Italia in ripresa al Brussels Beer Challenge: 21 riconoscimenti tra cui 4 ori

Ormai i concorsi internazionali dedicati alla birra sono molteplici, tanto che è sempre più difficile orientarsi tra iniziative degne di attenzione, progetti poco interessanti e vere e proprie operazioni commerciali. Qui su Cronache di Birra cerchiamo di dare spazio solo ai contest meritevoli di attenzione ed è curioso che due di questi si tengano nello …

Vendesi impianto di produzione completo da 250 litri

Vendesi impianto di produzione birra completo da 250 lt che comprende: Sala cottura a 3 tini doppia cotta in circa 11 ore Pompa carrellata Imbottigliatrice semiautomatica a 4 becchi Lavabottiglie manuale a 2 becchi Mulino engl 400kg Bilancia pesa malto Tubazioni e raccordi vari Scambiatore a 41 piastre Riello Contalitri fiscale Siemens certificazione MID 3 Fermentatori da 650 LT …

BrauBeviale e Norimberga: il resoconto di un breve viaggio in Germania

Se seguite con costanza i canali social di Cronache di Birra, in questi giorni avrete letto che ho avuto la possibilità di condurre un intervento all’interno del BrauBeviale di Norimberga, la più importante fiera di settore d’Europa. L’opportunità mi è stata fornita dall’azienda VDGlass, che ha deciso di coinvolgermi per uno degli slot “divulgativi” che …

Diplomato alla Dieffe con esperienza cerca un impiego nel settore

Salve, mi chiamo Francesco Chiantera, ho 27 anni e sono alla ricerca di un impiego nel mondo brassicolo. Dopo aver ottenuto la qualifica come Mastro Birraio presso l’Accademia Dieffe di Padova, ho svolto un periodo di tirocinio presso il Birrificio Birradamare a Roma, parallelamente ho ottenuto la qualifica di Beersommelier presso l’Unione Degustatori Birre. Trasferitomi …

Il borsino dell’hype: Angry Chair, Cycle Brewing, Bokke

Come già precedentemente argomentato, l’hype di un birrificio o di una referenza di un certo birrificio può essere definito il successo, la rinomanza, l’essere ricercato e il persistere sulla bocca dei beer geek. In altre parole, cavalcare la “cresta dell’onda” delle scene birrarie. Ci siamo anche soffermati sulle ragioni e i meccanismi, vari e mutevoli, …

Nuove birre da Extraomnes, Lieviteria, Amerino, Agrilab e Oxiana

Avete presente quei film o quegli album musicali infarciti di citazioni, per i quali all’indiscusso valore intrinseco si aggiunge il merito di richiamare (talvolta superandoli) celebri riferimenti nella stessa materia? È una soluzione stilistica che ritroviamo anche nella birra e di cui è maestro il birrificio Extraomnes, che spesso si ispira a grandi classici brassicoli …

