Il Lambic, o delle virtù dell’acidità

Dobbiamo ammetterlo. Di fronte a questa tipologia di birre i commenti e gli aggettivi sono sempre i più disparati e contraddittori. Perché il Lambic divide, estasia o schifa, generando confusione nei neofiti: ostico, affascinante, ardito, complesso, ricco, “ma è aceto?”, “lasciatemi la bottiglia, è fantastico!”, “ma chi c…o se la beve ‘sta roba?!”. Quest’ultima colorita …

Verso la fase 2…in ordine sparso?

Dopo la lettera da parte del comitato spontaneo dei gestori dei pubblici esercizi milanesi, ho iniziato a fare più attenzione a quelle che sono le istanze di gestori di pub e affini. In particolare dopo l'annuncio del tanto atteso decreto per la fase 2; che, tra stupori e polemiche, ha prospettato al 1 giugno la riapertura di bar e ristoranti (categoria sotto al quale ricadono la grande maggioranza dei pub).Inizialmente le reazioni erano state di contrarietà: impossibile aspettare così a lungo, molti rischiano di chiudere, consentire soltanto l'asporto non risolve perché genera più costi che incassi. Si sono mossi presidenti di Regione - alcuni, al momento in cui scriviamo, intendono anticipare le riaperture -, associazioni di categoria e singoli gruppi, con tanto di raccolte di firme, flashmob e affini.Nel giro di poco tempo però hanno iniziato a farsi sentire anche altre voci - che in realtà c'erano anche prima, semplicemente erano passate più in sordina: ossia quelle che sostengono che riaprire in una fase in cui è ancora necessario osservare pesanti misure per evitare la ripresa del contagio sia in realtà, come si dice dalle mie parti, "un tacòn pedo del sbrech" (per i non venetosinistrapiavofoni: una toppa peggiore dello strappo). Posti a sedere ridotti anche di oltre la metà, spese per l'adeguamento dei locali a fronte di pesanti incertezze su quali saranno effettivamente le normative di sicurezza, prospettive di un flusso di clienti assai ridotto: tutti elementi che, secondo i sostenitori di questa tesi, condannerebbero ugualmente gli esercizi pubblici al fallimento. Meglio a questo punto, dicono, prevedere adeguate misure di sostegno pubblico per qualche mese in più (e che queste misure arrivino sul serio, senza i pesanti ritardi visti finora), e per poi ripartire a pieno regime o quasi. Tra queste voci c'è stata ad esempio quella del Comitato HoReCa Lombardia, che la settimana scorsa ha simbolicamente consegnato le chiavi dei propri locali al sindaco di Milano con questa richiesta.Si può dire che siano due facce della stessa medaglia, e non solo nella misura in cui sono due punti di vista (diversi ma altrettanto legittimi) su come affrontare un problema che è lo stesso per tutti; ma anche perché è ragionevole credere che, a seconda dei singoli casi, possa essere più adatto l'uno o l'altro approccio. Credo ad esempio non sia un caso che il primo punto di vista sia più diffuso in quelle zone che sono state meno pesantemente colpite dall'epidemia, o che comunque vi hanno fatto meglio fronte (e lo vedo concretamente qui a Nordest); nonché che siano evidentemente molti i fattori da prendere in considerazione per valutare se la riapertura convenga o se la chiusura sia ancora sostenibile (l'essere più o meno grandi e strutturati, l'avere più o meno dipendenti, l'avere o meno cucina, essere proprietari o affittuari della struttura, trovarsi in un luogo con più o meno afflusso di pubblico, ed altro ancora). Questo per dire che, come sempre nelle situazioni complesse, sarebbe illusorio voler cercare una soluzione semplice (che sia il "riapriamo tutto senza se e senza ma" o la chiusura ad oltranza).Senza però voler giudicare le singole posizioni (visto che non sono publican e quindi non potrei mai permettermi di farlo), una considerazione mi sento di farla. Ossia quella che mi dispiacerebbe vedere spuntare i coltelli tra chi vuole riaprire subito, e chi invece invoca il prosieguo della chiusura con sostegno statale. Già ho sentito qualche espressione di astio di una corrente di pensiero verso l'altra, e non vorrei si andasse in peggio. Andare divisi come categoria è spesso (per non dire sempre) pericoloso, e a rischio di trovarsi "cornuti e mazziati" (e no, questo non è un modo di dire veneto). Mi chiedo se sia possibile trovare una posizione di sintesi; o una sorta di soluzione flessibile per cui si possa optare, per un periodo di tempo definito, per l'apertura oppure per la chiusura sostenuta da apposite misure. Sarei felice di ricevere l'opinione di qualche publican o ristoratore in merito.

