Nuovi birrifici italiani: Ca’ del Brado, Miamal, Birra Pasqui e Godog

Di base le configurazioni che può assumere un’azienda brassicola sono tre: birrificio classico, brewpub o beer firm (con varie sfumature). Raramente si affacciano sul mercato esperienze differenti da queste fattispecie, ma non è escluso: un esempio ci arriva dalla prima novità che presentiamo oggi nell’aggiornamento sui nuovi birrifici italiani. Ca’ del Brado si autodefinisce “cantina brassicola” ...

Gli homebrewers sono una massa di nerd sfigati

Fare birra in casa non è l’hobby più trendy del mondo. In molti sono convinti che gli homebrewer siano dei nerd, dei tecnici del fai da te, e che di birra ne capiscano molto poco. In effetti, pensandoci bene, i maggiori esponenti del movimento di beer lovers italiani non producono birra in casa. Esiste quasi ...

Mastro Birraio a Pordenone, secondo weekend: le altre novità

Il mio secondo fine settimana in Fiera è iniziato con una visita dai ragazzi di Chianti Brew Fighters, birrificio - come dice il nome stesso - della zona del Chianti, aperto da quattro mesi. Quattro come le birre che hanno portato - insieme ad una ventata di simpatia, bisogna riconoscerlo - e che, nella loro volontà di "mettere la toscanità" anche nelle loro birre, hanno stampato una citazione dalla Divina Commedia su tutte le etichette: basti dire che la loro stout, e quindi "oscura", è stata battezzata Selva. Ho iniziato dalla Serpe, una California Common, stile non molto battuto dai microbirrifici - che ha la particolarità di utilizzare un lievito da bassa fermentazione a temperature elevate: profumo di mou in cui è ben percepibile anche il lievito - forse un po' troppo per i miei gusti in realtà, ma non a livelli esagerati - , corpo pieno sempre su questi toni, seguito da un finale più secco di quanto ci si sarebbe potuti aspettare. E infatti la buona attenuazione per amor di bevibilità - oltre che la carbonatazione sobria - è uno dei capisaldi dei Chianti Brew Fighters: anche nel caso della Bestemmia, una belgian strong ale da otto gradi a cui se ne darebbero sì e no la metà, con profumi tra la crosta di pane, il fruttato e lo speziato da lievito come d'ordinanza, per un corpo in cui i toni dolci di caramello e frutta secca rimangono comunque moderati prima di un finale secco e pulito per lo stile. A colpirmi è stata però più di tutto la Selva, una stout che - mi avevano avvisato - "non è per niente dolce, abbiamo voluto farla così": nonostante il corpo non eccessivamente robusto, in un secondo momento arrivano in bocca intensissime note tostate tra il caffè, la liquirizia e i semi di cacao "puri", che già all'aroma si erano fatti sentire, ma solo verso la chiusura - e nella buona persistenza, nonché al retrolfatto - esprimono tutta la loro forza pur mantenendo l'equilibrio. Amanti del caffè rigorosamente senza zucchero e del cioccolato rigorosamente fondente nero, fatevi avanti. Scherzi a parte, i ragazzi del Chianti mi hanno dato l'impressione di essere sì ai primi passi ma di aver posto buone basi per una futura crescita, anche perché - eccezione forse per la California Common - hanno saputo lavorare su stili sì classici e consolidati, ma dando la loro interpretazione senza pasticciarla: dote non sempre scontata in chi ha appunto iniziato da poco. Nei loro progetti per il futuro, venendo da una terra di vino "a cui però vogliamo proporre anche la birra", manco a dirlo c'è una Grape Ale: che a questo punto attendo con fiducia.Sono poi passata da Della Granda, per il quale non basterebbero tre post dato che il parco birre che mi ha tirato fuori il buon Luca era di quelli da far impallidire. Mi limito quindi a citarne un paio, nella fattispecie la Lips - una gose semplice e delicata (stile originario di Lipsia, da cui il nome), accessibile anche a chi si accosta a questo genere per la prima volta, e che si è aggiudicata il titolo di miglior gose italiana ai World Beer Awards - e la Alchemy, una Grape Ale con Moscato: man mano che si scalda emergono sempre più evidenti e intensi i profumi caldi e dolci del vino, ma al palato i sapori dati dal mosto fanno più da sfondo e accompagnamento al vigoroso corpo maltato che da protagonisti: insomma, rimane una birra, in un equilibrio tra le due componenti - malto e mosto - che personalmente ho apprezzato; così come è apprezzabile l'attenuazione relativamente buona per una birra di questo genere, tanto che i nove gradi non si sentono affatto. Luca ha anche preannunciato un'altra novità barricata, per cui non resta che attendere con ansia.Sosta successiva è stata al Santjago dove ho provato la nuova Doré Royal, una red ale aromatizzata al coriandolo: personalmente ho trovato che, sia all'aroma che poi in particolare nel retrogusto e retrolfatto, la spezia fosse un po' troppo intensa tanto da arrivare a cozzare - mentre al palato, nella parte centrale della bevuta, tende più ad amalgamarsi con la dolcezza caramellata del malto; opinione che, naturalmente, potrebbe non essere condivisa dagli amanti del coriandolo. Da Barbanera ho invece trovato la Ora d'Ora, una apa dagli aromi delicati tra il fruttato e l'agrumato come da manuale, e dal corpo più scarico e finale più evanescente rispetto ad altre dello stile: caratteristica che mi è stata presentata come voluta, nell'intento di garantire maggior bevibilità - anche se personalmente avrei gradito magari un po' più di vigore, giocando su altri fattori per "pulire" la chiusura. Comunque fresca e dissetante, su questo non c'è dubbio.Da ultimo - ma non per importanza - Rattabrew, dove mi sono lanciata in una curiosa degustazione all'incontrario: perché - complici le chiacchiere con Chiara, che ringrazio - tutto è iniziato volendo assaggiare la birra natalizia e quindi la più forte, ma poi le novità erano anche altre e quindi "come non approfittarne". La DeNadae, infatti, è ciò che in maniera un po' triviale si potrebbe definire "tanta roba": una base di dark ale con miele di acacia e millefiori, maturata in botti di whisky del 73. E all'aroma infatti escono in tutta la loro forza le note liquorose e di legno, con una lieve ossidazione di fondo; mentre in bocca arrivano i toni dolci di whisky e quasi di vaniglia, complice il miele, prima di un finale liquoroso e ben persistente. Per palati forti, ma che può dare grandi soddisfazioni agli amanti del genere. A seguire c'è stata la Imperatrice, una una Imperial Ipa equilibrata e secca, che sotto i profumi agrumati e resinosi cela un corpo beverino che maschera bene i suoi 8 gradi; e infine - eresia! - la nuova versione della Jesse White, una Belgian Wheat con pepe rosa macinato, in cui la spezia non risulta invasiva grazie all'armonizzazione con la scorza d'arancia e il coriandolo.E qui mi fermo, almeno per ora: da Pordenone mi è infatti rimasta "in eredità" qualche bottiglia da provare...per cui rimanete sintonizzati!

