La “Primavera della birra”

Ha guadagnato le pagine economiche di diversi quotidiani oggi lo studio "La birra piace sempre di più agli italiani", realizzato da Althesys per conto della Fondazione Moretti - costituita da Heiniken e Partesa - con titoli più o meno celebrativi in quanto alla situazione di salute del settore. Senza soffermarmi sulle letture a volte distorsive che alcuni miei colleghi hanno (ahimé) fatto di questi dati, sono andata a recuperarmi direttamente il testo del rapporto (datato peraltro 4 maggio: evidentemente ha suscitato l'attenzione sono in occasione della presentazione). Lasciamo da parte anche le dietrologie del tipo "l'ha commissionato Heineken": certo, lo so che l'ha commissionato Heineken, ma pur tenendone conto facciamo salva - almeno in questa sede - la buona fede dell'istituto che l'ha realizzato.Lo studio parte dalla media dei consumi pro capite registrata nel 2016: +1,6% rispetto al 2015, ossia 31,5 litri a testa. Bene l'incremento, certo, ma non tanto da giustificare toni entusiastici, dato che rimaniamo comuqnue tra i Paesi che consumano meno. Più marcata la crescita della produzione, +3,5% sul 2016, arrivando a 19 milioni di ettolitri. Non è esattamente una novità, però fa riflettere, il dato per cui le prime 10 aziende coprono l'86% del volume d'affari - stimato in 7,8 miliardi di euro totali; mentre i microbirrifici, pur cresciti esponenzialment, rimangono secondo questa ricerca al 2,1% della produzione totale. Bene l'occupazione del settore, con un +34% nel periodo 2010-2015: dato sicuramente molto influenzato da questa crescita.Dove va però questa birra? La ricerca ricorda che, per quanto l'export sia in crescita (+14% nel 2015, poco più di 2 milioni di ettolitri), il saldo commerciale è negativo - importiamo cioè più birra di quanta ne esportiamo - la birra estera conta per il 37,7% dei consumi (7 milioni di ettolitri): nemmeno questa una novità, direte voi. Il reposrt si spinge peraltro a dire che "quella che arriva dall'estero è spesso birra di qualità non eccelsa, ma molto concorrenziale dal punto di vista del prezzo finale" - allusione fin troppo scontata alla questione accise. Di qui la conclusione che "l'import continua ad essere il principale competitor per i produttori italiani".Davvero sono quindi le importazioni il "nemico"? Per la birra artigianale probabilmente meno: si tratta di un mercato che comunque ha un occhio di riguardo per i birrifici del territorio, e che per quanto vada a cercarsi l'ultima ipa di quel tal birrificio sperduto dell'Oregon tramitechissà quali canali, non disdegnerà la bottiglia del piccolo birrificio sotto casa - anzi, berra più spesso quella. Di più temono le industriali, più facilmente "intercambiabili" dal consumatore medio con alternative straniere più a buon mercato.In generale comunque, al di là degli sbandieramenti mediatici, mi pare di sentire la voce di uno dei miei cari prof di giornalismo: "Nooo! Nooo! Non - è - una - notizia!!!". Ossia: nessun cambiamento sostanziale sotto il sole, nonostante i segni più davanti alle percentuali. Insomma, la "primavera" di cui ha parlato l'ad di Heineken Italia Soren Hag, è sì e no ai primi germogli.

La “Primavera della birra”