Verso la fase 2…in ordine sparso?

Dopo la lettera da parte del comitato spontaneo dei gestori dei pubblici esercizi milanesi, ho iniziato a fare più attenzione a quelle che sono le istanze di gestori di pub e affini. In particolare dopo l'annuncio del tanto atteso decreto per la fase 2; che, tra stupori e polemiche, ha prospettato al 1 giugno la riapertura di bar e ristoranti (categoria sotto al quale ricadono la grande maggioranza dei pub).Inizialmente le reazioni erano state di contrarietà: impossibile aspettare così a lungo, molti rischiano di chiudere, consentire soltanto l'asporto non risolve perché genera più costi che incassi. Si sono mossi presidenti di Regione - alcuni, al momento in cui scriviamo, intendono anticipare le riaperture -, associazioni di categoria e singoli gruppi, con tanto di raccolte di firme, flashmob e affini.Nel giro di poco tempo però hanno iniziato a farsi sentire anche altre voci - che in realtà c'erano anche prima, semplicemente erano passate più in sordina: ossia quelle che sostengono che riaprire in una fase in cui è ancora necessario osservare pesanti misure per evitare la ripresa del contagio sia in realtà, come si dice dalle mie parti, "un tacòn pedo del sbrech" (per i non venetosinistrapiavofoni: una toppa peggiore dello strappo). Posti a sedere ridotti anche di oltre la metà, spese per l'adeguamento dei locali a fronte di pesanti incertezze su quali saranno effettivamente le normative di sicurezza, prospettive di un flusso di clienti assai ridotto: tutti elementi che, secondo i sostenitori di questa tesi, condannerebbero ugualmente gli esercizi pubblici al fallimento. Meglio a questo punto, dicono, prevedere adeguate misure di sostegno pubblico per qualche mese in più (e che queste misure arrivino sul serio, senza i pesanti ritardi visti finora), e per poi ripartire a pieno regime o quasi. Tra queste voci c'è stata ad esempio quella del Comitato HoReCa Lombardia, che la settimana scorsa ha simbolicamente consegnato le chiavi dei propri locali al sindaco di Milano con questa richiesta.Si può dire che siano due facce della stessa medaglia, e non solo nella misura in cui sono due punti di vista (diversi ma altrettanto legittimi) su come affrontare un problema che è lo stesso per tutti; ma anche perché è ragionevole credere che, a seconda dei singoli casi, possa essere più adatto l'uno o l'altro approccio. Credo ad esempio non sia un caso che il primo punto di vista sia più diffuso in quelle zone che sono state meno pesantemente colpite dall'epidemia, o che comunque vi hanno fatto meglio fronte (e lo vedo concretamente qui a Nordest); nonché che siano evidentemente molti i fattori da prendere in considerazione per valutare se la riapertura convenga o se la chiusura sia ancora sostenibile (l'essere più o meno grandi e strutturati, l'avere più o meno dipendenti, l'avere o meno cucina, essere proprietari o affittuari della struttura, trovarsi in un luogo con più o meno afflusso di pubblico, ed altro ancora). Questo per dire che, come sempre nelle situazioni complesse, sarebbe illusorio voler cercare una soluzione semplice (che sia il "riapriamo tutto senza se e senza ma" o la chiusura ad oltranza).Senza però voler giudicare le singole posizioni (visto che non sono publican e quindi non potrei mai permettermi di farlo), una considerazione mi sento di farla. Ossia quella che mi dispiacerebbe vedere spuntare i coltelli tra chi vuole riaprire subito, e chi invece invoca il prosieguo della chiusura con sostegno statale. Già ho sentito qualche espressione di astio di una corrente di pensiero verso l'altra, e non vorrei si andasse in peggio. Andare divisi come categoria è spesso (per non dire sempre) pericoloso, e a rischio di trovarsi "cornuti e mazziati" (e no, questo non è un modo di dire veneto). Mi chiedo se sia possibile trovare una posizione di sintesi; o una sorta di soluzione flessibile per cui si possa optare, per un periodo di tempo definito, per l'apertura oppure per la chiusura sostenuta da apposite misure. Sarei felice di ricevere l'opinione di qualche publican o ristoratore in merito.

