filone è in pieno movimento. Certo arrivare davvero alla completa "autarchia" non è semplice, però c'è chi ci sta provando.Chi si sarà mosso per tempo per fare da sé potrà quindi godere di un vantaggio competitivo in vista di una possibile stretta sulle forniture da parte delle multinazionali, ed imporsi di conseguenza su chi non l'avrà fatto? E' presto per dirlo, ma la domanda è aperta.

Quant’è bella l’autarchia

Il dibattito sui canali di approvvigionamento delle materie prime per i piccoli birrifici - luppolo in particolare - e su come la grande industria ossa influenzarli non è certo nuovo: chi bazzica nel settore ha certo sentito più volte i birrai parlare della necessità di procacciarsi i luppoli per tempo (almeno alcune varietà), di come il buono o cattivo raccolto - così come l'aumentare del numero di microbirrifici - influenzi prezzi e forniture, e via dicendo.Il tema è ritornato di attualità recentemente, sollevato in più occasioni da associazioni come Unionbirrai e siti come Cronache di Birra, e da diversi articoli provenienti dal mondo anglosassone. L'ultimo in ordine di tempo è quello pubblicato lo scorso 10 maggio da Draft, senz'altro una buona lettura da fare in integrale cliccando qui: detta per sommissimi capi (e mi perdonerà l'autore se semplifico fin troppo), si fa riferiemento a come AB-InBev - che controlla dal punto di vista societario i luppoleti sudafricani SAB Hop Farms - abbia deciso quest'anno di non vendere ai distributori il proprio surplus produttivo, motivando la cosa con la scarsità dell'annata. Il che significa che i birrifici indipendenti non avranno accesso per il 2017 a queste varietà di luppolo, con conseguenti difficoltà. Certo il danno è relativamente circoscritto, in quanto il luppolo sudafricano rappresenta una quota minoritaria del mercato (meno dell'1%, secondo la multinazionale); ma la cosa ha una forte valenza simbolica, perché pare concretizzarsi ciò che da tempo si paventava: la nuova strategia di "big beer", complementare all'acquisizione di marchi artigianali, sarà quella di assumere il controllo delle forniture di materie prime e "prendere per fame" i concorrenti.Certo immaginare un futuro in cui Ab Inbev e analoghi si impadroniscano passo dopo passo di tutti i luppoleti e tutte le malterie rimane (almeno per ora, di grazia) relegato al rango di fantaeconomia; però la questione è reale, perché gli assalti all'arma bianca per procurarsi i pochi lotti di luppolo disponibili (almeno per alcune varietà) potrebbero non essere altrettanto "fanta" (no, non la bibita).Leggendo questo ed altri articoli non ho potuto non sorridere pensando all'enfasi che da tempo si pone sugli agribirrifici, sulla produzione in proprio di materie prime, e sul percorso verso una sempre maggiore autosufficenza: cito su tutti il caso del birrificio BioNoc' con i progetti BioLupo e Birre della Terra di cui ho parlato nel precedente post, ma non è certo l'unico. Dai luppoleti sperimentali, all'impegno per poter acquisire a livello nazionale quote per la coltivazione così da farli uscire da questo rango, alle piccole malterie sperimentali che già sono nate e che sono in progetto, il filone è in pieno movimento. Certo arrivare davvero alla completa "autarchia" non è semplice, però c'è chi ci sta provando.Chi si sarà mosso per tempo per fare da sé potrà quindi godere di un vantaggio competitivo in vista di una possibile stretta sulle forniture da parte delle multinazionali, ed imporsi di conseguenza su chi non l'avrà fatto? E' presto per dirlo, ma la domanda è aperta.

Nuove birre da Pontino, Hilltop + Amiata, Birradamare, PicoBrew e Menaresta

Appare ormai evidente che l’interesse per le New England Ipa si sia trasformato in una vera e propria moda, ripresa da tutti i principali movimenti birrari del mondo. In Italia non siamo da meno e accanto alle tante “juicy” lanciate negli ultimi mesi ora bisogna registrare anche la Brain Damage (6,5%) del Birrificio Pontino. Chiaramente la ...

La minaccia delle multinazionali alla birra craft, spiegata da chi ha lavorato nell’industria

Perché l’industria sta rafforzando il suo controllo nel mondo della birra artigianale? Perché le multinazionali sembrano interessate a confondere le acque? Qual è il fine ultimo delle loro strategie commerciali? Queste e altre domande sono ormai all’ordine del giorno e comuni a un numero sempre maggiore di consumatori. L’invasione delle industria nel segmento della birra ...

Viaggio nelle Fiandre: tra Bruxelles e Lovanio

Nel post di ieri vi ho raccontato la mia esperienza al Toer de Geuze, l’evento biennale dedicato ai produttori a fermentazione spontanea del Belgio. La mia trasferta in terra straniera non si è però limitata alla manifestazione organizzata da Horal: il sempre efficientissimo Ente del Turismo delle Fiandre ha creato per l’occasione un programma molto ricco, che ...

Viaggio nelle Fiandre: il Toer de Geuze

Come accennavo giovedì scorso, questo periodo per me è stato molto ricco in termini di viaggi birrari. A fine aprile sono stato a Düsseldorf e Colonia per scoprire le locali Altbier e Kölsch, mentre nel fine settimana appena concluso ho avuto l’onore di girare per le Fiandre, regione come sempre straordinaria. Grazie all’invito dell’Ente del ...

Il birrificio Manerba cerca un birraio

Il birrificio Manerba, con sede a Manerba del Garda (Brescia), cerca un birraio preferibilmente con età compresa tra 20-30 anni. E’ richiesta conoscenza base del mondo produzione birra, sanificazione e pulizia sala cotte, gestione fermentazioni. Viene richiesto: Disponibilità a partecipare a fiere ed eventi nazionali ed esteri. Cerchiamo flessibilità e disponibilità riguardo agli interventi richiesti e ...

Industria vs craft: la dura presa di posizione di Unionbirrai

Nonostante io sia appena arrivato in Belgio, non posso esimermi dall’aggiornare Cronache di Birra. Ritengo infatti molto importante il comunicato appena lanciato da Unionbirrai ai suoi iscritti, dove esprime un accorato appello all’unità nel settore. Nello specifico la nuova associazione di categoria invita i propri birrifici associati a non partecipare a eventi organizzati da marchi ...