Il birrificio Haandbryggeriet (Norvegia) cerca un birraio

Wanted! Brewer & Brewery Production employee. About the Brewery Haandbryggeriet is a Norwegian small-scale brewery in Drammen, an old working-class city situated around the Drammen River. Haandbryggeriet was founded in 2005, by 4 friends and homebrewers. In 2016 two of the original co-founders/owners retired, leading to a new owner-constellation, with amongst others, craft-breweries like Austmann and ...

Sono finiti i tempi del mercante in fiera?

In pressoché tutti gli ultimi eventi a cui ho partecipato - intendendo per "ultimi" quelli degli ultimi sei mesi - ho notato un "filo rosso" costante nelle mie chiacchiere con i birrai. Molti mi hanno infatti riferito di aver visto - con poche, lodevoli eccezioni - un notevole calo di affluenza per quanto riguarda fiere, feste ed eventi; che, sempre pressoché all'unanimità, sono diventati troppi, arrivando a "stancare" gli acquirenti. Anche il binomio birra/cibo, per quanto offra risultati migliori, non pare più garantire il successo. Il tutto a fronte di una produzione che però aumenta o quantomeno non cala, tanto che diversi birrifici stanno investendo per crescere: se la matematica non è un'opinione, quindi, l'interesse per il prodotto birra artigianale rimane, ma viene venduta attraverso altri canali. La maniera con cui la si propone al pubblico è quindi da rivedere perché ha fatto il suo tempo? Anche questa è un'opinione diffusa, ma queste strade alternative non paiono ancora ben chiare: le proposte davvero "diverse" sono poche, né si è ben capito quali possano essere (se non in casi specifici e molto "mirati", di cui è classico esempio l'Arrogant Sour Festival - nella foto - o altri eventi dalla fisionomia e destinatari ben delineati). Dopo l'ennesima osservazione di questo tipo, ho quindi deciso che era giunto il momento di fare un'indagine al largo tra i birrai: tutti concordano su questo ragionamento? Il proliferare di feste e di nuovi birrifici pone come strada obbligata quella della vendita diretta a livello locale, dove è più facile ricavarsi il proprio "zoccolo duro", o all'altro estremo di varcare i confini per andare oltre un mercato italiano inflazionato? A conferma del fatto che il tema è molto sentito non solo sono stati in molti a rispondermi, ma tutti l'hanno fatto in maniera molto articolata; per cui chiedo scusa se dovrò riassumere i riscontri ricevuti.Da un lato, il fatto che la birra artigianale sia, come molti avevano auspicato, uscita dalla nicchia di appassionati e diffusa su scala più ampia, secondo alcuni ha paradossalmente tolto parte del senso a queste manifestazioni. "Se adesso molti ristoranti e bar hanno una loro carta delle birre di tutto rispetto, perché devo pagare per entrare ad una manifestazione delle birre artigianali? - si chiede Carlo Antonio Venier, di Villa Chazil (in questa simpatica foto che ho ritrovato in archivio....fidatevi sulla parola che è lui, anche se la faccia non si vede) -. Personalmente vedo uno sviluppo futuro di un mercato molto legato al territorio con pochissime manifestazioni specifiche per chi vuole provare birre che è difficile trovare altrimenti". Anche Alessandro Giuman (sulla sinistra), del Birrificio del Doge, traccia un quadro simile: "In quanto a feste e fiere siamo al picco storico - sostiene -, probabilmente ci sarà un taglio degli eventi nei prossimi anni. Da parte di noi birrifici ci sarà un minor interesse di partecipazione, continueranno con interesse i beer firm e i piccoli birrifici per farsi conoscere. Ma siamo sicuri ci sia guadagno? Chi ti acquista con regolarità è il locale, il pubblican, è lui che ti propone e ti da costanza. Per il 2017 la mia scelta l’ho presa: solo eventi di qualità, di importanza o che ho già frequentato e che ritengo validi. Una decina in un anno, mentre quest’anno gli inviti sono stati più di 50. E poi abbiamo come obiettivo sviluppare l'export, avendo già coperto tutto il territorio nazionale".Più "moderati", ma sostanzialmente sula stessa linea, i ragazzi del Birrificio Conense, che parlano sia di eventi ben riusciti che di altri in cui si è battuto la fiacca: "La partecipazione ad un evento ha un rischio intrinseco che bisogna accettare - ammettono - così come bisogna saper ragionare sullo stand e su come ci si presenta per avree un buon riscontro. Non crediamo sia solo un problema di promozione, o di accostare alla birra il cibo e l'intrattenimento che pure va benissimo: se la gente manca perché non c'è più interesse per il format, è molto meglio per noi partecipare ad una sagra o ad una manifestazione locale dove c'è sicuramente gente e magari a vendere birra sei l'unico o hai poca concorrenza. Non sapremmo cosa si potrebbe "cambiare". Certamente la birra