Coppie insolite: i formaggi di bufala incontrano le birre artigianali

Birre e formaggi, si sa, formano un’accoppiata vincente, potremmo dire magica, quando la selezione vira su prodotti rari e indimenticabili. E così, in occasione dei Laboratori del gusto® all’interno di Cheese, la più grande manifestazione mondiale sui formaggi a latte crudo, non potevo farmi sfuggire l’occasione di mettere ancora una volta in risalto questa insaziabile ...

Lo shopping di AB Inbev approda in Australia: acquistato il birrificio 4 Pines

Ammettiamolo pure: ormai ci siamo abituati agli acquisti di birrifici craft da parte delle multinazionali. A meno che i nomi coinvolti non siano davvero altisonanti, notizie del genere vengono recepite dall’ambiente in maniera sempre più apatica. C’è una sorta di rassegnata passività, sviluppatasi per l’escalation del fenomeno: prima è toccato ai marchi di dimensioni ragguardevoli, ...

Gusti di Frontiera 2017: dal riso alla frutta

Nonostante quest'anno non abbia potuto darmi a maratone birrarie, non ho comunque disdegnato un giro alla manifestazione goriziana Gusti di Frontiera: un tour che mi fa sempre piacere, nonché occasione per conoscere gente nuova e rivedere vecchi amici. E in effetti già all'ingresso di Corso Italia ho fatto una nuova conoscenza, l'azienda agricola Palcoda di Fanna (PN), che all'attività principale di allevamento di capre e pecore - da cui ricava una notevole varietà di formaggi - affianca la coltivazione dell'orzo, appoggiandosi poi all'agribirrificio Santjago di Vittorio Veneto come beerfirm. Una scelta, hanno spiegato, dovuta anche alla volontà di appoggiarsi ad un'altra azienda agricola (qual è in effetti Santjago), così da trovarsi in maggiore sintonia in quanto a filosofia di lavoro. Due per ora le birre prodotte su ricetta Palcoda, ed entrambe rivelano una certa passione per le aromatizzazioni di impronta belga: una blonde ale all'arancia amara, e una amber ale al coriandolo.La seconda nuova conoscenza l'ho fatta a poca distanza da lì, il mantovano birrificio Luppolajo; non era presente tramite il birraio, ma il ragazzo allo stand ha comunque fatto un buon lavoro nell'illustrarmele. Su suo consiglio mi sono concessa un assaggio della Gem Session, una session ipa al riso. Luppolatura delicata su toni floreali con sottofondo di agrume, quasi bergamotto; snella e fresca nel corpo, con finale secco e pulito, di un amaro senza compromessi ma elegante e non troppo persistente. Dissetante, gradevole per le giornate calde, ben costruita nella sua semplicità.Chi invece ha fatto un lavoro di costruzione un po' più elaborato con la sua nuova creatura è Lorenzo Serroni di The Lure, che mi ha presentato ("Ma senza insistenze eh, capisco...."....e capirai Lure', già le pinte intere invece degli assaggini me le sogno di notte da quattro mesi, questa è istigazione a delinquere) la sua nuova Black or Fruit. Trattasi di una "black juices ipa", ossia una base di black ipa di 6 gradi alcolici a cui è stata aggiunta poco più che la stessa percentuale di succo di vari frutti tropicali (ananas in primo luogo); per la quale Lorenzo ha studiato un mix di luppoli sloveni dagli aromi fruttati tale da accompagnare il succo. In effetti all'aroma i luppoli e la frutta propriamente detta - dai toni di ananas, a quelli di frutto della passione, di uva spina e affini - si armonizzano in maniera tale da risultare quasi indistinguibili. Devo dire peraltro che la frutta, pur percepibile, rimane più sullo sfondo di quanto mi sarei aspettata, accompagnando aromi e sapori senza però risaltare: anche nel corpo, snello nonostante la complessità dell'insieme e il grado alcolico, protagonisti rimangono i malti tra il tostato e il caramellato, mentre la frutta va a dare solo una "nota di colore"; salvo lasciare il posto sul finale ad un amaro citrico che, pur non troppo robusto, è comunque deciso e ben persistente. Nota di merito poi per la schiuma, densa, saporita e ben perisstente, da addentare. Dato che mi sono trovata più volte ad osservare che Lorenzo, rimanendo fedele alla sua prima passione, fa birra come si fa musica - magari si possono anche sperimentare note audaci e dissonanti, ma alla fine si rispettano le regole base dell'armonia e nove volte su dieci si risolve sulla tonica - potrei dire un po' lo stesso anche questa volta: la birra rimane una birra, non una spremuta di ananas, e la frutta fa solo da accompagnamento alla linea melodica principale. Dato l'equilibrio nella complessità si nota che c'è stato un certo lavoro volto ad ottenerlo - e anche qui non posso che ripensare al musicista, che studia fino allo sfinimento lo stesso pezzo finché non esce "pulito". Insomma, da questo punto di vista, l'artigiano (birraio o quel che sia) e il musicista si assomigliano.Naturalmente sono molti altri gli stand di birra artigianale presenti a Gusti di Frontiera, a cominciare dalla Birroteca dell'Associazione artigiani birrai Fvg in Via Rastello con 16 birre a listino; più altri quali Meni, Foglie d'Erba, Antica Contea, Campestre, Zahre, Campagnolo, Il Birrone, Grana 40, Casa Veccia ed altri ancora. Insomma, come prevedibile, non c'è il rischio di patire la sete...

