Viaggio nelle Fiandre: tra Bruxelles e Lovanio

Nel post di ieri vi ho raccontato la mia esperienza al Toer de Geuze, l’evento biennale dedicato ai produttori a fermentazione spontanea del Belgio. La mia trasferta in terra straniera non si è però limitata alla manifestazione organizzata da Horal: il sempre efficientissimo Ente del Turismo delle Fiandre ha creato per l’occasione un programma molto ricco, che ...

Viaggio nelle Fiandre: il Toer de Geuze

Come accennavo giovedì scorso, questo periodo per me è stato molto ricco in termini di viaggi birrari. A fine aprile sono stato a Düsseldorf e Colonia per scoprire le locali Altbier e Kölsch, mentre nel fine settimana appena concluso ho avuto l’onore di girare per le Fiandre, regione come sempre straordinaria. Grazie all’invito dell’Ente del ...

Il birrificio Manerba cerca un birraio

Il birrificio Manerba, con sede a Manerba del Garda (Brescia), cerca un birraio preferibilmente con età compresa tra 20-30 anni. E’ richiesta conoscenza base del mondo produzione birra, sanificazione e pulizia sala cotte, gestione fermentazioni. Viene richiesto: Disponibilità a partecipare a fiere ed eventi nazionali ed esteri. Cerchiamo flessibilità e disponibilità riguardo agli interventi richiesti e ...

Industria vs craft: la dura presa di posizione di Unionbirrai

Nonostante io sia appena arrivato in Belgio, non posso esimermi dall’aggiornare Cronache di Birra. Ritengo infatti molto importante il comunicato appena lanciato da Unionbirrai ai suoi iscritti, dove esprime un accorato appello all’unità nel settore. Nello specifico la nuova associazione di categoria invita i propri birrifici associati a non partecipare a eventi organizzati da marchi ...

Industria vs craft: la dura presa di posizione di Unionbirrai

Nonostante io sia appena arrivato in Belgio, non posso esimermi dall’aggiornare Cronache di Birra. Ritengo infatti molto importante il comunicato appena lanciato da Unionbirrai ai suoi iscritti, dove esprime un accorato appello all’unità nel settore. Nello specifico la nuova associazione di categoria invita i propri birrifici associati a non partecipare a eventi organizzati da marchi ...