artigianale ora è più capillare e gli eventi sono di più, ne consegue che è più difficile smuovere molte persone. Per l'export, invece, troviamo sia difficile essere competitivi"."Condividiamo appieno: l'interesse per il prodotto birra artigianale rimane, ma la maniera con cui la si propone al pubblico è da rivedere perché sembra aver fatto il suo tempo - mi scrivono da St. John's Bier - Ormai il mercato è saturo di fiere, feste ed eventi, e per noi è impossibile fare quantomeno una cernita e decidere a quali eventualmente aderire... perchè spesso questi eventi si trasformano in sagrette da "tarallucci e vino", pardon... birra! Sicuramente bisognerebbe puntare su 2 o 3 eventi l'anno ben strutturati e con proposte diverse da solito stand adibito alla vendita, altrimenti davvero ci si riduce alla vendita diretta a livello locale o alla ricerca di un mercato estero. I birrifici sono tanti, moltissime le beer firm, ma anche il pubblico è ormai vasto il problema rimane davvero come farsi conoscere e riconoscere".Una linea simile a quella espressa da Andrea Marchi (qui sulla sinistrainsieme al socio Costantino e al publican del Mastro Birraio di Trieste, Daniele Stepancich) di Antica Contea: "Abbiamo deciso di fare alcuni eventi importanti, poi tutte cose piccole - scrive -, sia per poter far fronte alla produzione, sia perché tante fiere chiedono quote di partecipazione importanti. Quindi abbiamo deciso di fare eventi generalisti che permettono di "prendere" una clientela non esperta. L'anno prossimo con l'aumento della produzione aumenteremo anche gli eventi, ma scegliendo con attenzione e privilegiando quelli su invito". Da Federica e Felice del Birrificio Cittavecchia, che arrivano dal settore vinicolo, giunge una visione che si allarga proprio a questo: "Quello che si sta prospettando per la birra è esattamente ciò che è accaduto col vino. La disaffezione del pubblico verso gli eventi non è mancato interesse, ma appunto frutto del proliferare degli eventi che diluisce le persone interessate in una miriade di occasioni, tanto da far perdere di valore anche quelle manifestazioni che meriterebbero più di altre. In molti eventi nati per promuovere il vino si stanno creando degli spazi dove proporre la birra artigianale: questo la dice lunga su un presunto calo di interesse o disaffezione. Ma effettivamente ci vuole novità, ogni evento dovrebbe caratterizzarsi in modo diverso dall’altro e periodicamente aggiornarsi nella proposta. Consideriamo anche il fattore copia-incolla: un’agenzia crea un evento, un birrificio inventa un modo di proporsi, e subito dopo ne nascono dei cloni. Col rischio di vanificare anche il progetto originale". La via, secondo loro, "resta quella del ritorno alle origini, ovvero concentrarsi sulla qualità e catturare il cliente per la costanza del prodotto o della proposta di valore (reale e percepito). Gli eventi si dovranno caratterizzare anche per i nomi, non solo per i numeri. E non solo quelli che conviene avere perché sono dei nomi importanti, ma anche quelli che è bello avere perché hanno una qualità sopra la media. Forse un evento ben fatto è quello che cerca tra i piccoli, a livello locale, aiutando le piccole realtà ad emergere, garantendo fiches di ingresso a misura di piccola impresa e selezionando chi aderisce". Da ultimo, le ampie prospettive: "A livello locale ognuno certo può lavorare, ma nel mondo della globalizzazione è impensabile restare ancorati al proprio orticello. Puoi essere molto presente localmente e fare il possibile affinché la fama locale abbia eco altrove, ma laddove il mercato è piccolo anche solo un concorrente in più ti farebbe le scarpe. Quindi è importante sviluppare quella capacità commerciale di tipo imprenditoriale che porta l’azienda a confrontarsi con mercati più ampi, essere presenti in posti ed eventi diversi, non necessariamente legati al tuo settore o creare occasioni per fidelizzare nuovi clienti".Insomma, le idee consolidate paiono essere: poche manifestazioni ma di qualità, che sappiano innovarsi e rinnovarsi per quanto non sia ancora ben chiaro il come; e soprattutto che consentano di coordinarsi con altre vie di promozione, come la presenza nei locali e l'export.Ringrazio tutti i birrai che mi hanno dato la loro opinione, comprese le impressioni datemi a voce da Erica e Riccardo del Benaco 70 - tra quelli, peraltro, che si stanno affacciando all'export e che proprio in quanto a fiere sono sbarcati nei Paesi Bassi - e da Davide Perrinella, collaboratore del Birrificio Della Granda - sostenitore del fatto che il problema non è economico, perché chi entra ad un evento è anche disposto a spendere, ma far entrare la gente all'evento: e qui ci ricolleghiamo alla questione precedente dell'interesse che va calando.

