Acido Acida…o quasi

Mi perdoneranno gli addetti ai lavori per il titolo che potrebbe sembrare infelice, ma di fatto ritengo rispecchi la verità: Acido Acida, il festival ferrarese partito come manifestazione dedicata alle birre acide d'Oltremanica, nel corso di 6 edizioni si è trasformato in una quattro giorni dedicata alla birra britannica in senso lato - tanto da aver aggiunto al nome originale la dicitura "British Beer Festival". Una scelta coerente con quella che è la filosofia degli organizzatori - Davide Franchini e il suo staff al pub Il Molo, infatti, si dedicano alla promozione di tutte le produzioni dei birrifici artigianali inglesi - nonché con quello che è il panorama dei festival attualmente presenti in Italia: se quelli dedicati alle birre acide (al di là del celebre Arrogant) si sono moltiplicati, un festival dedicato esclusivamente alle birre britanniche è attualmente un unicum. In un contesto quindi di "inflazione da manifestazioni birrarie", differenziarsi diventa questione cruciale.Personalmente ho potuto partecipare soltanto il terzo giorno, quando ormai tutti i cask e alcune barricate erano andate esaurite: prova di un'affluenza che, al di là dei numeri in termini assoluti, è stata significativa per una manifestazione che include diverse produzioni limitate. Mi riferisco in particolare alla sezione "Tales from the wood", di cui ho provato la Balsamic di Ora Brewing (di cui parlerò più avanti), la Troffeler di Wild Beer Co, la Yule Barrel Aged di The White Hag, e la Stygian Abyss di Vibrant Forest. Se la seconda mi ha lasciata perplessa nella misura in cui si è rivelata molto diversa da quanto mi sarei immaginata (sulla carta una Saison maturata in botti di Sauterne, con tartufo bianco, tartufo di Alba e salvia; in realtà rendeva davvero giustizia solo alla salvia, pur esibendo un gradevole e fresco tono balsamico), le ultime due già erano più votate a stupire. La terza è infatti la loro birra natalizia maturata in botti di bourbon con miele, cannella e zenzero; e vanta un aroma assai complesso tra il legno e la cannella, mentre zenzero e bourbon arrivano alla fine dopo il corpo avvolgente, in un curioso gioco di contrasti tra caldo e fresco. La quarta è una imperial coffee stout maturata in botti di cognac, sulla quale è quasi superfluo dire qualcosa perché sotto la densa schiuma scura ha praticamente tutto: dal caffè, al cioccolato, alla liquirizia, al cognac appunto, è una vera girandola di profumi e sapori forti, e scende in bocca quasi come crema.La parte più interessante della mia trasferta ferrarese è stata però quella legata al motivo per cui ero lì, ossia condurre insieme a Piero Garoia il dibattito con alcuni birrai italiani che lavorano nel Regno Unito; il che mi ha dato occasione di avere uno scambio molto arricchente di idee, impressioni e informazioni davanti alle loro birre. Ho quindi avuto modo di fare delle belle chiacchierate con Daniele e Simone di Ora, Vincenzo e Gianni di Brewheadz, Stefano e Emanuele di Croft Ales, Mario di Braybrooke e Alessandra di Ilkley. Nel caso di Ora la discussione è stata incentrata in particolare sulle loro produzioni intese a portare nel panorama birrario inglese i prodotti tipici italiani: ho così provato per prima la Limoncello - una ipa con limoni di Sorrento, che strizza l'occhio al celebre liquore. Temevo sarebbe stata davvero sopra le righe, invece rimane una birra, in cui aromi e sapori peculiari del limone di armonizzano bene sia con la base di cereale - leggera, ma non del tutto evanescente - che soprattutto con il Citra. In seconda battuta la Brut Ipa, con aggiunta di mirtilli freschi per ottenere un risultato finale acidulo-fruttato che ricordasse il Lambrusco: non sono un'esperta di Lambrusco per cui non azzardo giudizi su questo fronte, certo è che può ricordare i vini rossi, per quanto la componente fruttata rimanga comunque predominante. Da ultima quella che più mi incuriosiva, la Balsamic, una milk stout con vaniglia e aceto balsamico di Modena. Simone mi ha raccontato che, quando tra i ragazzi di Ora (modenesi per l'appunto) è uscita l'idea di una birra all'aceto balsamico, lui era piuttosto scettico; ma alla fine si è ispirato ad un'abitudine di sua madre, ossia quella di aggiungere l'aceto balsamico sul gelato alla vaniglia.Le prove su botti che avevano contenuto aceto, fatte arrivare direttamente dalla città madre, più aceto vero e proprio igp di 12 anni, hanno sortito dei buoni risultati; e così si è arrivati a questa milk stout, che personalmente ho trovato del tutto in stile, con l'aromatizzazione sia di vaniglia che di aceto estremamente delicate e per nulla invasive - anzi, l'aceto era in realtà ben poco percettibile, solo a temperatura più alte faceva capolino all'aroma ma comunque ben armonizzato.Interessante anche la chiacchierata con Alessandra, che in realtà più che sulle birre ha riguardato il suo essere birraia donna in Gran Bretagna - cosa che mi ha peraltro dato occasione di scoprire che non è l'unica italiana ad aver preso questa strada in Uk - e sul suo modo di lavorare.Mi ha comunque fatto assaggiare le sue birre, nella fattispecie la session Ipa Alpha Beta, la fruit Ipa Fruition (con bucce di arancia e pompelmo intero tritato), la Ipa Lotus e la Berliner Weisse Ave Maria. Segnalo in particolare quest'ultima in quanto si tratta di un ponte tra Italia e Uk essendo una collaborazione con Bùton e Canediguerra: una Berliner Weisse decisamente sui generis, molto morbida in quanto ad acidità e finanche con qualche nota dolce e fruttata, complice anche il dry hopping di Cascade e Amarillo.Potrei qui proseguire con le chiacchierate fatte con Gianni su come la Brexit (per quanto non ancora avvenuta) stia impattando sui prezzi delle materie prime e quindi delle birre; o con Stefano sul suo lavorare al tempo stesso in Italia e nel Regno Unito, a cavallo tra due mondi. Ma mi fermo qui per non risultare noiosa, limitandomi semplicemente ad una nota su come si sia trattato di un confronto arricchente. Forse non necessariamente, come hanno osservato alcuni birrai, siccome i britannici - brassicolicamente parlando - sono "più avanti di noi" sarà lì che anche l'Italia arriverà; però senz'altro un punto di osservazione esterno e diverso sulle vicende anche nazionali è arricchente.

