Tra le cime delle Dolomiti

Qualche giorno fa è apparso Giornale della Birra un mio articolo sul birrificio Monpiër di Ortisei: al di là di quanto già scritto, aggiungo alcune considerazioni più personali riguardo al pomeriggio che ho passato lì.La visita è iniziata con l'accoglienza da parte di Thomas e la possibilità di assistere ad una piccola lezione a beneficio dei dipendenti del locale: una cosa che a La Betüla sperimentavano per la prima volta, ma che chissà, può preludere a momenti di formazione continua per cuochi e camerieri - cosa che personalmente auspico, essendo cruciale per un brewpub; e che anche solo come sperimentazione fa comunque onore alla buona volontà della squadra.Riguardo alle birre,quella che più mi è apparsa ben riuscita è stata la ale chiara Sasplat: corpo pieno di cereale, nota leggera di miele, aromi eleganti di luppoli tedeschi e finale secco di un persistente amaro floreale. Può ben rappresentare la buona riuscita dell'intento di Thomas di controllare al meglio un lievito ad alta fermentazione a temperature più basse, minimizzando la componente degli esteri, raggiungendo nel contempo un buon equilibrio e una birra pulita che ricordi le helles tedesche.In stile e senza particolari annotazioni da fare la Odles, ale ambrata dai classici toni tra il tostato e il caramello, con note di nocciola sul finale; mentre devo ammettere che mi ha lasciato qualche perplessità la weizen Meisules, volutamente fuori stile - Thomas mi ha riferito di essersi ispirato alla Die Weisse di Salisburgo. I classici aromi di banana sono infatti praticamente assenti, preferendo lasciare spazio ad una luppolatura agrumata e ad un finale citrico, forse fin troppo per i miei gusti. Certo l'intenzione era quella di fare appunto qualcosa di diverso da una weizen, e che rimanesse fresco e beverino; però ho avuto l'impressione che le varie componenti - il frumento pur ben percepibile, e la parte più agrumata sia in aroma che nel finale - tendessero a non armonizzarsi al meglio.In quanto alla cucina, i piatti erano senz'altro - oltre che gustosi - anche ben presentati - nella fattispecie abbiamo provato la tartare di manzo e le costicine di maiale alla birra. Curiosità finale, il birramisù alla Odles: non aspettatevi il classico birramisù alla stout, però comunque la Odles, con i suoi toni caramellati ma senza risultare eccessivamente zuccherina, si accompagna bene ai biscotti e alla crema.Nota di merito infine all'arredamento, curato da Diego Perathoner, e realizzato interamente con materiali di recupero: e il merito sta essenzialmente nell'aver messo insieme con gusto elementi di per sé eterogenei.Concludo con un ringraziamento a tutto lo staff de La Betüla per la calorosa accoglienza e l'ottimo servizio: un locale giovane e che in quanto tale sta ancora costruendo la sua strada, ma che senz'altro presenta buone potenzialità.