Mastro Birraio a Pordenone, secondo weekend: le prime novità

Data la grande mole di novità presenti - almeno per me - in questo secondo weekend di Mastro Birraio a Pordenone, già da ora inizio a fare il mio resoconto. La serata di ieri è infatti iniziata con una nuova conoscenza, la Brasseria della Fonte di Pienza, che ha aperto lo scorso giugno con birrificio, negozio e tap room. Samuele mi ha guidata in una panoramica sulle sue birre: alle fisse di linea più classica - una apa, una ale rossa, una porter e una scotch ale - si aggiungono altrettante stagionali. Quella disponibile ora è la Freshoops, una ipa brassata con i luppoli provenienti dal luppoleto della casa - 430 piante - e messi già nel mash, come mi ha spiegato Samuele, perché rilascino le loro resine a temperatura più bassa rispetto alla bollitura. Il risultato è una birra leggera, delicata e fresca, in cui la luppolatura "importante" ma morbida dai toni tra il resinoso e il fruttato viene supportata, man mano che la temperatura sale, dal cereale biscottato (nella ricetta c'è anche malto Vienna) nel corpo. Il finale è di un amaro secco e non invasivo, ma ben persistente, che lascia la bocca ben pulita. Un birrificio giovane, insomma, ma di buone promesse.Altra nuova conoscenza è stato il birrificio Campi Flegrei, della zona di Napoli, aperto nel 2015. Un birrificio che tiene al legame col territorio sia perché usa malti italiani (provenienti da una coltivazione in provincia di Piacenza), sia perché nelle birre mette prodotti locali: come il miele di agrumi di un apicultore della zona nella ale rossa Rame 15, e i limoni del giardino del birraio nella apa Oro 15. Ho assaggiato appunto quest'ultima: a cui va riconosciuto il merito di amalgamare con eleganza l'agrumato dei luppoli a quello del limone, così che il secondo non sovrasta ma accompagna il primo.Tra le nuove aperture di quest'anno c'è poi il Forgotten Beer di Salgareda, beerfirm che si appoggia a Sognandobirra: e che proprio con Sognandobirra ha elaborato alcune ricette in collaborazione. Raffaele me ne ha però presentata una di "totalmente" sua, la apa Coboldo: alla luppolatura all'americana d'ordinanza, delicata come si conviene ad una apa, fa da contrappunto una dolcezza abbastanza spiccata, quasi mielosa, nel corpo: forse un po' eccessiva, a mio modo di vedere, per quanto non sgradevole né stucchevole - rimane infatti una birra fresca e facile a bersi. Da tempo aspettavo poi di assaggiare la nuova nata di casa Jeb, la apa Never Say Never: perché Chiara aveva detto che una apa non l'avrebbe mai fatta, ma mai dire mai. Si tratta di una apa in stile, "da manuale", semplice e pulita: però devo dire, come in effetti ho confidato anche a Chiara, che qui non riconosco - probabilmente perché si tratta di uno stile non del tutto nelle sue corde, e quindi ha preferito evitare di lanciarsi in magari improbabili personalizzazioni - la sua mano. Il che non va a sminuire la qualità della birra, anzi: meglio una birra fatta bene senza volerci mettere del proprio, che una personalizzata ma pasticciata perché ci si è mossi su un terreno con cui non si ha la giusta sintonia e confidenza. Una semplice constatazione dunque, che pongo come tale.Ho poi ritrovato gli amici di Baracca Beer, che portavano due novità: la Pumpkin Ale con zucca violino, cannella, chiodi di garofano e noce moscata e la Glerale, una Iga con uva Glera. Nella prima la dolcezza della zucca risulta equilibrata anche perché bilanciata dalla speziatura importante, a cui si aggiungono i sentori pepati del lievito: amanti della cannella e della noce moscata fatevi avanti, perché qui