Birraio con comprovata esperienza cerca nuova occupazione in Italia

Sono un birraio attualmente occupato come head brewer in una medio-piccola realtà in ricerca nuova occupazione. Ho maturato un’esperienza sul campo di circa 8 anni. Sono autonomo nel lavoro e possiedo le skill necessarie alla gestione della sala cottura, creazione nuove ricette, confezionamento e controllo della cantina. Negli anni ho approfondito l’aspetto gestionale di un …

Birra artigianale in salute ma contraddittoria: i risultati del Report di Unionbirrai

Nelle scorse settimane Unionbirrai ha pubblicato una lavoro molto interessante, intitolato Report 2018 – Birra artigianale filiera italiana e mercati. Il documento, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Birre Artigianali (Obiart) dell’Università degli Studi di Firenze, vuole proporsi come uno strumento di studio e analisi dell’intero comparto, in grado di “restituire una valutazione approfondita e autorevole …

Prossimi eventi: Fermentum Umbrae, Beereat, Beeriver e altri

Spero che in questi giorni di feste prolungate abbiate trovato tempo per visitare (o quantomeno programmato di farlo a breve) uno dei tanti festival birrari in svolgimento al momento. Il calendario infatti è tornato a riempirsi di appuntamenti interessanti, che aumenteranno nelle prossime settimane. Oggi proseguiamo con la panoramica per l’inizio di maggio che avevamo …