Giovanni Campari lascia il Birrificio del Ducato

Con un comunicato informale apparso sul proprio sito web, il Birrificio del Ducato ha annunciato la definitiva uscita dalla società di Giovanni Campari e Manuel Piccoli, i due fondatori che nel 2007 diedero vita al marchio emiliano insieme a Emanuele Aimi. Dopo appena tre anni dall’annuncio delle vendita al colosso Duvel, il Birrificio del Ducato …

Nuovi birrifici: Booty Bay, Birra Rebvs, Accussì e Birra Indipendente Gemonese

Sarcasticamente potremmo affermare che il momento peggiore per aprire un birrificio negli ultimi 25 anni è stato proprio a ridosso dell’emergenza coronavirus: chi ha compiuto investimenti importanti nei mesi passati si ritrova ora a gestire un’attività che praticamente non può operare. Ma al netto dell’amara ironia è chiaro che nessuno poteva immaginare ciò che sarebbe …

Una storia di successo (e hype) lunga 10 anni: Maine Beer Company

In questo periodo a dir poco difficile, a volte mi trovo a ragionare sui birrifici o semplicemente sulle singole birre che vorrei ritrovare da qui a un paio d’anni. In sostanza, penso a quei birrifici italiani, europei e americani che spero vivamente superino la contingenza del periodo, che attualmente comporta un’enorme contrazione dei consumi, la …

Nuove birre da Eastside, Extraomnes, Alder, Cascina Motta e Balabiott

Oggi comincia l’ultima settimana di Fase 1 dell’emergenza Coronavirus e nell’ambiente non si respira un’atmosfera piacevole: la riapertura di pub a condizioni ragionevoli è rimandata a chissà quando e comprensibilmente l’insofferenza cresce di giorno in giorno. Per cercare di alleggerire un po’ il peso di questo momento non facile torniamo a occuparci di una delle …