All’assalto delle spine di Borderline

Ok, pessima traduzione - per quanto ironica - di "Borderline tap takeover": che era il titolo della serata organizzata al Monsieur D. di Spilimbergo sabato scorso, quando sono state messe alla spina sette birre del birrificio Borderline di Buttrio. In rappresentanza del birrificio c'era Marco che, dopo l'accoglienza come sempre calorosa da parte di Paola e Cristiano, mi ha illustrato le creazioni prescelte.Siamo partiti con la Golden Ale (sulla destra, naturalmente), brassata con il malto dell'orzo coltivato a Villa Chazil: luppolatura morbida e delicata su toni floreali, corpo apparentemente scarico ma che rivela in un secondo momento sapori di cereale e di miele millefiori, prima di chiudere con un amaro appena percettibile e poco persistente. Quai "inusuale" per un birrificio come Borderline, avvezzo a giocare ben più duro sopprattutto sul fronte dei luppoli, ma personalmente ho apprezzato la sobrietà e l'armonia di questa birra. Ben più riconoscibile come "figlia" di questo birrificio è invece la Pale Ale, dalla classica luppolatura americana intensa - in cui, tra l'agrumato, il resinoso e la frutta tropicale, ho sentito spiccare soprattutto il mango - e che al corpo scarico fa seguire un amaro citrico abbastanza deciso sul finale. Non è comunque una birra che "stroppia", per cui rimane gradevole ed accessibile anche per chi è un po' allergico alle luppolature sopra le righe - sia in aroma che in amaro.In terza battuta è arrivata la Ginger Ale (sulla destra), una golden ale con zenzero e lime: sia l'agrume che la spezia sono delicati ma ben riconoscibili all'aroma, e si amalgamano piacevolmente con i toni fruttati del luppolo Eldorado; e dopo il corpo esile rimane la nota finale di zenzero, sempre tenue per coerenza. Una birra di cui ho apprezzato l'equilibrio tra le tre polarità dell'agrume, della spezia e del luppolo. Di tutt'altro genere la Ipa successiva, alla quale faccio tanto di cappello (letteralmente) per la schiuma persistente come poche: luppolatura di un agrumato intensissimo (simcoe, citra e equinox i luppoli utilizzati) in cui si notano bene però anche i profumi tra il tostato e la frutta secca del malto; e dopo un corpo che appare più scarico di quanto non sia data l'intensità degli aromi che l'hanno preceduto, arriva al retorogusto una sferzata di amaro di quelle per gli amanti dei toni forti. Personalmente l'ho trovata un po' squilibrata su quest'ultimo fronte, ma la pongo come un'opinione personale dato che nello stile e nell'insieme un finale del genere non può essere definito tout court fuori luogo.Quinta birra è stata la American Session Brown Ale (sulla sinistra), anche questa in "stile Borderline" con la generosa luppolatura di centennial, simcoe e mosaic, ma con allo stesso tempo evidenti note di cereale già all'olfatto - tra la frutta secca e il pane tostato, che permangono anche nel corpo leggero ma non evanescente. Anche la chiusura è di un amaro morbido, non troppo netto, che contrasta sì ma non sovrasta i sapori che l'hanno preceduto. "Pezzo da novanta" invece la Cream Peated Stout, una stout dalle intense note torbate già all'olfatto, che nel corpo ben robusto e pastoso si sposano con l'orzo arrostito per una birra degna dei palati forti: soprattutto perché rimane molto ben peristente, e sia in bocca che al retrolfatto. Da riconoscere c'è il fatto che per quanto intensa non appare "spigolosa", ma mantiene una certa rotondità nonostante sapori così forti.Da ultimo la Red Ale, che già avevo provato la sera prima allo Yardie in una versione diversa: questa infatti era passata da una botte di whisky del 2000. Per amor d'onestà, devo dire che avevo apprezzato di più quella della sera prima: nella seconda ho infatti percepito aromi meno intensi - anche se con il salire della temperatura qualcosa in più è arrivato, soprattutto in quanto a profumi torbati e di legno, oltre al caramello - e di conseguenza ho trovato che anche il corpo beneficiasse di meno della rosa di profumi per guadagnare in vigore. C'è da dire però che forse non l'ho degustata nella migliore delle condizioni, avendola bevuta dopo una birra dai sapori forti come la torbata ed essendo ormai la settima - c'è chi dice che dalla quinta in poi hanno tutte lo stesso sapore. E no, lo giuro, non ero ubriaca, chi c'era m'è testimone.Chiudo rinnovando il ringraziamento a Mauro, Paola e Cristiano, sia per l'accoglienza che per la professionalità nel servizio.