Diplomato alla Dieffe cerca impiego come aiuto birraio

Buongiorno, sono un ragazzo di 26 anni che si è appena diplomato alla DIEFFE di Padova e sta cercando un’impiego come aiuto birraio. Sono disponibile fin da subito e sono disposto a spostarmi ovunque, l’importante è che ci sia da imparare e lavorare. Sono una persona seria, pulita, volenterosa e puntuale e non vedo l’ora di mettermi …

Nuove birre da Carrobiolo, Tank Project, Dada, Babylon e Balabiott

Il Birrificio Carrobiolo è un produttore a mio parere troppo spesso sottovalutato, che negli ultimi anni ha rinnovato la sua produzione lanciandosi in sperimentazioni talvolta ardite, ma sempre supportate dal profondo studio del birraio Pietro Fontana. Sulla scia di questa tendenza recentemente ha lanciato due nuove birre con cui apriamo la carrellata di oggi sulle …

Prossimi eventi: Seren Beer Festival, Malto di Maggio e altri

La panoramica di oggi sui prossimi appuntamenti birrari si inserisce in un fortunato periodo di feste e ponti che di solito non favoriscono l’organizzazione di eventi. E invece ecco una selezione di quattro iniziative di sicuro spessore che si terranno tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Se siete a Roma e volete …

Rochefort e non solo: una gita nella regione belga della Val de Lesse

La Lesse è un fiume che dalle Ardenne confluisce nella più celebre Meuse. La Val de Lesse, seppur poco conosciuta, è uno dei luoghi più incantevoli del Belgio. Distante poco più di un’ora di macchina da Bruxelles, si trova nel bel mezzo delle Ardenne, stretta fra le province di Namur e del Lussemburgo, e offre …