Gusti di Frontiera 2017: dal riso alla frutta

Nonostante quest'anno non abbia potuto darmi a maratone birrarie, non ho comunque disdegnato un giro alla manifestazione goriziana Gusti di Frontiera: un tour che mi fa sempre piacere, nonché occasione per conoscere gente nuova e rivedere vecchi amici. E in effetti già all'ingresso di Corso Italia ho fatto una nuova conoscenza, l'azienda agricola Palcoda di Fanna (PN), che all'attività principale di allevamento di capre e pecore - da cui ricava una notevole varietà di formaggi - affianca la coltivazione dell'orzo, appoggiandosi poi all'agribirrificio Santjago di Vittorio Veneto come beerfirm. Una scelta, hanno spiegato, dovuta anche alla volontà di appoggiarsi ad un'altra azienda agricola (qual è in effetti Santjago), così da trovarsi in maggiore sintonia in quanto a filosofia di lavoro. Due per ora le birre prodotte su ricetta Palcoda, ed entrambe rivelano una certa passione per le aromatizzazioni di impronta belga: una blonde ale all'arancia amara, e una amber ale al coriandolo.La seconda nuova conoscenza l'ho fatta a poca distanza da lì, il mantovano birrificio Luppolajo; non era presente tramite il birraio, ma il ragazzo allo stand ha comunque fatto un buon lavoro nell'illustrarmele. Su suo consiglio mi sono concessa un assaggio della Gem Session, una session ipa al riso. Luppolatura delicata su toni floreali con sottofondo di agrume, quasi bergamotto; snella e fresca nel corpo, con finale secco e pulito, di un amaro senza compromessi ma elegante e non troppo persistente. Dissetante, gradevole per le giornate calde, ben costruita nella sua semplicità.Chi invece ha fatto un lavoro di costruzione un po' più elaborato con la sua nuova creatura è Lorenzo Serroni di The Lure, che mi ha presentato ("Ma senza insistenze eh, capisco...."....e capirai Lure', già le pinte intere invece degli assaggini me le sogno di notte da quattro mesi, questa è istigazione a delinquere) la sua nuova Black or Fruit. Trattasi di una "black juices ipa", ossia una base di black ipa di 6 gradi alcolici a cui è stata aggiunta poco più che la stessa percentuale di succo di vari frutti tropicali (ananas in primo luogo); per la quale Lorenzo ha studiato un mix di luppoli sloveni dagli aromi fruttati tale da accompagnare il succo. In effetti all'aroma i luppoli e la frutta propriamente detta - dai toni di ananas, a quelli di frutto della passione, di uva spina e affini - si armonizzano in maniera tale da risultare quasi indistinguibili. Devo dire peraltro che la frutta, pur percepibile, rimane più sullo sfondo di quanto mi sarei aspettata, accompagnando aromi e sapori senza però risaltare: anche nel corpo, snello nonostante la complessità dell'insieme e il grado alcolico, protagonisti rimangono i malti tra il tostato e il caramellato, mentre la frutta va a dare solo una "nota di colore"; salvo lasciare il posto sul finale ad un amaro citrico che, pur non troppo robusto, è comunque deciso e ben persistente. Nota di merito poi per la schiuma, densa, saporita e ben perisstente, da addentare. Dato che mi sono trovata più volte ad osservare che Lorenzo, rimanendo fedele alla sua prima passione, fa birra come si fa musica - magari si possono anche sperimentare note audaci e dissonanti, ma alla fine si rispettano le regole base dell'armonia e nove volte su dieci si risolve sulla tonica - potrei dire un po' lo stesso anche questa volta: la birra rimane una birra, non una spremuta di ananas, e la frutta fa solo da accompagnamento alla linea melodica principale. Dato l'equilibrio nella complessità si nota che c'è stato un certo lavoro volto ad ottenerlo - e anche qui non posso che ripensare al musicista, che studia fino allo sfinimento lo stesso pezzo finché non esce "pulito". Insomma, da questo punto di vista, l'artigiano (birraio o quel che sia) e il musicista si assomigliano.Naturalmente sono molti altri gli stand di birra artigianale presenti a Gusti di Frontiera, a cominciare dalla Birroteca dell'Associazione artigiani birrai Fvg in Via Rastello con 16 birre a listino; più altri quali Meni, Foglie d'Erba, Antica Contea, Campestre, Zahre, Campagnolo, Il Birrone, Grana 40, Casa Veccia ed altri ancora. Insomma, come prevedibile, non c'è il rischio di patire la sete...