Una lettera da Milano

Ricevo e ripubblico la lettera indirizzata al sindaco di Milano dal Comitato spontaneo dei pubblici esercizi di Milano contro il Covid 19. I promotori riferiscono di aver raccolto una quarantina di firme in fase di lancio, e che al momento l'appello sta raccogliendo ulteriori adesioni: gli esercenti milanesi che volessero sottoscriverlo possono farlo su @Covid Network PE (o contattare i recapiti indicati). Daniele Martinelli Portavoce del Comitato spontaneo dei Pubblici Esercizi di Milano contro Covid-19 Residente in Via Savona, 127 – 20144 Milano E-mail oldfoxpubmilano@gmail.com Tel. 334 174 8281 Milano, 26 aprile 2020 Alla Cortese attenzione di: Egregio Sindaco di Milano Giuseppe Sala Giunta Comunale della Città di Milano Consigli di Zona di Milano Tempi straordinari richiedono misure straordinarie Spunti e integrazioni per Milano 2020: strategie comuni per l’esercizio di attività di somministrazione di pub, birrerie e locali serali durante la Fase 2 Covid-19 Gentili Signore, Egregi Signori, il mio nome è Daniele Martinelli proprietario e gestore di uno storico Pub di Milano che esiste sin dal secondo dopoguerra e mi faccio portavoce di oltre un centinaio di operatori del settore Pub, Birrerie e Locali serali di Milano, ma credo di accomunare le volontà di molti altri colleghi nel rispondere all’invito fatto oggi dal Sindaco a presentare idee e suggerimenti per la Fase 2 e per il Progetto Milano 2020, del quali condividiamo numerosi aspetti. Gli obbiettivi del presente documento sono molteplici: 1)Permettere ai pubblici esercizi che operano sul territorio di Milano di lavorare con la professionalità che li ha sempre contraddistinti, in collaborazione con il Comune di Milano nella salvaguardia della salute pubblica. 2) Mantenere i posti di lavoro attualmente attivi. Le nostre sono piccole aziende, ma sono costituite da una moltitudine di persone, spesso famigliari, che lavorano e vivono nella città di Milano. 3) Risvegliare la socialità e la partecipazione alla vita di quartiere, anche a sostegno delle politiche sociali promosse nel documento Milano 2020. Le nostre proposte per la Fase 2 Covid-19 Chiediamo di essere partocinati in quanto attori attivi del progetto YES Milano Chiediamo al Comune di prevedere per il nostro settore poche regole e chiare, che non generino ambiguità e la possibilità di interpretazione da parte degli enti preposti al controllo, in modo da consentirci di svolgere con serenità e sicurezza il nostro lavoro. Proponiamo: 1) Riduzione della capienza massima rispetto a quella attuale con accesso contingentato non per distanza ma per un numero di accessi massimo determinato dallo spazio di somministrazione indicato sulla licenza dell’esercizio (es. 50 mq di spazio somministrazione = 25 clienti). Per integrare il flusso di clientela perduto, che andrà a sommarsi alla fisiologica riduzione di socialità determinata dalla pandemia, a questo dovrà corrispondere un ampliamento dell’utilizzo dell’area esterna del locale. A tal proposito proponiamo: - Ampliamento/creazione aree dehor a canone COSAP zero, attraverso l’emissione da parte degli uffici OSP di autorizzazioni temporanee di occupazione suolo pubblico a titolo gratuito. Suggeriamo ad esempio l’utilizzo di stalli di parcheggio o spartitraffico identificati all’interno delle nuove Aree 30 già ipotizzate dal Comune e ove possibile la creazione di ZTL serali, da individuare su indicazione dei Consigli di Zona, che ben conoscono la viabilità di ogni quartiere. Tali autorizzazioni straordinarie saranno caratterizzate dalla temporaneità (la durata della Fase 2) e dalla gratuità (per permettere alle aziende di riprendersi dai mesi di serrata), oltre che da una necessaria snellezza burocratica (dovranno potersi richiedere con autocertificazione) che consenta la loro celere attuazione. - Come iniziativa di quartiere, finalizzata anche al sostegno dei pubblici esercizi, proponiamo la possibilità di invitare il vicinato a portare con sé delle sedute private (sedie pieghevoli, sgabelli, etc) per fruire dei servizi di somministrazione in aree pubbliche, in modo che le persone si possano meglio distanziare e siano incentivate a partecipare alla vita della loro zona secondo le linee guida di Yes Milano. I nostri esercizi si propongono di sponsorizzare l’iniziativa, ad esempio con l’offerta di scontistica dedicata, mentre richiedono