Un giro a Gourmandia

Reduce da tre weekend di Santa Lucia ho visitato Gourmandia - manifestazione ideata da "Il Gastronauta", alias Davide Paolini - nella sua nuova sede di Open Dream, l'area ricavata dall'ex ceramificio Pagnossin a Treviso. Un pezzo di archeologia industriale che in effetti può offrire una scenografia pittoresca a manifestazioni fieristiche e affini. Si tratta di un'esposizione enogastronomica in senso lato, per cui i birrifici sono soltanto una delle tante realtà presenti.Ho iniziato da Casa Veccia, il birrificio di Ivan Borsato, assaggiando la nuova Finta de Pomi - che lui mi ha presentato come una sorta di ibrido sperimentale tra birra e sidro, trattandosi per il 50% di una base di Special (la sua birra stile abbazia), e per il restante 50% di succo di mele e pere, fermentati appunto con lievito da sidro. Al naso si mantiene ben riconoscibile lo stile di base, con il suo caratteristico tono tra lo speziato, la frutta matura e il caramello; a cui si amalgamano bene i toni aciduli della frutta, che comunque non dominano. Un equilibrio che si ritrova anche in bocca, nel corpo pieno e che gioca tra il calore dello stile di base e la freschezza della frutta, prima di un finale in cui una leggera nota alcolica fa il paio con il dolce-acidulo della mela. Nel complesso l'ho trovata rimanere una birra ben più che un sidro, con un buon equilibrio complessivo; certo, come ha osservato anche Ivan, sarà interessante vedere come evolverà nel tempo, essendo ancora abbastanza giovane.Ho quindi ritrovato Birra Follina, per assaggiare anche qui l'ultima creazione - una golden ale battezzata "Birra botanica", non per strani intrugli nella ricetta, ma in virtù dell'antica stampa scelta per l'etichetta. Fondamentalmente in stile, fresca e beverina nel complesso in virtù del corpo snello, con un taglio di un amaro tra l'erbaceo e l'agrumato più netto e secco di altre birre omologhe, ho avuto però l'impressione che all'olfatto peccasse un po' di qualche leggera nota tra il dolciastro e il fenolico dovuta dall'essere ancora giovane; giovinezza che mi è peraltro stata confermata. Sarà interessante riprovarla tra qualche tempo, per vedere se - come credo - la maturazione avrà giovato.Ho poi trovato interessante, e non solo sotto il profilo birrario e gastronomico, la collaborazione tra Birra del Forte e la Pasticceria Giotto del carcere di Padova - già nota quest'ultima per gli ottimi prodotti da forno (vanta ormai un decennio di presenza nel Gambero Rosso) realizzati da chi, anche attraverso questa attività, si impegna a dare un nuovo corso alla propria vita. In particolare la pasticceria realizza biscotti salati con la Cento Volte Forte - una Wit al Bergamotto - e con la Meridiano 0 - una Bitter. Devo dire che ho apprezzato molto l'accostamento tra i secondi, aromatizzati al timo, e la stessa bitter usata nell'impasto; che ha creato un piacevole gioco di contrasti tra il salato, il balsamico e l'amaro (mentre nel primo caso la Cento Volte Forte non sarebbe l'abbinamento più azzeccato, in quanto il bergamotto crea una certa ridondanza tra biscotto e birra). Non mi capita spesso di accostare biscotti salati alla birra, ma devo dire che si tratta di un'ottima alternativa a grissini, focacce e affini, offrendo grande spazio alla creatività del pasticcere. Anche le birre si sono confermate in gran forma, evidenziando pulizia ed equilibrio nella