Nuove conoscenze e vecchi amici a Pordenone

Anche quest’anno ho partecipato alla fiera della birra artigianale di Pordenone, conducendo beer tour e degustazioni. Per quanto non sia una manifestazione improntata ai grossi numeri, devo dire che in questa edizione ho avuto la sorpresa di vedere un inedito interesse per gli eventi di approfondimento cultural-brassicolo – sia da parte del pubblico che dei birrai; il che è indubbiamente un buon segno, indice di un’evoluzione nell’approccio alla materia.Sono naturalmente stati numerosi sia gli amici ritrovati che le nuove conoscenze. Per quanto riguarda i vecchi amici, nel primo weekend c’è stato Sothis – la cui Dunkelweizen Renenet, di cui avevo parlato qui, rimane a mio avviso la punta di diamante; poi Meraki – di cui ho provato per la prima volta la porter Ade – un esempio “verace” dello stile: aromi di tostato e caffè ben prominenti senza indugi sul cioccolato, corpo scorrevole e discretamente scarico prima del finale di un amaro acidulo e netto da tostatura ma non eccessivamente persistente. Unico neo, renderebbe meglio alla pompa, che scaricherebbe un po' la carbonatazione - a mio avviso piuttosto elevata per lo stile. Infine i Chianti Brew Fighters, che portavano come novità La Gioconda: definita come hoppy blonde ale, all'aroma fonde in maniera curiosa lo speziato del lievito belga con l'agrumato della luppolatura americana. Il risultato può per certi versi ricordare alcune blanche, con il loro connubio tra speziatura e buccia d'arancia. Corpo estremamente snello e fresco, senza particolari indugi sul cereale, e finale di un amaro citrico. Nel secondo weekend ho ritrovato invece Darf: una piacevole conferma in quanto a rigore e pulizia “tedeschi” (sia nello spirito che negli stili di ispirazione) nel modo di lavorare, e in cui ho trovato però un’evoluzione in quanto a creatività. La Keller (nella foto), ad esempio, già era del tutto sui generis in quanto prevedeva l’utilizzo di luppolo cascade fresco; ora che sono entrati in gioco anche i luppoli cryo, esibisce una notevolissima rosa di aromi e sapori intensissimi che – per quanto equilibrati nell’insieme, da un tutti i frutti fino ai toni più floreali e resinosi – che la rendono un curioso ibrido tra la base tedesca e le mirabolanti luppolature americane. Una birra che vuole stupire, per quanto non arrivi a “stroppiare” in forza di questo equilibrio nell’intensità. Da segnalare anche la Doppelbock – che inganna notevolmente al palato apparendo piuttosto una Bock semplice, alquanto beverina nonostante la maltatura. Ho poi ritrovato Meni, di cui ho provato la nuova versione più leggera della Candeot alla zucca: disdegnatori delle birre alla zucca, ricredetevi, perché in questo caso la componente del frutto è assolutamente misurata e ben armonizzata nell’insieme. Per la prima volta ho poi provato la Weizenbock Centis: dopo un aroma in cui si coglie che la componente dei malti è leggermente più forte e dolce delle Weizen semplici, arriva una notevole ricchezza di cereale al palato, di pane fresco a morsi; prima di chiudere in maniera inaspettatamente breve e fresca, praticamente senza lasciare persistenze. Per chi ama le birre “importanti”, ma ha tanta sete.In quanto a nuove conoscenze del primo weekend c’è stato Agro, agribirrificio di recente apertura in quel di Aviano. Dal mio punto di vista hanno iniziato con il piede giusto nella misura in cui hanno passato il mio personale test della Helles: semplice e pulita, ma appunto per questo ben riuscita. Da segnalare anche la oatmeal stout, improntata ai toni di tostato e caffè senza indugi ruffiani sul cioccolato, corpo rotondo e scorrevole e finale di un amaro acidulo da tostato. Unica critica va alla Saison, che esibisce una speziatura a mio avviso un po’ troppo sopra le righe.Nel secondo weekend c’è invece stato il pugliese Birra del Console, aperto nel 2016 da Dario – appunto – Console; che, fedele alla sua filosofia per cui “e che è, siccome noi siamo italiani e quindi dobbiamo essere creativi, adesso qualsiasi brodaglia viene spacciata per la reinterpretazione di uno stile?????” produce quattro birre estremamente semplici, lineari e bevibili; riservandosi appunto di sperimentare in futuro, quando avrà maggior padronanza degli stili di base. In realtà proprio la più semplice di queste birre, una golden ale, un minimo di sperimentazione ce l’ha: utilizza infatti luppoli continentali, i cui aromi floreali ed erbacei peraltro ben si accostano al leggero fruttato (voluto) del lievito, rendendola un po’ “la cugina ad alta fermentazione” delle lager chiare continentali. Fresca, bevibile e caratterizzata al tempo stesso, per una bevuta spensierata ma non banale. In lista c’è poi una Blanche, volutamente “scarica” sia sotto il profilo della speziatura di arancia e coriandolo che sotto quello del corpo – un po’ troppo, a mio avviso – e che gioca su una particolare secchezza dovuta all’utilizzo di un secondo lievito particolarmente attenuante; e una strong bitter e una american ipa, entrambe in pieno stile. Nel complesso un birrificio che in questi primi tre anni di attività mi pare aver già sviluppato una sua linea di lavoro, e che con ulteriori consolidamenti dati dall’esperienza può mirare a svilupparla ulteriormente dando maggior personalità alla sua produzione senza perdere la semplicità e pulizia di base che ha dimostrato di saper dare.Concludo con un ringraziamento a tutti i birrifici che hanno partecipato alle degustazioni e che mi hanno accolta ai loro stand.