Una trasferta in Primiero

Dopo aver fatto conoscenza di persona con Fabio del birrificio BioNoc' e con le birre del progetto Asso di Coppe - in quel di Acido Acida a Ferrara, come avevo scritto qui - volentieri ho accolto l'invito a visitare la sede del birrificio a Mezzano, nella ridente valle trentina del Primiero (perché si sa, tra il Trentino e l'Alto Adige tutto è ridente. Almeno dal punto di vista dei veneti). Sono stata così accolta da lui e dal socio Nicola, e per prima cosa mi hanno raccontato dei numerosi progetti che il birrificio ha portato avanti negli ultimi anni.Già nel precedente post avevo accennato al progetto Bio Lupo per la coltivazione dei luppoli in loco; e che oggi conta 5 luppoleti in diverse valli della provincia, le cui 1500 piante - coltivate da agricoltori locali - forniscono ad ogni raccolto 650 kg di luppolo di 12 varietà - il che consente, eccetto per la ipa e la apa, di coprire interamente il fabbisogno del birrificio. "Tutto è iniziato da un agricoltore che ci ha raccontato di aver provato a piantare il luppolo - ha raccontato Fabio - chiedendoci se fossimo interessati. Da lì la cosa si è sviluppata, e abbiamo un po' imparato facendo: ad esempio ci siamo resi conto che sopra i 500 metri di quota non c'è bisogno di trattamenti chimici, perché la maggior parte dei patogeni sopra quelle quote non prospera. Così abbiamo potuto ottenere la certificazione bio per il 30% del nostro luppolo, quello appunto cresciuto in montagna". Parte del luppolo è anche utilizzato fresco per la produzione delle birre harvest - le stagionali brassate appunto nel periodo della raccolta, generalmente a settembre - ciascuna con la sua peculiarità in base a quale luppolo viene utilizzato e a dove è stato coltivato: "Partiamo sempre da una base kolsch, ma di fatto escono delle birre completamente diverse tra loro e non sempre inquadrabili come kolsch - ha proseguito Fabio - tanto che l'idea è stata quella di identificarle in etichetta non tanto in base allo stile, quanto al tipo e provenienza del luppolo".Il prossimo progetto significativo del BioNoc riguarda il cereale, con coltivazioni di orzo, farro, segale e grano saraceno tra la provincia di Vicenza e il trentino - anche questi coltivati senza trattamenti chimici - appoggiandosi poi ad una piccola malteria sperimentale. La cosa è già avviata, tanto che sono state presentate due birre di questa linea denominata "della terra" - Fil di Farro e Segale - mentre la blanche Nana Bianca è in fermentazione; ed è nata anche una birra interamente con materie prime locali, la Primiero, in collaborazione con Slow Food - in produzione limitata, 30 hl l'anno. In vista c'è poi anche la produzione di distillati di birra, barley wine e affini. In generale, insomma, ho percepito un grande entusiasmo e una grande fiducia nei tanti progetti lanciati; tra cui appunto Asso di Coppe, che ho potuto conoscere meglio andando di persona a vedere la bottaia, a pochi km da lì.Trattasi di un vecchio negozio in disuso che ora ospita una cinquantina di botti e una vasca appena arrivata: per gli amanti del genere è un po' come entrare a Gardaland (tanto che c'è anche l'intenzione di fare in futuro visite guidate). Ad accogliermi è stato appunto Nicola Coppe, in quel momento intento a lavare alcune botti, e che mi ha raccontato un po' come ha avviato il tutto. "Per ora diciamo che si tratta di una fermentazione semi-spontanea - ha spiegato - in quanto l'ambiente non è ancora saturo di tutti i microrganismi necessari; per cui ricorro ad un piccolo inoculo per avviare il processo. Però sono certo che presto ci arriveremo - ha affermato, di fronte ad un tino che ribolliva e non lasciava dubbi rispetto a che cosa stesse accadendo lì dentro. Le botti presenti andavano dai lambic in maturazione - il progetto è di arrivare a delle geuze a tempo debito -, birre alla frutta di svariati generi, ales barricate provenienti dal birrificio - tra cui la Lipa Porca di cui avevo già parlato - e finanche sahti, tradizionale birra di origine finlandese. Una piccola Cantillon del Primiero cresce? Forse, ma Nicola rifugge i paragoni né vuole essere messo a confronto con nessuno, preferendo proseguire le sue personali linee di sperimentazione - che del resto hanno già fruttato il primo posto sul podio nella categoria a Beer Attraction.Tornati in birrificio siamo poi passati all'assaggio, e lì la curiosità è che siamo partiti dall'acqua: Fabio ha infatti tenuto a farmela assaggiare (un'acqua a 12 gradi francesi, classificabile pertanto come dolce), in quanto elemento essenziale nella produzione. Siamo partiti da una delle birre storiche del birrificio, la Alta Vienna, che a dispetto del nome non è una Vienna lager bensì una birra ambrata ad alta fermentazione con lievito belga (esiterei a definirla belgian ale perché, diciamocelo, è tutta un'altra cosa) contraddistinta dal malto vienna. E infatti sono ben percepibili all'olfatto i caratteritici toni tra il caramellato, il biscotto e il tostato del vienna, pur uniti al lieve fruttato del lievito; ma in bocca risulta assai più scorrevole nonostante la pienezza rispetto alle birre belghe, così come il finale, in cui personalmente ho colto anche una punta di amaro, appare più secco. La definirei quindi quasi un "ponte" tra Belgio e Germania, unendo due sensibilità birrarie diverse - anche dal punto di vista del grado alcolico, 5,8: un'onesta media tra i due mondi.Siamo poi passati alla scottish ale Nociva, dagli aromi intensi di tostato, caramello, liquirizia, cioccolato - del resto il colore bruno fa pendant con queste caratteritstiche -, con finanche una punta balsamica; corpo ben pieno ma anche in questo caso scorrevole che ripropone gli stessi sapori, fino a chiudere su una liquirizia netta e ben persistente. Da notare anche il grado alcolico relativamente basso, 4,6, che però potrebbe apparire più alto data la corposità della birra.Da ultimo la Rauca, una rauch dalla schiuma copiosa e dal colore dorato scuro - quasi una particolarità tra le rauch - che usa una parte di malto affumicato su legno di faggio. Devo dire che mi ha particolarmente colpita per l'equilibrio e l'eleganza: aroma delicato, in bocca risulta morbida e quasi cremosa, lasciando spazio anche a qualche nota dolce maltata, per chiudere con un affumicato discreto ma ben persistente. Al contrario di altre rauch, peraltro, non lascia la sensazione di "arsura" al palato, risultando quindi più fresca e dissetante rispetot ad altre dello stesso stile.E qui chiudo perché mi sono dilungata sin troppo nel raccontare un pomeriggio senz'altro ricco oltre che piacevole; sia per la visita al birrificio, che per il tour in una zona paesaggisticamente notevole.