Tra le cime delle Dolomiti

Qualche giorno fa è apparso Giornale della Birra un mio articolo sul birrificio Monpiër di Ortisei: al di là di quanto già scritto, aggiungo alcune considerazioni più personali riguardo al pomeriggio che ho passato lì.La visita è iniziata con l'accoglienza da parte di Thomas e la possibilità di assistere ad una piccola lezione a beneficio dei dipendenti del locale: una cosa che a La Betüla sperimentavano per la prima volta, ma che chissà, può preludere a momenti di formazione continua per cuochi e camerieri - cosa che personalmente auspico, essendo cruciale per un brewpub; e che anche solo come sperimentazione fa comunque onore alla buona volontà della squadra.Riguardo alle birre,quella che più mi è apparsa ben riuscita è stata la ale chiara Sasplat: corpo pieno di cereale, nota leggera di miele, aromi eleganti di luppoli tedeschi e finale secco di un persistente amaro floreale. Può ben rappresentare la buona riuscita dell'intento di Thomas di controllare al meglio un lievito ad alta fermentazione a temperature più basse, minimizzando la componente degli esteri, raggiungendo nel contempo un buon equilibrio e una birra pulita che ricordi le helles tedesche.In stile e senza particolari annotazioni da fare la Odles, ale ambrata dai classici toni tra il tostato e il caramello, con note di nocciola sul finale; mentre devo ammettere che mi ha lasciato qualche perplessità la weizen Meisules, volutamente fuori stile - Thomas mi ha riferito di essersi ispirato alla Die Weisse di Salisburgo. I classici aromi di banana sono infatti praticamente assenti, preferendo lasciare spazio ad una luppolatura agrumata e ad un finale citrico, forse fin troppo per i miei gusti. Certo l'intenzione era quella di fare appunto qualcosa di diverso da una weizen, e che rimanesse fresco e beverino; però ho avuto l'impressione che le varie componenti - il frumento pur ben percepibile, e la parte più agrumata sia in aroma che nel finale - tendessero a non armonizzarsi al meglio.In quanto alla cucina, i piatti erano senz'altro - oltre che gustosi - anche ben presentati - nella fattispecie abbiamo provato la tartare di manzo e le costicine di maiale alla birra. Curiosità finale, il birramisù alla Odles: non aspettatevi il classico birramisù alla stout, però comunque la Odles, con i suoi toni caramellati ma senza risultare eccessivamente zuccherina, si accompagna bene ai biscotti e alla crema.Nota di merito infine all'arredamento, curato da Diego Perathoner, e realizzato interamente con materiali di recupero: e il merito sta essenzialmente nell'aver messo insieme con gusto elementi di per sé eterogenei.Concludo con un ringraziamento a tutto lo staff de La Betüla per la calorosa accoglienza e l'ottimo servizio: un locale giovane e che in quanto tale sta ancora costruendo la sua strada, ma che senz'altro presenta buone potenzialità.

“Tutto può succedere” denigra la birra artigianale, Unionbirrai interviene

Quando a inizio aprile Unionbirrai annunciò la sua rivoluzione interna, con il passaggio ad associazione di categoria e a una gestione di carattere manageriale, molti auspicarono che potesse finalmente rivestire il ruolo di punto di riferimento per tutto il movimento. In particolare ci si augurò che fornisse un contributo importante per arginare l’offensiva della birra industriale ...

Free Lions vende 2 fermentatori da 30 hl e 16 hl

Free Lions, in fase di razionalizzazione e modifica della cantina, vende n. 2 fermentatori marca LA INOX (1 da 30hl e 1 da 16hl) fondo conico, coibentati con fascia glicole sul fasciame e sul cono non isobarici. Sono comprese le valvole motorizzate mod. COMPARATO e tabelle di taratura. Per ulteriori informazioni scrivere info@freelionsbeer.it.