semplicità - anche nel caso della più "originale" Cento Volte Forte.Come già accennato nel post su Facebook, per quanto mi dedichi in maniera pressoché esclusiva alle birre artigianali, ritenevo valesse la pena di andare a conoscere Collerosso, il progetto di fermentazioni spontanee e barricate di Birra del Borgo. Trattasi del vecchio birrificio, dove è situata una vasca che permette la produzione di fermentazioni spontanee (nonché di adibire degli spazi a bottaia, lontano da altre birre): la "capostipite" è infatti la Round Overnight, una birra che sostanzialmente mutua i procedimenti di produzione delle Geuze belghe - una miscela di fermentazioni spontanee di 1, 2 e 3 anni, maturate in botti di Calvados, Montepulciano e Amarone. In realtà, non aspettatevi una Geuze - e infatti non è definita tale -, e non solo per l'ovvia osservazione secondo cui la flora batterica di Borgorose non è la stessa di Bruxelles (ho assaggiato molte Geuze prodotte in luoghi diversi, senza che per questo avessero una differenza così ampia): ho trovato che l'acidità fosse meno pronunciata ma al tempo stesso più graffiante, meno incentrata sui toni dolci e più su quelli ossidativi (volendo essere onesti ho percepito anche un leggero aroma "di detersivo", ma a onor del vero poteva anche essere questione del bicchiere non lavato in maniera appropriata). Di primo acchito, direi che trovo meglio riuscita la linea classica di Birra del Borgo (di cui ho già scritto in passato); ma non voglio naturalmente porre ipoteche su che cosa possa riservare il futuro - già erano in esposizione una Framboise e una Tripel barricata, ad esempio - tanto più trattandosi di birre in evoluzione e di un birrificio che, qualunque cosa se ne possa pensare, è un pezzo della storia della birra italiana e vanta le relative competenze.Tra le nuove conoscenze c'è poi stato il birrificio Ca' Barley di Sernaglia della Battaglia, che coltiva ad orzo certificato biologico 30 ettari di proprietà. A maltarlo, nonché a garantire la tracciabilità, ci pensa Weyermann (e qui potremmo aprire di nuovo l'annoso capitolo della tracciabilità sui piccoli lotti). Di recente apertura - settembre 2018 -, ma con un birraio che vanta quarant'anni d'esperienza, ha già ottenuto dei riconoscimenti al Merano Wine Festival per la Vienna e per la lager ambrata Fred: l'impronta è quindi  marcatamente tedesca, dato che su quattro birre solo una (una ipa) esula dalla tradizione teutonica. Rimando ad una visita di persona in azienda un post più approfondito.Da ultimo era presente il birrificio Alta Quota di Cittareale (Rieti), che pone come suo punto di forza l'acqua dell'alta valle del Velino e l'utilizzo di alcuni cereali locali, tra cui il farro. Da segnalare, oltre alla loro birra di bandiera Principessa (una ale al farro), è la Ancestrale, un progetto con Slow Food mirato a recuperare il pane vecchio per fare la birra - proprio a mo' di come la si produceva anticamente. Un progetto quindi anche dall'interesse etico e storico, oltre che birrario.Chiudo qui il mio resoconto, osservando come di anno in anno riscontro crescente interesse da parte dei birrifici per gli eventi di questo tipo - ossia non esclusivamente birrari. Sicuramente un segno, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i tempi sono maturi perché la birra artigianale si confronti sullo stesso piano con gli altri prodotti dell'enogastronomia italiana.