Una trasferta in Primiero

Dopo aver fatto conoscenza di persona con Fabio del birrificio BioNoc' e con le birre del progetto Asso di Coppe - in quel di Acido Acida a Ferrara, come avevo scritto qui - volentieri ho accolto l'invito a visitare la sede del birrificio a Mezzano, nella ridente valle trentina del Primiero (perché si sa, tra il Trentino e l'Alto Adige tutto è ridente. Almeno dal punto di vista dei veneti). Sono stata così accolta da lui e dal socio Nicola, e per prima cosa mi hanno raccontato dei numerosi progetti che il birrificio ha portato avanti negli ultimi anni.Già nel precedente post avevo accennato al progetto Bio Lupo per la coltivazione dei luppoli in loco; e che oggi conta 5 luppoleti in diverse valli della provincia, le cui 1500 piante - coltivate da agricoltori locali - forniscono ad ogni raccolto 650 kg di luppolo di 12 varietà - il che consente, eccetto per la ipa e la apa, di coprire interamente il fabbisogno del birrificio. "Tutto è iniziato da un agricoltore che ci ha raccontato di aver provato a piantare il luppolo - ha raccontato Fabio - chiedendoci se fossimo interessati. Da lì la cosa si è sviluppata, e abbiamo un po' imparato facendo: ad esempio ci siamo resi conto che sopra i 500 metri di quota non c'è bisogno di trattamenti chimici, perché la maggior parte dei patogeni sopra quelle quote non prospera. Così abbiamo potuto ottenere la certificazione bio per il 30% del nostro luppolo, quello appunto cresciuto in montagna". Parte del luppolo è anche utilizzato fresco per la produzione delle birre harvest - le stagionali brassate appunto nel periodo della raccolta, generalmente a settembre - ciascuna con la sua peculiarità in base a quale luppolo viene utilizzato e a dove è stato coltivato: "Partiamo sempre da una base kolsch, ma di fatto escono delle birre completamente diverse tra loro e non sempre inquadrabili come kolsch - ha proseguito Fabio - tanto che l'idea è stata quella di identificarle in etichetta non tanto in base allo stile, quanto al tipo e provenienza del luppolo".Il prossimo progetto significativo del BioNoc riguarda il cereale, con coltivazioni di orzo, farro, segale e grano saraceno tra la provincia di Vicenza e il trentino - anche questi coltivati senza trattamenti chimici - appoggiandosi poi ad una piccola malteria sperimentale. La cosa è già avviata, tanto che sono state presentate due birre di questa linea denominata "della terra" - Fil di Farro e Segale - mentre la blanche Nana Bianca è in fermentazione; ed è nata anche una birra interamente con materie prime locali, la Primiero, in collaborazione con Slow Food - in produzione limitata, 30 hl l'anno. In vista c'è poi anche la produzione di distillati di birra, barley wine e affini. In generale, insomma, ho percepito un grande entusiasmo e una grande fiducia nei tanti progetti lanciati; tra cui appunto Asso di Coppe, che ho potuto conoscere meglio andando di persona a vedere la bottaia, a pochi km da lì.Trattasi di un vecchio negozio in disuso che ora ospita una cinquantina di botti e una vasca appena arrivata: per gli amanti del genere è un po' come entrare a Gardaland (tanto che c'è anche l'intenzione di fare in futuro visite guidate). Ad accogliermi è stato appunto Nicola Coppe, in quel momento intento a lavare alcune botti, e che mi ha raccontato un po' come ha avviato il tutto. "Per