Nuove conoscenze e vecchi amici a Pordenone

Anche quest’anno ho partecipato alla fiera della birra artigianale di Pordenone, conducendo beer tour e degustazioni. Per quanto non sia una manifestazione improntata ai grossi numeri, devo dire che in questa edizione ho avuto la sorpresa di vedere un inedito interesse per gli eventi di approfondimento cultural-brassicolo – sia da parte del pubblico che dei birrai; il che è indubbiamente un buon segno, indice di un’evoluzione nell’approccio alla materia.Sono naturalmente stati numerosi sia gli amici ritrovati che le nuove conoscenze. Per quanto riguarda i vecchi amici, nel primo weekend c’è stato Sothis – la cui Dunkelweizen Renenet, di cui avevo parlato qui, rimane a mio avviso la punta di diamante; poi Meraki – di cui ho provato per la prima volta la porter Ade – un esempio “verace” dello stile: aromi di tostato e caffè ben prominenti senza indugi sul cioccolato, corpo scorrevole e discretamente scarico prima del finale di un amaro acidulo e netto da tostatura ma non eccessivamente persistente. Unico neo, renderebbe meglio alla pompa, che scaricherebbe un po' la carbonatazione - a mio avviso piuttosto elevata per lo stile. Infine i Chianti Brew Fighters, che portavano come novità La Gioconda: definita come hoppy blonde ale, all'aroma fonde in maniera curiosa lo speziato del lievito belga con l'agrumato della luppolatura americana. Il risultato può per certi versi ricordare alcune blanche, con il loro connubio tra speziatura e buccia d'arancia. Corpo estremamente snello e fresco, senza particolari indugi sul cereale, e finale di un amaro citrico. Nel secondo weekend ho ritrovato invece Darf: una piacevole conferma in quanto a rigore e pulizia “tedeschi” (sia nello spirito che negli stili di ispirazione) nel modo di lavorare, e in cui ho trovato però un’evoluzione in quanto a creatività. La Keller (nella foto), ad esempio, già era del tutto sui generis in quanto prevedeva l’utilizzo di luppolo cascade fresco; ora che sono entrati in gioco anche i luppoli cryo, esibisce una notevolissima rosa di aromi e sapori intensissimi che – per quanto equilibrati nell’insieme, da un tutti i frutti fino ai toni più floreali e resinosi – che la rendono un curioso ibrido tra la base tedesca e le mirabolanti luppolature americane. Una birra che vuole stupire, per quanto non arrivi a “stroppiare” in forza di questo equilibrio nell’intensità. Da segnalare anche la Doppelbock – che inganna notevolmente al palato apparendo piuttosto una Bock semplice, alquanto beverina nonostante la maltatura. Ho poi ritrovato Meni, di cui ho provato la nuova versione più leggera della Candeot alla zucca: disdegnatori delle birre alla zucca, ricredetevi, perché in questo caso la componente del frutto è assolutamente misurata e ben armonizzata nell’insieme. Per la prima volta ho poi provato la Weizenbock Centis: dopo un aroma in cui si coglie che la componente dei malti è leggermente più forte e dolce delle Weizen semplici, arriva una notevole ricchezza di cereale al palato, di pane fresco a morsi; prima di chiudere in maniera inaspettatamente breve e fresca, praticamente senza lasciare persistenze. Per chi ama le birre “importanti”, ma ha tanta sete.In quanto a nuove conoscenze del primo weekend c’è stato Agro, agribirrificio di recente apertura in quel di Aviano. Dal mio punto di vista hanno iniziato con il piede giusto nella misura in cui hanno passato il mio personale test della Helles: semplice e pulita, ma appunto per questo ben riuscita. Da segnalare anche la oatmeal stout, improntata ai toni di tostato e caffè senza indugi ruffiani sul cioccolato, corpo rotondo e scorrevole e finale di un amaro acidulo da tostato. Unica critica va alla Saison, che esibisce una speziatura a mio avviso un po’ troppo sopra le righe.Nel secondo weekend c’è invece stato il pugliese Birra del Console, aperto nel 2016 da Dario – appunto – Console; che, fedele alla sua filosofia per cui “e che è, siccome noi siamo italiani e quindi dobbiamo essere creativi, adesso qualsiasi brodaglia viene spacciata per la reinterpretazione di uno stile?????” produce quattro birre estremamente semplici, lineari e bevibili; riservandosi appunto di sperimentare in futuro, quando avrà maggior padronanza degli stili di base. In realtà proprio la più semplice di queste birre, una golden ale, un minimo di sperimentazione ce l’ha: utilizza infatti luppoli continentali, i cui aromi floreali ed erbacei peraltro ben si accostano al leggero fruttato (voluto) del lievito, rendendola un po’ “la cugina ad alta fermentazione” delle lager chiare continentali. Fresca, bevibile e caratterizzata al tempo stesso, per una bevuta spensierata ma non banale. In lista c’è poi una Blanche, volutamente “scarica” sia sotto il profilo della speziatura di arancia e coriandolo che sotto quello del corpo – un po’ troppo, a mio avviso – e che gioca su una particolare secchezza dovuta all’utilizzo di un secondo lievito particolarmente attenuante; e una strong bitter e una american ipa, entrambe in pieno stile. Nel complesso un birrificio che in questi primi tre anni di attività mi pare aver già sviluppato una sua linea di lavoro, e che con ulteriori consolidamenti dati dall’esperienza può mirare a svilupparla ulteriormente dando maggior personalità alla sua produzione senza perdere la semplicità e pulizia di base che ha dimostrato di saper dare.Concludo con un ringraziamento a tutti i birrifici che hanno partecipato alle degustazioni e che mi hanno accolta ai loro stand.

Le derive ossessive dell’homebrewing

Fare birra in casa dovrebbe essere un passatempo, una distrazione che spezza la routine quotidiana regalando momenti di svago e rilassatezza. Con il beneficio collaterale di produrre, alla fine dei vari passaggi, una bevanda alcolica che aiuta a rilassare il sistema nervoso. Per molti, tra cui a tratti anche per il sottoscritto, non è sempre …