al Comune una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei residenti, in cui la pubblica amministrazione sostenga questa attività (ad esempio con la creazione di un bollino Yes Milano). - Ad integrazione di entrambi i punti, per distanziare meglio le persone in eventuali file di servizio all’interno del locale, riteniamo che sia efficace consentire al cliente di richiedere le bevande in appositi bar e banchi spina collocati nelle aree esterne. Per questo proponiamo anche la concessione straordinaria di licenze di somministrazione al di fuori dell’area di pertinenza del locale. - Servizio al banco a numero chiuso per meglio distanziare le persone all’interno del locale ed evitare gli assembramenti. - Un’altra possibile strategia che potrebbe attuarsi in un Comune smart e social come il nostro è quella di interpellare Google per la realizzazione di un’app che tracci tutti i locali di Milano e indichi quando c’è capienza per gli avventori (sulla base della capacità determinata in relazione alla superfice di somministrazione). Google già comunica sulle pagine business dei nostri esercizi se il locale è affollato o no, ma con i dati in tempo reale l’app potrebbe indicare alla clientela quanti siano i posti realmente disponibili e dove. - Tutte queste misure mirano a garantire un corretto distanziamento della clientela, e possono essere messe in atto con efficacia da noi gestori. Posto che questo ci consentirà di mantenere le necessarie distanze di sicurezza tra le persone, richiediamo lo sgravio della responsabilità personale del gestore per comportanti non corretti dei clienti all’interno dei locali, dei dehor e delle aree attigue, come ad esempio la formazione di eventuali assembramenti, ritenendo che questo sia una questione di ordine pubblico. Riteniamo inoltre necessaria una moratoria temporanea delle sanzioni per i pubblici esercizi dovuti ai controlli delle autorità, che per almeno i primi 6 mesi si dovranno intendere finalizzati all'ausilio per l'adeguamento e non alla repressione attraverso lo strumento sanzionatorio. Sanificazione del locale con metodologie smart e di ragionevole attuazione: - Utilizzo di lampade UBV certificate che creano ozono all'interno di ambienti chiusi e raggiungono in sicurezza ogni angolo del locale senza problemi, in grado di abbattere le cariche virali e batteriche anche del 90%. - Utilizzo di depuratori d’aria certificati in luogo di una eventuale richiesta di adeguamento dei sistemi di aria condizionata a standard ospedalieri, non sostenibile né in termini di tempistiche, né in termini economici. - Formazione del personale al corretto utilizzo dei DPI che saranno eventualmente previsti. - Obbligo dei clienti alla sanificazione delle mani all'ingresso con appositi dispenser da noi forniti. Tutela delle categorie più fragili con apposite politiche d’esercizio: - Istituzione di servizio di delivery (in molti esercizi già attivo) dedicato per offerte agli over 65, sviluppato dai locali. - I Gestori dei locali si riservano di vietare l’ingresso ai maggiori di 65 anni e ai minorenni non accompagnati dai genitori. Misure da evitare perché non sostenibili, non realizzabili e non efficaci: - Uso della mascherina e dei plexiglass per isolare i clienti. La salute della clientela sarà tutelata dalla distanza sociale. Imporre ulteriori divieti e barriere stroncherebbe sul nascere la ripresa delle attività dei pubblici esercizi. - Misurazione della temperatura all’ingresso. Non avrebbe senso, dal momento che la contagiosità massima si ha nella fase iniziale, che è a-piretica. - Pagamento di COSAP e TARI per il 2020. Le nostre aziende necessitano di uno sgravio per potersi riprendere dopo una lunga inattività, cancellare il pagamento di questi tributi sarebbe di notevole aiuto per risollevare le nostre finanze e darci una possibilità di ripresa. In sintesi: • • Vorremmo il patrocinio del Comune Milano aderendo a YES MILANO, con comunicazione istituzionale sui vostri canali istituzionali; Fondamentale l’utilizzo straordinario dei dehor con le modalità precedentemente descritte per reintegrare i posti interni perduti garantendo così distanziamento sociale ma non la diminuzione dei servizi offerti. Certi di una vostra risposta e fiduciosi per l’inizio di un produttivo dialogo, vi porgiamo i nostri più cordiali saluti. Comitato spontaneo dei Pubblici Esercizi di Milano contro Covid-19