ora diciamo che si tratta di una fermentazione semi-spontanea - ha spiegato - in quanto l'ambiente non è ancora saturo di tutti i microrganismi necessari; per cui ricorro ad un piccolo inoculo per avviare il processo. Però sono certo che presto ci arriveremo - ha affermato, di fronte ad un tino che ribolliva e non lasciava dubbi rispetto a che cosa stesse accadendo lì dentro. Le botti presenti andavano dai lambic in maturazione - il progetto è di arrivare a delle geuze a tempo debito -, birre alla frutta di svariati generi, ales barricate provenienti dal birrificio - tra cui la Lipa Porca di cui avevo già parlato - e finanche sahti, tradizionale birra di origine finlandese. Una piccola Cantillon del Primiero cresce? Forse, ma Nicola rifugge i paragoni né vuole essere messo a confronto con nessuno, preferendo proseguire le sue personali linee di sperimentazione - che del resto hanno già fruttato il primo posto sul podio nella categoria a Beer Attraction.Tornati in birrificio siamo poi passati all'assaggio, e lì la curiosità è che siamo partiti dall'acqua: Fabio ha infatti tenuto a farmela assaggiare (un'acqua a 12 gradi francesi, classificabile pertanto come dolce), in quanto elemento essenziale nella produzione. Siamo partiti da una delle birre storiche del birrificio, la Alta Vienna, che a dispetto del nome non è una Vienna lager bensì una birra ambrata ad alta fermentazione con lievito belga (esiterei a definirla belgian ale perché, diciamocelo, è tutta un'altra cosa) contraddistinta dal malto vienna. E infatti sono ben percepibili all'olfatto i caratteritici toni tra il caramellato, il biscotto e il tostato del vienna, pur uniti al lieve fruttato del lievito; ma in bocca risulta assai più scorrevole nonostante la pienezza rispetto alle birre belghe, così come il finale, in cui personalmente ho colto anche una punta di amaro, appare più secco. La definirei quindi quasi un "ponte" tra Belgio e Germania, unendo due sensibilità birrarie diverse - anche dal punto di vista del grado alcolico, 5,8: un'onesta media tra i due mondi.Siamo poi passati alla scottish ale Nociva, dagli aromi intensi di tostato, caramello, liquirizia, cioccolato - del resto il colore bruno fa pendant con queste caratteritstiche -, con finanche una punta balsamica; corpo ben pieno ma anche in questo caso scorrevole che ripropone gli stessi sapori, fino a chiudere su una liquirizia netta e ben persistente. Da notare anche il grado alcolico relativamente basso, 4,6, che però potrebbe apparire più alto data la corposità della birra.Da ultimo la Rauca, una rauch dalla schiuma copiosa e dal colore dorato scuro - quasi una particolarità tra le rauch - che usa una parte di malto affumicato su legno di faggio. Devo dire che mi ha particolarmente colpita per l'equilibrio e l'eleganza: aroma delicato, in bocca risulta morbida e quasi cremosa, lasciando spazio anche a qualche nota dolce maltata, per chiudere con un affumicato discreto ma ben persistente. Al contrario di altre rauch, peraltro, non lascia la sensazione di "arsura" al palato, risultando quindi più fresca e dissetante rispetot ad altre dello stesso stile.E qui chiudo perché mi sono dilungata sin troppo nel raccontare un pomeriggio senz'altro ricco oltre che piacevole; sia per la visita al birrificio, che per il tour in una zona paesaggisticamente notevole.