Fvg, la birra artigianale è legge

Ebbene sì, ora è legge: il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato ieri il già noto progetto di legge per la tutela della birra artigianale, a forma dei consiglieri Emiliano Edera e Enzo Marsilio. Con 30 voti a favore e soltanto un contrario, il testo entra ora a tutti gli effetti nel corpus normativo regionale. Come si legge nel comunicato stampa diramato, tra i punti fondamentali della legge ci sono "la promozione delle produzioni di qualità attraverso la concessione di incentivi ad hoc su infrastrutture e impianti; l'istituzione di un registro dei birrifici artigianali del Friuli Venezia Giulia, l'avvio di percorsi di formazione e aggiornamento professionale degli operatori di settore. L'Aula, prima del voto, ha perfezionato il testo approvando alcuni emendamenti; uno dei quali estende alla birra artigianale l'utilizzo del marchio Agricoltura Qualità Ambiente (AQUA), certificazione di qualità concessa dall'Ersa in presenza di specifici requisiti, tra i quali la tracciabilità totale della filiera e il ridotto raggio di sviluppo della stessa, non superiore ai 90 chilometri. Un'ulteriore modifica interessa la definizione stessa di "birra artigianale del Friuli Venezia Giulia" che potrà essere utilizzata per un ciclo produttivo svolto interamente nel territorio regionale, a eccezione non del solo processo di maltazione, ma anche della produzione del luppolo - modifica ad hoc, mi si permetta di osservare, dato che altrimenti nessun birrificio sarebbe mai potuto rientrare in tali parametri -. Viene inoltre stanziato un finanziamento complessivo di 135mila euro per le finalità previste dalle norme: 45mila euro all'anno per il triennio 2017-2019".Grande naturalmente  la soddisfazione da parte dei proponenti e dei birrai tutti; anche perché, pur in presenza di diverse proposte di legge regionale in Italia (ricordo il Veneto, il Piemonte e la Sardegna) il Fvg è il primo ad arrivare all'approvazione in aula. Ho avuto modo di contattare il consigliere Emiliano Edera, al quale ho rivolto alcune domande.Consigliere Edera, come mai, tra le tante produzioni artigianali in Regione, si è scelto di puntare proprio sulla birra?Insieme a un gruppo di consiglieri abbiamo incontrato alcuni rappresentanti dell'Associazione artigiani birrai del Friuli Venezia Giulia, che ci hanno esposto le loro esigenze. Data la forte crescita del settore, che rappresenta un fiore all'occhiello per la Regione, abbiamo ritenuto opportuno dare un quadro normativo. Che contributo ha portato la discussione in aula rispetto a quanto già avvenuto in Commissione?La modifica principale consiste nella questione del marchio: si è scelto di puntare su di uno già rigistrato come AQUA, invece di crearne uno nuovo, per evitare potenziali impugnazioni di un marchio legato al territorio - rispetto alle quali esiste peraltro già una certa giurispridenza. Lo sforzo è comunque stato quello di coprire tutti i tipi di realtà, pur in assenza di un marchio specifico.C'è poi la questione dei fondi e dei criteri con cui vengono ripartiti: 45 mila euro l'anno sono sicuramente una buona notizia, ma con oltre 30 birrifici in Regione il rischio di dare finanziamenti a pioggia o comunque in maniera non del tutto efficace è un nodo da tenere presente. Come agirete?Innanzitutto va precisato che si tratta di una cifra iniziale, per dare il via a questa legge, e l'obiettivo è quello di aumentare la dotazione. Per il resto, saranno i regolamenti attuativi a definire in maniera dettagliata i criteri da utilizzare. La cosa che più mi ha fatto piacere è stato che anche i diretti interessati, i birrai, durante le auduzioni hanno espresso soddisfazione: il che mi conforta rispetto al fatto che stiamo andando nella direzione giusta. Ho poi avuto modo di contattare anche Enzo Marsilio, l'altro firmatario del testo.Consigliere Marsilio, lo chiedo anche lei: come mai tra le tante produzioni si è scelta la birra artigianale?Innanzitutto perché, pur essendo un settore che in quanto a dimensioni può essere considerato di nicchia, abbiamo delle punte di eccellenza che hanno ottenuto riconoscimenti anche a livello europeo; e in secondo luogo perché, se pensiamo al percorso di valorizzazione del vino che è stato fatto con successo, è ora evidente la necessità di un analogo accompagnamento da parte della Regione anche per quello birrario. Penso in particolare alla definizione di una filiera regionale, sia per il luppolo - specie ora che si sta lavorando per superare alcuni limiti normativi a livello europeo - che per l'orzo e la maltazione: un micromaltificio in Regione ci può stare, dando seguito a quelli che sono i progetti già avviati. Qual è a suo avviso il maggior punto di forza, e quale invece la criticità più significativa, di questa legge?Il maggior punto di forza è proprio il fatto stesso di aver approvato la legge: siamo la prima Regione in Italia a farlo, e questo significa trasmettere un messaggio molto forte. La maggior criticità è la mancanza, al momento, di una chiara definizione della filiera già nel testo di legge, come avrei invece auspicato. Già diversi enti, in primo luogo l'Ersa, stanno lavorando in questa direzione: penso ad esempio a ciò che già ha fatto e sta facendo per quanto riguarda l'orzo. Ora rimane da incrementare il settore del luppolo. Non sarà un percorso breve, ma aver definito questo quadro di base è comunque un punto di partenza. Quando prevede che si potrà andare a regime?I regolamenti devono essere operativi entro 180 giorni, per cui contiamo di partire entro la fine dell'anno. Sono comunque già accessibili ai birrifici sia i bandi rivolti alel aziende artigiane che, per gli agribirrifici, quelli ricolte alle aziende agricole: il che va ad aggiungersi alla dotazione economica prevista da questa legge.