La nuova disciplina delle accise non è mai stata così vicina

Come forse saprete, a inizio anno la birra artigianale è stata riconosciuta dalla legge italiana con l’approvazione della sua definizione ufficiale. Il lungo iter che ha portato a questa svolta nel panorama nazionale era in realtà partito per altre ragioni: non tanto stabilire cos’è la birra artigianale, ma per imporre una nuova disciplina delle accise che, ...

Una serata allo Yardie, parte seconda

Ieri sera si è tenuta alla Yardie di Pradamano la seconda edizione della Festa della birra artigianale e locale, a cui con piacere avevo partecipato lo scorso luglio (chi non se la ricordasse, clicchi qui); e con piacere sono tornata, mossa dalla curiosità di provare alcune novità che erano state preannunciate.Nel corso di una piacevole chiacchierata con Antonio, mastro birraio di Villa Chazil, ho assaggiato la loro nuova blonde ale alla canapa (coltivata a Pantianicco, a conferma della volontà di usare prodotti locali in quanto agribirrificio) battezzata Code Buie - "Coda buia" in friulano, nome con cui si indica la tromba d'aria. In primo luogo c'è da dire che fare una birra alla canapa è stata in qualche misura una scelta coraggiosa, perché in Friuli quando dici canapa dici Zahre: e andare a confrontarsi con una delle "pietre miliari" in Regione, che da più di quindici anni fa questa birra con successo, chiaramente presentava una buona dose di rischio. E in questo senso ha fatto onore ad Antonio e collaboratori il fatto di non aver voluto fare un'imitazione, anzi: la Code Buie, detta senza mezzi termini, della Canapa di Zhare non è manco parente, rendendo riconoscibile il tocco di Villa Chazil. Innanzitutto stiamo parlando di una ale, mentre l'altra è una lager: partiamo quindi da due basi diverse, che rendono difficile nonché improprio fare confronti - ma a me è comunque venuto spontaneo farli, e mi perdoneranno i birrai. Se nella birra di Zahre la canapa è più delicata, tanto da apparire a livello di aroma un complemento della luppolatura, nella Code Buie è molto più intensa tanto da costituire da sé la caratterizzazione portante; e la fa da padrona anche nel corpo scarico e dolce, con note tra l'erbaceo, il miele e il sambuco (sì, a me ha ricordato quello). La chiusura è leggera e quasi evanescente, quasi assente l'amaro: e questo è stato infatti l'appunto che ho fatto ad Antonio, e su cui lui ha concordato - annunciando per le cotte future una maggior dose di luppolo in amaro. Sono anche altre le novità che si preannunciano a Villa Chazil: è infatti in arrivo la birra con il loro luppolo fresco, che attendo con ansia di assaggiare, nonché la macchina per la raccolta del luppolo.Ho poi provato l'ultima nata di casa Galassia, la belgian stout Maan ("Luna" in fiammigo, proseguendo la tradizione di dare nomi di astri alle loro birre). La definizione "belgian stout" viene dall'utilizzo di lievito belga; ma, al di là di questo, la si direbbe la classica "imperial stout bella tosta", con intensissimi aromi liquorosi di liquirizia e caffè; che proseguono nel corpo ben robusto, in cui spiccano anche le fave di cacao prima di una chiusura inusualmente amara secca per lo stile. E qui Davide mi ha spiegato dove sta il trucco, che è appunto l'utilizzo del lievito belga: che a suo dire attenua il 20% in più di quelli usati generalmente per le stout, consentendo di andarci con mano più pesante sul corpo per avere una birra ancor più ricca in quanto ad aromi e sapori senza ottenere quello che lui ha definito "un budino". Per gli amanti del genere la annovererei tra le birre da provare almeno una volta, pur con parsimonia dati i quasi 10 gradi alcolici.Da ultimo ho assaggiato la Red Ale di Borderline, nella versione barricata in botti di whisky dell'87. Trattasi di una ale di 5,6 gradi, rimasta in botte poco meno di tre mesi; ma risaltano comunque bene al naso i profumi di legno e di whisky, con una lieve nota torbata e di uvetta, in un insieme morbido e armonico. Il corpo, pur essendo relativamente scarico (personalmente, dopo un aroma di quel genere, me lo sarei aspettato più robusto) data anche la bassa gradazione, appare comunque più alcolico di quanto non sia date le note liquorose e di frutta sotto spirito; e va poi a chiudere in maniera tenue, senza le note alcoliche finali che caratterizzano altre barricate di questa impronta. Per chi ama tutti gli stili che bene o male abbiano a che fare col whisky e con le botti - dai barley wine in giù -, ma vorrebbe tanto poterne bere in quantità più generosa senza trovarsi la gola riarsa (e la patente ritirata all'uscita dal locale).Una menzione, infine, anche per gli altri birrifici presenti - Antica Contea, Pighi Craft Beer, Campestre, The Lure, Zanna Beer, Foglie d'Erba e Garlatti Costa, in ordine rigorosamente casuale); e per il locale, che anche questa volta ha saputo organizzare una piacevole serata.