Prossimi eventi: Birrai Eretici, Cerevisia, Tripel Pride e altri

Anticipiamo di un giorno la consueta panoramica sugli eventi birrari perché da domani sarò di nuovo in viaggio. È infatti un periodo molto fortunato per me sotto questo punto di vista: dopo la recente trasferta tedesca alla scoperta di Altbier e Kölsch, passerò il prossimo weekend nelle Fiandre per il Toer de Geuze. Di questa esperienza ...

Una serata tra birra e asparagi

Sono cresciuta in un paesino dove una delle più grandi attrattive è la festa della fragola e dell'asparago: per cui diciamo che ho avuto anche qualche ragione "sentimentale" nell'accogliere l'invito del birrificio San Gabriel alla serata "Asparago bianco di Cimadolmo e birra", all'Osteria della Birra San Gabriel di Ponte di Piave. Una cena che ha dato spazio - sotto la regia che definirei ormai collaudata di Lara Prando - non solo alle birre della casa, ma anche a numerosi produttori della zona - dall'azienda agricola La Negrisia per gli asparagi, alla Pasquon per la farina di mais rosso, alla Sapori del Piave per i formaggi. Ad accogliermi è stato il titolare, Gabriele Tonon, con due chiacchiere di fronte ad una Bionda; e devo dire che mi ha colpita, dopo tanto che non la bevevo, per la pienezza di cereale al palato che rimane comunque poi molto pulita, con una persistenza quasi floreale. L'antipasto - tra cui spiccavano gli asparagi in diverse preparazioni e il formaggio alla birra - è stato accompagnato dalla birra all'asparago bianco di Cimadolmo: una lager chiara leggera in cui all'olfatto si può cogliere una leggera nota vegetale data appunto dell'asparago, che però rimane poi nelle retrovie nel corpo esile e non molto persistente. La serata era pensata anche come occasione per presentare l'ultima nata di casa San Gabriel, la Senza Glutine, che è stata servita con i primi - risotto agli asparagi e lasagna agli asparagi ed erbe di campo. Per alcuni versi può essere definita la "sorella minore" della Bionda; e non perché abbia minore dignità, ma perché, pur condividendone l'impianto di base e gli aromi tra il floreale e l'erbaceo, risulta meno piena sotto il profilo della maltatura e meno persistente. Gabriele ha spiegato che il risultato del "senza glutine" - con un quantitativo cioè al di sotto delle 20 parti per milione - è ottenuto grazie all'utilizzo di particolari malti, il che va chiaramente ad influenzare anche il profilo organolettico finale e quindi le differenze rispetto alla Bionda di base. Pur più esile non l'ho comunque trovata "annacquata" (scusate, il termine "watery" all'interno di un testo in italiano proprio non mi va giù, è più forte di me); né si discosta da quella che è l'impronta birraria del San Gabriel - stile tedesco, lineare e senza orpelli, neanche quando si tratta di aromatizzazioni. Nel complesso l'ho trovata una birra molto semplice, che può prestarsi ad accompagnare un'ampia gamma di piatti - del resto chi soffre di celiachia deve poterla bere a tutto pasto - appunto per questo suo "non imporsi" sugli altri sapori.Il secondo - un piatto bello in primo luogo a vedersi, con seppie alla Ambra Rossa, polenta di mais rosso e asparagi - è stato accompagnato dalla Zea Mays, la birra al mais rosso di cui già avevo parlato qui, e che rimane a mio avviso una delle meglio riuscite della casa. Curioso in particolare come la birra accompagnasse le seppie praticamente al pari della polenta, e non perché la birra soffra di un'eccessiva aromatizzazione - anzi, è molto equilibrata - ma perché crea in bocca lo stesso gioco di pulizia per contrasto. Anche l'aromatizzazione delle seppie con la Ambra Rossa si conferma indovinata, data - anche qui - la sensazione di "pulizia per contrasto" che l'amarognolo del radicchio crea contrastando il sia i toni dolci del malto che quelli del pesce.Da ultimo il dessert, cheesecake agli asparagi con gelato alla Ambra Rossa e fragola ricoperta di cioccolato, abbinato alla Ambra Nera. Trattasi di una Belgian Strong Ale, che ricorda le birre d'abbazia, dal colore di caffè; aromi tra il tostato e la frutta sciroppata come da manuale, con finanche qualche nota di liquirizia, marasca, cacao e caffè. Corpo ben robusto e rotondo che ripropone questi sapori e in cui si coglie anche una nota alcolica, che persiste nel finale dolce ma non stucchevole. Una birra senz'altro adatta ad accompagnare un dessert, andando sia a valorizzare la cioccolata che a contrastare con una dolcezza "diversa" quella caramellata del gelato e quella cremosa del cheesecake. Personalmente l'ho trovata equilibrata nel suo insieme, per quanto "esuberante" per i miei gusti dati i suoi toni forti; da notare è più che altro come si discosti da quella che è la linea classica del San Gabriel, appunto di ispirazione tedesca, ponendosi come "eccezione" all'interno della produzione del birrificio.Chiudo con una nota di merito - che peraltro rinnovo avendola espressa già la scorsa volta - allo staff dell'Osteria della Birra per il servizio non solo rapido e puntuale, ma anche attento a ciascun commensale e alle sue esigenze - cosa non facile né scontata in una serata di lavoro serrato come questa.