Fvg, la birra artigianale è legge

Ebbene sì, ora è legge: il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato ieri il già noto progetto di legge per la tutela della birra artigianale, a forma dei consiglieri Emiliano Edera e Enzo Marsilio. Con 30 voti a favore e soltanto un contrario, il testo entra ora a tutti gli effetti nel corpus normativo regionale. Come si legge nel comunicato stampa diramato, tra i punti fondamentali della legge ci sono "la promozione delle produzioni di qualità attraverso la concessione di incentivi ad hoc su infrastrutture e impianti; l'istituzione di un registro dei birrifici artigianali del Friuli Venezia Giulia, l'avvio di percorsi di formazione e aggiornamento professionale degli operatori di settore. L'Aula, prima del voto, ha perfezionato il testo approvando alcuni emendamenti; uno dei quali estende alla birra artigianale l'utilizzo del marchio Agricoltura Qualità Ambiente (AQUA), certificazione di qualità concessa dall'Ersa in presenza di specifici requisiti, tra i quali la tracciabilità totale della filiera e il ridotto raggio di sviluppo della stessa, non superiore ai 90 chilometri. Un'ulteriore modifica interessa la definizione stessa di "birra artigianale del Friuli Venezia Giulia" che potrà essere utilizzata per un ciclo produttivo svolto interamente nel territorio regionale, a eccezione non del solo processo di maltazione, ma anche della produzione del luppolo - modifica ad hoc, mi si permetta di osservare, dato che altrimenti nessun birrificio sarebbe mai potuto rientrare in tali parametri -. Viene inoltre stanziato un finanziamento complessivo di 135mila euro per le finalità previste dalle norme: 45mila euro all'anno per il triennio 2017-2019".Grande naturalmente  la soddisfazione da parte dei proponenti e dei birrai tutti; anche perché, pur in presenza di diverse proposte di legge regionale in Italia (ricordo il Veneto, il Piemonte e la Sardegna) il Fvg è il primo ad arrivare all'approvazione in aula. Ho avuto modo di contattare il consigliere Emiliano Edera, al quale ho rivolto alcune domande.Consigliere Edera, come mai, tra le tante produzioni artigianali in Regione, si è scelto di puntare proprio sulla birra?Insieme a un gruppo di consiglieri abbiamo incontrato alcuni rappresentanti dell'Associazione artigiani birrai del Friuli Venezia Giulia, che ci hanno esposto le loro esigenze. Data la forte crescita del settore, che rappresenta un fiore all'occhiello per la Regione, abbiamo ritenuto opportuno dare un quadro normativo. Che contributo ha portato la discussione in aula rispetto a quanto già avvenuto in Commissione?La modifica principale consiste nella questione del marchio: si è scelto di puntare su di uno già rigistrato come AQUA, invece di crearne uno nuovo, per evitare potenziali impugnazioni di un marchio legato al territorio - rispetto alle quali esiste peraltro già una certa giurispridenza. Lo sforzo è comunque stato quello di coprire tutti i tipi di realtà, pur in assenza di un marchio specifico.C'è poi la questione dei fondi e dei criteri con cui vengono ripartiti: 45 mila euro l'anno sono sicuramente una buona notizia, ma con oltre 30 birrifici in Regione il rischio di dare finanziamenti a pioggia o comunque in maniera non del tutto efficace è un nodo da tenere presente. Come agirete?Innanzitutto va precisato che si tratta di una cifra iniziale, per dare il via a questa legge, e contiamo di aumentare la dotazione. Per il resto, saranno i regolamenti attuativi a definire in maniera dettagliata i criteri da utilizzare. La cosa che più mi ha fatto piacere è stato che anche i diretti interessati, i birrai, durante le auduzioni hanno espresso soddisfazione: il che mi conforta rispetto al fatto che stiamo andando nella direzione giusta. Rimanete sintonizzati per il commento di Enzo Marsilio...

La falsa cessione di Mahrs ad AB Inbev e l’angoscia di noi appassionati

Da quando per le multinazionali è cominciata la stagione dello shopping nel mondo della birra artigianale, abbiamo imparato a non meravigliarci più di niente. Eppure ogni tanto escono notizie che ci fanno ancora sobbalzare sulla sedia, come quella recente – poi rivelatasi infondata, precisiamolo subito – dell’imminente vendita di Mahrs Brau al colosso AB Inbev. La ...

Massimiliano cerca un impiego nel nord Italia

Sono un homebrewer circa da 10 anni e ho seguito dei corsi su degustazioni fatti da Fermento Birra (Conoscere la birra). Ho poi frequentato un altro corso riguardante la fabbricazione della birra. Il corso è stato fatto dall’associazione Assoapi (Tecnico Birraio) dove mi è stato anche rilasciato la certificazione haccp e l’attestato di Tecnico birraio. ...