Prossimi eventi a novembre: IBF Pub Edition, Le Bire de Nadal e BeerCatania

Il periodo in corso è probabilmente il più povero in termini di eventi birrari, perché cade esattamente tra due momenti di grande fermento: quello rappresentato dalla stagione calda e quello delle vacanze natalizie, in cui – a differenza di quello che si potrebbe pensare – l’attenzione per la birra torna su livelli importanti. Quindi nella ...

Straordinaria Italia allo European Beer Star: 10 ori, 5 argenti e 2 bronzi

Nei mesi scorsi avevamo documentato una certa difficoltà dei birrifici italiani nei concorsi internazionali, con risultati che erano apparsi sotto le aspettative dopo anni di crescita costante. Fortunatamente da Norimberga arriva una netta inversione di tendenza, grazie alla migliore prestazione di sempre dei nostri produttori in uno dei contest più autorevoli in assoluto: lo European ...

Donald Trump: la birra nella campagna elettorale e nel futuro del nuovo Presidente

La notizia dell’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America ha lasciato sgomenta l’opinione pubblica internazionale. L’ascesa del candidato repubblicano è vista nella migliore delle ipotesi come un’incognita di difficile comprensione, nella peggiore come l’annuncio di un cataclisma che sconquasserà la vita e le abitudini non solo del popolo americano, ma di tutto ...

Azienda agricola grossetana cerca birraio

Azienda Agricola Grossetana cerca birraio – addetto alla produzione e vendita. Età: 25-40 anni. Residenza: centro Italia (possibilità alloggio) Esperienza: 1-5 anni di esperienza comprovata, in tutto il processo di produzione della birra dalle materie prime alla gestione della fermentazione. Necessaria capacità analisi per la cantina, attività di marketing, gestione del cliente e buona padronanza ...

Nuovi birrifici italiani: Ca’ del Brado, Miamal, Birra Pasqui e Godog

Di base le configurazioni che può assumere un’azienda brassicola sono tre: birrificio classico, brewpub o beer firm (con varie sfumature). Raramente si affacciano sul mercato esperienze differenti da queste fattispecie, ma non è escluso: un esempio ci arriva dalla prima novità che presentiamo oggi nell’aggiornamento sui nuovi birrifici italiani. Ca’ del Brado si autodefinisce “cantina brassicola” ...