Una lettera da Milano

Ricevo e ripubblico la lettera indirizzata al sindaco di Milano dal Comitato spontaneo dei pubblici esercizi di Milano contro il Covid 19. I promotori riferiscono di aver raccolto una quarantina di firme in fase di lancio, e che al momento l'appello sta raccogliendo ulteriori adesioni: gli esercenti milanesi che volessero sottoscriverlo possono farlo su @Covid Network PE (o contattare i recapiti indicati). Daniele Martinelli Portavoce del Comitato spontaneo dei Pubblici Esercizi di Milano contro Covid-19 Residente in Via Savona, 127 – 20144 Milano E-mail oldfoxpubmilano@gmail.com Tel. 334 174 8281 Milano, 26 aprile 2020 Alla Cortese attenzione di: Egregio Sindaco di Milano Giuseppe Sala Giunta Comunale della Città di Milano Consigli di Zona di Milano Tempi straordinari richiedono misure straordinarie Spunti e integrazioni per Milano 2020: strategie comuni per l’esercizio di attività di somministrazione di pub, birrerie e locali serali durante la Fase 2 Covid-19 Gentili Signore, Egregi Signori, il mio nome è Daniele Martinelli proprietario e gestore di uno storico Pub di Milano che esiste sin dal secondo dopoguerra e mi faccio portavoce di oltre un centinaio di operatori del settore Pub, Birrerie e Locali serali di Milano, ma credo di accomunare le volontà di molti altri colleghi nel rispondere all’invito fatto oggi dal Sindaco a presentare idee e suggerimenti per la Fase 2 e per il Progetto Milano 2020, del quali condividiamo numerosi aspetti. Gli obbiettivi del presente documento sono molteplici: 1)Permettere ai pubblici esercizi che operano sul territorio di Milano di lavorare con la professionalità che li ha sempre contraddistinti, in collaborazione con il Comune di Milano nella salvaguardia della salute pubblica. 2) Mantenere i posti di lavoro attualmente attivi. Le nostre sono piccole aziende, ma sono costituite da una moltitudine di persone, spesso famigliari, che lavorano e vivono nella città di Milano. 3) Risvegliare la socialità e la partecipazione alla vita di quartiere, anche a sostegno delle politiche sociali promosse nel documento Milano 2020. Le nostre proposte per la Fase 2 Covid-19 Chiediamo di essere partocinati in quanto attori attivi del progetto YES Milano Chiediamo al Comune di prevedere per il nostro settore poche regole e chiare, che non generino ambiguità e la possibilità di interpretazione da parte degli enti preposti al controllo, in modo da consentirci di svolgere con serenità e sicurezza il nostro lavoro. Proponiamo: 1) Riduzione della capienza massima rispetto a quella attuale con accesso contingentato non per distanza ma per un numero di accessi massimo determinato dallo spazio di somministrazione indicato sulla licenza dell’esercizio (es. 50 mq di spazio somministrazione = 25 clienti). Per integrare il flusso di clientela perduto, che andrà a sommarsi alla fisiologica riduzione di socialità determinata dalla pandemia, a questo dovrà corrispondere un ampliamento dell’utilizzo dell’area esterna del locale. A tal proposito proponiamo: - Ampliamento/creazione aree dehor a canone COSAP zero, attraverso l’emissione da parte degli uffici OSP di autorizzazioni temporanee di occupazione suolo pubblico a titolo gratuito. Suggeriamo ad esempio l’utilizzo di stalli di parcheggio o spartitraffico identificati all’interno delle nuove Aree 30 già ipotizzate dal Comune e ove possibile la creazione di ZTL serali, da individuare su indicazione dei Consigli di Zona, che ben conoscono la viabilità di ogni quartiere. Tali autorizzazioni straordinarie saranno caratterizzate dalla temporaneità (la durata della Fase 2) e dalla gratuità (per permettere alle aziende di riprendersi dai mesi di serrata), oltre che da una necessaria snellezza burocratica (dovranno potersi richiedere con autocertificazione) che consenta la loro celere attuazione. - Come iniziativa di quartiere, finalizzata anche al sostegno dei pubblici esercizi, proponiamo la possibilità di invitare il vicinato a portare con sé delle sedute private (sedie pieghevoli, sgabelli, etc) per fruire dei servizi di somministrazione in aree pubbliche, in modo che le persone si possano meglio distanziare e siano incentivate a partecipare alla vita della loro zona secondo le linee guida di Yes Milano. I nostri esercizi si propongono di sponsorizzare l’iniziativa, ad esempio con l’offerta di scontistica dedicata, mentre richiedono