Ha guadagnato le pagine economiche di diversi quotidiani oggi lo studio "La birra piace sempre di più agli italiani", realizzato da Althesys per conto della Fondazione Moretti - costituita da Heiniken e Partesa - con titoli più o meno celebrativi in quanto alla situazione di salute del settore. Senza soffermarmi sulle letture a volte distorsive che alcuni miei colleghi hanno (ahimé) fatto di questi dati, sono andata a recuperarmi direttamente il testo del rapporto (datato peraltro 4 maggio: evidentemente ha suscitato l'attenzione sono in occasione della presentazione). Lasciamo da parte anche le dietrologie del tipo "l'ha commissionato Heineken": certo, lo so che l'ha commissionato Heineken, ma pur tenendone conto facciamo salva - almeno in questa sede - la buona fede dell'istituto che l'ha realizzato.Lo studio parte dalla media dei consumi pro capite registrata nel 2016: +1,6% rispetto al 2015, ossia 31,5 litri a testa. Bene l'incremento, certo, ma non tanto da giustificare toni entusiastici, dato che rimaniamo comuqnue tra i Paesi che consumano meno. Più marcata la crescita della produzione, +3,5% sul 2016, arrivando a 19 milioni di ettolitri. Non è esattamente una novità, però fa riflettere, il dato per cui le prime 10 aziende coprono l'86% del volume d'affari - stimato in 7,8 miliardi di euro totali; mentre i microbirrifici, pur cresciti esponenzialment, rimangono secondo questa ricerca al 2,1% della produzione totale. Bene l'occupazione del settore, con un +34% nel periodo 2010-2015: dato sicuramente molto influenzato da questa crescita.Dove va però questa birra? La ricerca ricorda che, per quanto l'export sia in crescita (+14% nel 2015, poco più di 2 milioni di ettolitri), il saldo commerciale è negativo - importiamo cioè più birra di quanta ne esportiamo - la birra estera conta per il 37,7% dei consumi (7 milioni di ettolitri): nemmeno questa una novità, direte voi. Il reposrt si spinge peraltro a dire che "quella che arriva dall'estero è spesso birra di qualità non eccelsa, ma molto concorrenziale dal punto di vista del prezzo finale" - allusione fin troppo scontata alla questione accise. Di qui la conclusione che "l'import continua ad essere il principale competitor per i produttori italiani".Davvero sono quindi le importazioni il "nemico"? Per la birra artigianale probabilmente meno: si tratta di un mercato che comunque ha un occhio di riguardo per i birrifici del territorio, e che per quanto vada a cercarsi l'ultima ipa di quel tal birrificio sperduto dell'Oregon tramitechissà quali canali, non disdegnerà la bottiglia del piccolo birrificio sotto casa - anzi, berra più spesso quella. Di più temono le industriali, più facilmente "intercambiabili" dal consumatore medio con alternative straniere più a buon mercato.In generale comunque, al di là degli sbandieramenti mediatici, mi pare di sentire la voce di uno dei miei cari prof di giornalismo: "Nooo! Nooo! Non - è - una - notizia!!!". Ossia: nessun cambiamento sostanziale sotto il sole, nonostante i segni più davanti alle percentuali. Insomma, la "primavera" di cui ha parlato l'ad di Heineken Italia Soren Hag, è sì e no ai primi germogli.

Per la serie “duri a morire”, ecco sfatati alcuni falsi miti sulla birra

Uno dei temi più ricorrenti negli articoli dedicati alla birra artigianale è quello riguardante i falsi miti che aleggiano intorno alla nostra bevanda. Nonostante la birra sia uno dei prodotti alcolici più diffusi al mondo, esiste una generalizzata ignoranza nei suoi confronti che alimenta credenze errate e certezze infondate. Non è un caso che tanti ...

Yalkys cerca agenti in diverse zone d’Italia

Yalkys birra artigianale italiana cerca distributori ed agenti muniti di partita iva per le seguenti zone: Abruzzo, Marche, Umbria, Lazio, Toscana, Emilia e Romagna, Lombardia, Veneto, Trentino, Liguria e Piemonte. Chi fosse interessato ci può contattare al 347 0055934 o via mail a info@yalkys.com

Per un approccio multi-stile alla definizione delle birre

Come riportato dal sempre puntuale Brewing Bad, recentemente l’americana Brewers Association ha rinnovato il suo documento sugli stili birrari, denominato Beer Style Guidelines. Se il nome non vi suona nuovo è perché è identico a quello ben più famoso stilato dal BJCP, che spesso viene considerato punto di riferimento in materia. In realtà entrambi i documenti ...

Per una rivalutazione dei beershop e del loro ruolo nella scena birraria italiana

Come forse avrete letto, sabato scorso sono stato in provincia di Ascoli Piceno per l’inaugurazione del brewpub di Babylon, giovane birrificio partito decisamente col piede giusto. Ho avuto il piacere di condurre una degustazione di tre birre della casa, che d’accordo con Adriano Giulioni, uno dei soci, abbiamo impostato ripercorrendo la storia del movimento birrario ...