Vendesi intero birrificio in provincia di Cosenza

Vendesi, per chiusura attività, intero microbirrificio situato in Paola (CS), impianto Impiantinox da 2,5 hl, a gas, praticamente nuovo, linea d’imbottigliamento semiautomatica. Per maggiori informazioni contattateci: email: 4granisrl@libero.it o Cell 3204650388.

Birra negli USA: una storia di stili legati alle zone di origine

Come sappiamo molti stili della tradizione brassicola europea sono propri di regioni o luoghi specifici. Talvolta il legame è talmente forte da essere fissato nel nome stesso della tipologia: pensiamo alle Gose, originarie del comune di Goslar, alle Kölsch, tipiche di Colonia, alle Helles e alle Dunkel, a cui spesso ci si riferisce con l’aggettivo ...

I Millennials stanno uccidendo la birra artigianale?

Nella rassegna stampa delle ultime settimane mi è capitato di imbattermi a più riprese in alcuni articoli che individuavano nei Millennials (cioè i componenti della cosiddetta Generazione Y) il motivo del trend negativo del mercato della birra. Niente di nuovo, direte: sappiamo infatti che la crisi del settore è cominciata quando le multinazionali si sono ...

Anche i “makers” fanno gli homebrewer

Ok, partiamo dalle basi: non è detto che tutti sappiano cos'è un "maker". Almeno, io ammetto candidamente di non averlo saputo fino a quando, un paio d'anni fa, Enrico mi ha portata per la prima volta al Mini Maker Faire di Trieste, tappa giuliana di questa manifestazione nata a San Francisco e che riunisce appunto i "makers" - termine traduicibile in italiano con l'espressione "artigiani digitali", coloro che in piccoli laboratori o in casa sfruttano le nuove tecnologie per più o meno piccole (e più o meno bizzarre, diciamo la verità, ma è lì che sta il bello) realizzazioni ingegneristiche o robotiche. Anche quest'anno Enrico mi ha voluta portare, facendo leva sull'annunciata partecipazione di un maker che aveva realizzato un innovativo software di controllo per l'homebrewing: non sono homebrewer, mi sono detta, però può essere interessante.Così sono andata a conoscere il giovane pordenonese Andrea Fantin (a destra nella foto) che con il suo laboratorio Imelab ha prodotto Beerlab, definito come "The Italian homebrewing system" (il sistema hoebrewing italiano). Trattasi di un ingegnoso aggeggino (passatemi il termine ironico) in grado di gestire in maniera integrata l'intero processo, dall'ammostamento alla fermentazione, grazie alla possibilità di installare fino ad otto sonde; e che è stato pensato come facilmente configurabile a piacimento e quindi personalizzabile, in base al numero di pentole disponibili, alla ricetta (se ne possono memorizzare fino a 20, impostando in automatico tempi e temperature di ammostamento, tipi di malti e di luppoli utilizzati, e ogni altro parametro utile). C'è poi la possibilità di visualizzare i grafici delle temperature in tempo reale, esportare i dati su scheda SD, importare le ricette tramite software apposito, ed una serie di altre funzionalità (illustrate nella pagina che vi ho linkato sopra, per chi fosse interessato).Mi esimo da valutazioni tecniche dato che non ho provato Beerlab, né sono un'esperta di elettronica; comunque Andrea mi ha riferito di aver già ricevuto manifestazioni di interesse da parte di alcune aziende per quanto riguarda la distribuzione - intende invece ad ora mantenere in casa la produzione, senza vendere l'idea. Da notare anche il fatto che, nell'anno e mezzo di lavoro che è servito per mettere a punto Beerlab, Andrea è andato avanti con capitale proprio, senza l'aiuto di alcun finanziatore: il che evidenzia un altro handicap conclamato del nostro sistema economico, in cui i giovani creativi si trovano a dover fare da sé in quanto a fondi per sviluppare le proprie idee.Beerlab non è ancora distribuito sul mercato; ma Andrea ha già fornito alcuni prototipi a degli homebrewer che l'hanno contattato personalmente, e che gli stanno dando feedback dettagliato sul funzionamento - tutte informazioni utili, naturalmente, per l'affinamento delle prossime versioni. "Per ora il feedback ricevuto è molto positivo - ha assicurato -, per cui sono fiducioso di essere pronto ad uscire sul mercato in tempi relativamente brevi". Bocche cucite per ora in quanto al prezzo, ancora da determinare - sulla base anche dei futuri interventi apportati e di eventuali accordi di distribuzione; se interessati, non vi resta che continuare a seguire le vicende di Andrea...