Un giro a Gourmandia

Reduce da tre weekend di Santa Lucia ho visitato Gourmandia - manifestazione ideata da "Il Gastronauta", alias Davide Paolini - nella sua nuova sede di Open Dream, l'area ricavata dall'ex ceramificio Pagnossin a Treviso. Un pezzo di archeologia industriale che in effetti può offrire una scenografia pittoresca a manifestazioni fieristiche e affini. Si tratta di un'esposizione enogastronomica in senso lato, per cui i birrifici sono soltanto una delle tante realtà presenti.Ho iniziato da Casa Veccia, il birrificio di Ivan Borsato, assaggiando la nuova Finta de Pomi - che lui mi ha presentato come una sorta di ibrido sperimentale tra birra e sidro, trattandosi per il 50% di una base di Special (la sua birra stile abbazia), e per il restante 50% di succo di mele e pere, fermentati appunto con lievito da sidro. Al naso si mantiene ben riconoscibile lo stile di base, con il suo caratteristico tono tra lo speziato, la frutta matura e il caramello; a cui si amalgamano bene i toni aciduli della frutta, che comunque non dominano. Un equilibrio che si ritrova anche in bocca, nel corpo pieno e che gioca tra il calore dello stile di base e la freschezza della frutta, prima di un finale in cui una leggera nota alcolica fa il paio con il dolce-acidulo della mela. Nel complesso l'ho trovata rimanere una birra ben più che un sidro, con un buon equilibrio complessivo; certo, come ha osservato anche Ivan, sarà interessante vedere come evolverà nel tempo, essendo ancora abbastanza giovane.Ho quindi ritrovato Birra Follina, per assaggiare anche qui l'ultima creazione - una golden ale battezzata "Birra botanica", non per strani intrugli nella ricetta, ma in virtù dell'antica stampa scelta per l'etichetta. Fondamentalmente in stile, fresca e beverina nel complesso in virtù del corpo snello, con un taglio di un amaro tra l'erbaceo e l'agrumato più netto e secco di altre birre omologhe, ho avuto però l'impressione che all'olfatto peccasse un po' di qualche leggera nota tra il dolciastro e il fenolico dovuta dall'essere ancora giovane; giovinezza che mi è peraltro stata confermata. Sarà interessante riprovarla tra qualche tempo, per vedere se - come credo - la maturazione avrà giovato.Ho poi trovato interessante, e non solo sotto il profilo birrario e gastronomico, la collaborazione tra Birra del Forte e la Pasticceria Giotto del carcere di Padova - già nota quest'ultima per gli ottimi prodotti da forno (vanta ormai un decennio di presenza nel Gambero Rosso) realizzati da chi, anche attraverso questa attività, si impegna a dare un nuovo corso alla propria vita. In particolare la pasticceria realizza biscotti salati con la Cento Volte Forte - una Wit al Bergamotto - e con la Meridiano 0 - una Bitter. Devo dire che ho apprezzato molto l'accostamento tra i secondi, aromatizzati al timo, e la stessa bitter usata nell'impasto; che ha creato un piacevole gioco di contrasti tra il salato, il balsamico e l'amaro (mentre nel primo caso la Cento Volte Forte non sarebbe l'abbinamento più azzeccato, in quanto il bergamotto crea una certa ridondanza tra biscotto e birra). Non mi capita spesso di accostare biscotti salati alla birra, ma devo dire che si tratta di un'ottima alternativa a grissini, focacce e affini, offrendo grande spazio alla creatività del pasticcere. Anche le birre si sono confermate in gran forma, evidenziando pulizia ed equilibrio nella semplicità - anche nel caso della più "originale" Cento Volte Forte.Come già accennato nel post su Facebook, per quanto mi dedichi in maniera pressoché esclusiva alle birre artigianali, ritenevo valesse la pena di andare a conoscere Collerosso, il progetto di fermentazioni spontanee e barricate di Birra del Borgo. Trattasi del vecchio birrificio, dove è situata una vasca che permette la produzione di fermentazioni spontanee (nonché di adibire degli spazi a bottaia, lontano da altre birre): la "capostipite" è infatti la Round Overnight, una birra che sostanzialmente mutua i procedimenti di produzione delle Geuze belghe - una miscela di fermentazioni spontanee di 1, 2 e 3 anni, maturate in botti di Calvados, Montepulciano e Amarone. In realtà, non aspettatevi una Geuze - e infatti non è definita tale -, e non solo per l'ovvia osservazione secondo cui la flora batterica di Borgorose non è la stessa di Bruxelles (ho assaggiato molte Geuze prodotte in luoghi diversi, senza che per questo avessero una differenza così ampia): ho trovato che l'acidità fosse meno pronunciata ma al tempo stesso più graffiante, meno incentrata sui toni dolci e più su quelli ossidativi (volendo essere onesti ho percepito anche un leggero aroma "di detersivo", ma a onor del vero poteva anche essere questione del bicchiere non lavato in maniera appropriata). Di primo acchito, direi che trovo meglio riuscita la linea classica di Birra del Borgo (di cui ho già scritto in passato); ma non voglio naturalmente porre ipoteche su che cosa possa riservare il futuro - già erano in esposizione una Framboise e una Tripel barricata, ad esempio - tanto più trattandosi di birre in evoluzione e di un birrificio che, qualunque cosa se ne possa pensare, è un pezzo della storia della birra italiana e vanta le relative competenze.Tra le nuove conoscenze c'è poi stato il birrificio Ca' Barley di Sernaglia della Battaglia, che coltiva ad orzo certificato biologico 30 ettari di proprietà. A maltarlo, nonché a garantire la tracciabilità, ci pensa Weyermann (e qui potremmo aprire di nuovo l'annoso capitolo della tracciabilità sui piccoli lotti). Di recente apertura - settembre 2018 -, ma con un birraio che vanta quarant'anni d'esperienza, ha già ottenuto dei riconoscimenti al Merano Wine Festival per la Vienna e per la lager ambrata Fred: l'impronta è quindi  marcatamente tedesca, dato che su quattro birre solo una (una ipa) esula dalla tradizione teutonica. Rimando ad una visita di persona in azienda un post più approfondito.Da ultimo era presente il birrificio Alta Quota di Cittareale (Rieti), che pone come suo punto di forza l'acqua dell'alta valle del Velino e l'utilizzo di alcuni cereali locali, tra cui il farro. Da segnalare, oltre alla loro birra di bandiera Principessa (una ale al farro), è la Ancestrale, un progetto con Slow Food mirato a recuperare il pane vecchio per fare la birra - proprio a mo' di come la si produceva anticamente. Un progetto quindi anche dall'interesse etico e storico, oltre che birrario.Chiudo qui il mio resoconto, osservando come di anno in anno riscontro crescente interesse da parte dei birrifici per gli eventi di questo tipo - ossia non esclusivamente birrari. Sicuramente un segno, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i tempi sono maturi perché la birra artigianale si confronti sullo stesso piano con gli altri prodotti dell'enogastronomia italiana.