Un bicchiere a Gourmandia

Chi segue questo blog sa che sono ormai un habitué di Santa Lucia di Piave, per quanto per una fiera diversa da quella in questione; tanto più per questo non ho potuto non fare un giro a Gourmandia, fiera ideata e curata da Davide Paolini - noto per aver coniato il termine "gastronauta", oggi marchio registrato. La fiera dà spazio all'enogastronomia in senso lato, con forte presenza soprattutto di salumifici e caseifici - stand tra i quali mi sono oltremodo dilettata alla ricerca di potenziali e fantasiosi abbinamenti, data la notevole peculiarità dei prodotti presentati -; e non mancava anche qualche birrificio e beerfirm, che ho chiaramente approfittato per conoscere.Il primo che ho incontrato è stato in realtà un'azienda agricola, l'oleificio Roi di Badalucco (Im); che fa produrre presso il birrificio Nadir di Sanremo la Montefollia, una farmhouse ale con foglie d'olivo. Di farmhouse ale ammetto che mi è sembrata avere piuttosto poco: al naso ho sentito infatti predominare i tipici toni tra il fruttato e lo speziato del lievito belga uniti - in maniera equilibrata, devo dire - al profumo delle foglie d'olivo e a note più erbacee, ricordandomi piuttosto le classiche blonde ale belghe. Corpo snello e fresco, per chiudere su un amaro in cui ritorna la foglia d'ulivo, con una persistenza erbacea tutto sommato delicata ed equilibrata. Insomma: chiamiamola farmhouse ale nella misura in cui si vuole riferire alla tradizione belga di fare birra nelle fattorie con gli ingredienti "della casa", non nel senso in cui l'etichetta è oggi comunemente intesa (tecnicamente rientrano in questa definizione saison e bière de garde, ma oggi vengono spesso chiamate così anche una serie di fermentazioni spontanee e miste non sempre e necessariamente incasellabili in questi stili).Ho poi conosciuto Birra Follina, "emanazione" dell'azienda agricola Gregoletto nata nel 2014. Ho iniziato dalla saison Follinetta; in cui, a voler essere onesti, ho trovato un troppo robusta la presenza del lievito sia all'olfatto che in bocca, imponendosi sugli altri aromi e sapori di una birra di fatto in stile. Sono poi passata alla birra d'abbazia Sanavalle, anche questa dai notevoli aromi di frutta sotto spirito e spezie tipici del lievito e qualche sentore alcolico; e che nonostante la lunga persistenza dolce di orzo caramellato che in sé pregiudicherebbe la bevibilità (che del resto non è una prerogativa dello stile), ha in questo senso dalla sua un corpo relativamente esile e un grado alcolico altrettanto relativamente basso (6 gradi), che la rendono più "abbordabile" sotto questo profilo. Da ultima la tripel Giana, a mio avviso la meglio riuscita: aromi di caramello, toffee e nocciola, senza "sbavature" alla componente lievito, con un tocco di liquirizia nel finale che aiuta a non renderla stucchevole - rischio sempre latente nelle tripel.Infine mi sono fermata alla Malti & Bassi Brew Family, curioso nome dato al beerfirm di Achille Lombardo Pijola (in riferimento all'altezza sua e della moglie), che si è formato a Birra del Borgo ed ha un passato a Eataly di Roma e Bari. Ho iniziato con la mild ale - stile poco noto, ma "progenitore" delle porter e stout - Bocca di Rosa (ogni birra porta il nome di una canzone): un delicato aroma di caramello e di tostato, lievissima luppolatura ai limiti del percettibile di magnum e cascade, corpo snello e beverino per una chiusura dolce ma non stucchevole né troppo persistente. Per gli amanti del luppolo invece la Wonderwall, una apa che al corpo morbido di avena e frumento unisce la luppolatura continua per 60 minuti di simcoe, cascade, columbus e amarillo: la componente di frutta tropicale, agrumi e resine risulta così intensa non solo all'aroma ma anche al palato, dove si amalgama senza spigolosità con i sapori del cereale che ricordano quasi il pane fresco. La chiusura rimane comunque di un amaro elegante e delicato, senza "stacchi" rispetto al resto del corpo né persistenze troppo intense. Una birra del tutto peculiare all'interno del genere - spesso accusato di essere ormai inflazionato e sovraffollato di birre piuttosto anonime -, e ben costruita nell'equilibrio complessivo.Naturalmente ci sarebbe molto altro da dire sulle conoscenze fatte a Gourmandia, ma mi fermo qui; vi aspetto presto su queste pagine per le notizie riguardo alle numerose manifestazioni e visite birrarie di questi ultimi giorni...