Anche i “makers” fanno gli homebrewer

Ok, partiamo dalle basi: non è detto che tutti sappiano cos'è un "maker". Almeno, io ammetto candidamente di non averlo saputo fino a quando, un paio d'anni fa, Enrico mi ha portata per la prima volta al Mini Maker Faire di Trieste, tappa giuliana di questa manifestazione nata a San Francisco e che riunisce appunto i "makers" - termine traduicibile in italiano con l'espressione "artigiani digitali", coloro che in piccoli laboratori o in casa sfruttano le nuove tecnologie per più o meno piccole (e più o meno bizzarre, diciamo la verità, ma è lì che sta il bello) realizzazioni ingegneristiche o robotiche. Anche quest'anno Enrico mi ha voluta portare, facendo leva sull'annunciata partecipazione di un maker che aveva realizzato un innovativo software di controllo per l'homebrewing: non sono homebrewer, mi sono detta, però può essere interessante.Così sono andata a conoscere il giovane pordenonese Andrea Fantin (a destra nella foto) che con il suo laboratorio Imelab ha prodotto Beerlab, definito come "The Italian homebrewing system" (il sistema homebrewing italiano). Trattasi di un ingegnoso aggeggino (passatemi il termine ironico) in grado di gestire in maniera integrata l'intero processo, dall'ammostamento alla fermentazione, grazie alla possibilità di installare fino ad otto sonde; e che è stato pensato come facilmente configurabile a piacimento e quindi personalizzabile, in base al numero di pentole disponibili, alla ricetta (se ne possono memorizzare fino a 20, impostando in automatico tempi e temperature di ammostamento, tipi di malti e di luppoli utilizzati, e ogni altro parametro utile). C'è poi la possibilità di visualizzare i grafici delle temperature in tempo reale, esportare i dati su scheda SD, importare le ricette tramite software apposito, ed una serie di altre funzionalità (illustrate nella pagina che vi ho linkato sopra, per chi fosse interessato).Mi esimo da valutazioni tecniche dato che non ho provato Beerlab, né sono un'esperta di elettronica; comunque Andrea mi ha riferito di aver già ricevuto manifestazioni di interesse da parte di alcune aziende per quanto riguarda la distribuzione - intende invece ad ora mantenere in casa la produzione, senza vendere l'idea. Da notare anche il fatto che, nell'anno e mezzo di lavoro che è servito per mettere a punto Beerlab, Andrea è andato avanti con capitale proprio, senza l'aiuto di alcun finanziatore: il che evidenzia un altro handicap conclamato del nostro sistema economico, in cui i giovani creativi si trovano a dover fare da sé in quanto a fondi per sviluppare le proprie idee.Beerlab non è ancora distribuito sul mercato; ma Andrea ha già fornito alcuni prototipi a degli homebrewer che l'hanno contattato personalmente, e che gli stanno dando feedback dettagliato sul funzionamento - tutte informazioni utili, naturalmente, per l'affinamento delle prossime versioni. "Per ora il feedback ricevuto è molto positivo - ha assicurato -, per cui sono fiducioso di essere pronto ad uscire sul mercato in tempi relativamente brevi". Bocche cucite per ora in quanto al prezzo, ancora da determinare - sulla base anche dei futuri interventi apportati e di eventuali accordi di distribuzione; se interessati, non vi resta che continuare a seguire le vicende di Andrea...