c'è materiale per voi. Della Glerale è interessante sopratttto osservare l'evoluzione con la temperatura: se all'inizio è emerso soprattutto il profumo del lievito belga, man mano arrivano anche il fruttato dell'uva e le note di miele, sia all'olfatto che all'interno di un corpo ben robusto. Da segnalare anche i cioccolatini alla strong ale Extasy, opera della Bottega del Dolce - che già si è cimentata con successo in ricette analoghe con la Winternest di Luckybrews.Si sapeva poi che in quanto ad ipa la fantasia si sbizzarrisce, ma la "High Temperature Ipa" mi mancava: lacuna che ho colmato con la TropikAle di Legnone, fatta fermentare a temperatura particolarmente elevata e infustata in isobarica, che si distingue - come il nome stesso fa intuire - per i profumi di frutta tropicale particolarmente intensi sottolineati (così mi ha spiegato Giulio) da questo particolare metodo di lavorazione - e complice anche il luppolo Mosaic in dry hopping. Pericolosamente beverina, dato che il corpo - pur carico il giusto, per sostenere una luppolatura così importante - tende ad apparire più esile di quello che è, e il finale agrumato pulisce bene la bocca.Ho ritrovato infine gli amici di Calibro22, che mi hanno presentato la loro nuova West Coast Ipa One Shot e la Scottish Ale. La prima è una ipa in stile, senza particolari fronzoli, e dal corpo parecchio scarico nonostante i 6,5 gradi alcolici; la seconda è assai peculiare all'interno del genere posto che, come il biraio stesso ha riconosciuto in risposta alle mie osservazioni, ai classici toni caramellati e di whisky dello stile si accompagna un corpo scarico e un finale ben secco e attenuato: che sicuramente incoraggia a berla, ma risulta forse eccessivo per una Scottish Ale.Ultima nota per un birrificio che certo non ha bisogno di presentazioni, il Birrificio Italiano: ho infatti particolarmente apprezzato la loro weizen scura VuDù, che ai caratteristici aromi di banana amalgama in maniera soprendentemente armoniosa quelli tostati e di toffee.Stasera si ricomincia, rimanete sintonizzati...

Anthony Bourdain, AB Inbev e le ingiustificate critiche alla birra craft

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Nuove birre da Eastside, Gambolò, Birrificio della Granda e altri

La panoramica di oggi sulle nuove birre italiane risulta in parte influenzata dal recente passaggio in calendario di Halloween, festa ormai pienamente acquisita anche in Europa e che rappresenta un valido strumento di marketing per i microbirrifici. Non è un caso che in questo periodo compaiano diverse Pumpkin Ale, come l’inedita Sinister Noise di Eastside ...

Terremoto in Centro Italia: pessime notizie da Birra Nursia e MC-77

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Luca cerca socio per apertura microbirrificio in provincia di Cremona

Cerco socio per apertura microbirrificio con annessa sala pub in provincia di Cremona. Il locale è situato in zona centrale ad alta visibilità. L’aspirante socio dovrà prevalentemente occuparsi della gestione e sviluppo del pub e quindi essere in possesso di una referenziata esperienza maturata presso esercizi pubblici. Dovrà inoltre essere fortemente motivato ad intraprendere ed ...

Analisi sensoriale vs degustazione: le verità supposte

C’è stato un momento, qualche anno fa, in cui i concetti di degustazione e valutazione che stavo apprendendo hanno iniziato a stridere con la mia idea di realtà. Una realtà che percepivo, quindi vera in quanto vissuta in prima persona, ma talvolta lontana da quella che mi si voleva propinare. Perché il mio percepito era così diverso? Avrei dovuto far ...