al Comune una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei residenti, in cui la pubblica amministrazione sostenga questa attività (ad esempio con la creazione di un bollino Yes Milano). - Ad integrazione di entrambi i punti, per distanziare meglio le persone in eventuali file di servizio all’interno del locale, riteniamo che sia efficace consentire al cliente di richiedere le bevande in appositi bar e banchi spina collocati nelle aree esterne. Per questo proponiamo anche la concessione straordinaria di licenze di somministrazione al di fuori dell’area di pertinenza del locale. - Servizio al banco a numero chiuso per meglio distanziare le persone all’interno del locale ed evitare gli assembramenti. - Un’altra possibile strategia che potrebbe attuarsi in un Comune smart e social come il nostro è quella di interpellare Google per la realizzazione di un’app che tracci tutti i locali di Milano e indichi quando c’è capienza per gli avventori (sulla base della capacità determinata in relazione alla superfice di somministrazione). Google già comunica sulle pagine business dei nostri esercizi se il locale è affollato o no, ma con i dati in tempo reale l’app potrebbe indicare alla clientela quanti siano i posti realmente disponibili e dove. - Tutte queste misure mirano a garantire un corretto distanziamento della clientela, e possono essere messe in atto con efficacia da noi gestori. Posto che questo ci consentirà di mantenere le necessarie distanze di sicurezza tra le persone, richiediamo lo sgravio della responsabilità personale del gestore per comportanti non corretti dei clienti all’interno dei locali, dei dehor e delle aree attigue, come ad esempio la formazione di eventuali assembramenti, ritenendo che questo sia una questione di ordine pubblico. Riteniamo inoltre necessaria una moratoria temporanea delle sanzioni per i pubblici esercizi dovuti ai controlli delle autorità, che per almeno i primi 6 mesi si dovranno intendere finalizzati all'ausilio per l'adeguamento e non alla repressione attraverso lo strumento sanzionatorio. Sanificazione del locale con metodologie smart e di ragionevole attuazione: - Utilizzo di lampade UBV certificate che creano ozono all'interno di ambienti chiusi e raggiungono in sicurezza ogni angolo del locale senza problemi, in grado di abbattere le cariche virali e batteriche anche del 90%. - Utilizzo di depuratori d’aria certificati in luogo di una eventuale richiesta di adeguamento dei sistemi di aria condizionata a standard ospedalieri, non sostenibile né in termini di tempistiche, né in termini economici. - Formazione del personale al corretto utilizzo dei DPI che saranno eventualmente previsti. - Obbligo dei clienti alla sanificazione delle mani all'ingresso con appositi dispenser da noi forniti. Tutela delle categorie più fragili con apposite politiche d’esercizio: - Istituzione di servizio di delivery (in molti esercizi già attivo) dedicato per offerte agli over 65, sviluppato dai locali. - I Gestori dei locali si riservano di vietare l’ingresso ai maggiori di 65 anni e ai minorenni non accompagnati dai genitori. Misure da evitare perché non sostenibili, non realizzabili e non efficaci: - Uso della mascherina e dei plexiglass per isolare i clienti. La salute della clientela sarà tutelata dalla distanza sociale. Imporre ulteriori divieti e barriere stroncherebbe sul nascere la ripresa delle attività dei pubblici esercizi. - Misurazione della temperatura all’ingresso. Non avrebbe senso, dal momento che la contagiosità massima si ha nella fase iniziale, che è a-piretica. - Pagamento di COSAP e TARI per il 2020. Le nostre aziende necessitano di uno sgravio per potersi riprendere dopo una lunga inattività, cancellare il pagamento di questi tributi sarebbe di notevole aiuto per risollevare le nostre finanze e darci una possibilità di ripresa. In sintesi: • • Vorremmo il patrocinio del Comune Milano aderendo a YES MILANO, con comunicazione istituzionale sui vostri canali istituzionali; Fondamentale l’utilizzo straordinario dei dehor con le modalità precedentemente descritte per reintegrare i posti interni perduti garantendo così distanziamento sociale ma non la diminuzione dei servizi offerti. Certi di una vostra risposta e fiduciosi per l’inizio di un produttivo dialogo, vi porgiamo i nostri più cordiali saluti. Comitato spontaneo dei Pubblici Esercizi di Milano contro Covid-19