Una serata tra birra e asparagi

Sono cresciuta in un paesino dove una delle più grandi attrattive è la festa della fragola e dell'asparago: per cui diciamo che ho avuto anche qualche ragione "sentimentale" nell'accogliere l'invito del birrificio San Gabriel alla serata "Asparago bianco di Cimadolmo e birra", all'Osteria della Birra San Gabriel di Ponte di Piave. Una cena che ha dato spazio - sotto la regia che definirei ormai collaudata di Lara Prando - non solo alle birre della casa, ma anche a numerosi produttori della zona - dall'azienda agricola La Negrisia per gli asparagi, alla Pasquon per la farina di mais rosso, alla Sapori del Piave per i formaggi. Ad accogliermi è stato il titolare, Gabriele Tonon, con due chiacchiere di fronte ad una Bionda; e devo dire che mi ha colpita, dopo tanto che non la bevevo, per la pienezza di cereale al palato che rimane comunque poi molto pulita, con una persistenza quasi floreale. L'antipasto - tra cui spiccavano gli asparagi in diverse preparazioni e il formaggio alla birra - è stato accompagnato dalla birra all'asparago bianco di Cimadolmo: una lager chiara leggera in cui all'olfatto si può cogliere una leggera nota vegetale data appunto dell'asparago, che però rimane poi nelle retrovie nel corpo esile e non molto persistente. La serata era pensata anche come occasione per presentare l'ultima nata di casa San Gabriel, la Senza Glutine, che è stata servita con i primi - risotto agli asparagi e lasagna agli asparagi ed erbe di campo. Per alcuni versi può essere definita la "sorella minore" della Bionda; e non perché abbia minore dignità, ma perché, pur condividendone l'impianto di base e gli aromi tra il floreale e l'erbaceo, risulta meno piena sotto il profilo della maltatura e meno persistente. Gabriele ha spiegato che il risultato del "senza glutine" - con un quantitativo cioè al di sotto delle 20 parti per milione - è ottenuto grazie all'utilizzo di particolari malti, il che va chiaramente ad influenzare anche il profilo organolettico finale e quindi le differenze rispetto alla Bionda di base. Pur più esile non l'ho comunque trovata "annacquata" (scusate, il termine "watery" all'interno di un testo in italiano proprio non mi va giù, è più forte di me); né si discosta da quella che è l'impronta birraria del San Gabriel - stile tedesco, lineare e senza orpelli, neanche quando si tratta di aromatizzazioni. Nel complesso l'ho trovata una birra molto semplice, che può prestarsi ad accompagnare un'ampia gamma di piatti - del resto chi soffre di celiachia deve poterla bere a tutto pasto - appunto per questo suo "non imporsi" sugli altri sapori.Il secondo - un piatto bello in primo luogo a vedersi, con seppie alla Ambra Rossa, polenta di mais rosso e asparagi - è stato accompagnato dalla Zea Mays, la birra al mais rosso di cui già avevo parlato qui, e che rimane a mio avviso una delle meglio riuscite della casa. Curioso in particolare come la birra accompagnasse le seppie praticamente al pari della polenta, e non perché la birra soffra di un'eccessiva aromatizzazione - anzi, è molto equilibrata - ma perché crea in bocca lo stesso gioco di pulizia per contrasto. Anche l'aromatizzazione delle seppie con la Ambra Rossa si conferma indovinata, data - anche qui - la sensazione di "pulizia per contrasto" che l'amarognolo del radicchio crea contrastando il sia i toni dolci del malto che quelli del pesce.Da ultimo il dessert, cheesecake agli asparagi con gelato alla Ambra Rossa e fragola ricoperta di cioccolato, abbinato alla Ambra Nera. Trattasi di una Belgian Strong Ale, che ricorda le birre d'abbazia, dal colore di caffè; aromi tra il tostato e la frutta sciroppata come da manuale, con finanche qualche nota di liquirizia, marasca, cacao e caffè. Corpo ben robusto e rotondo che ripropone questi sapori e in cui si coglie anche una nota alcolica, che persiste nel finale dolce ma non stucchevole. Una birra senz'altro adatta ad accompagnare un dessert, andando sia a valorizzare la cioccolata che a contrastare con una dolcezza "diversa" quella caramellata del gelato e quella cremosa del cheesecake. Personalmente l'ho trovata equilibrata nel suo insieme, per quanto "esuberante" per i miei gusti dati i suoi toni forti; da notare è più che altro come si discosti da quella che è la linea classica del San Gabriel, appunto di ispirazione tedesca, ponendosi come "eccezione" all'interno della produzione del birrificio.Chiudo con una nota di merito - che peraltro rinnovo avendola espressa già la scorsa volta - allo staff dell'Osteria della Birra per il servizio non solo rapido e puntuale, ma anche attento a ciascun commensale e alle sue esigenze - cosa non facile né scontata in una serata di lavoro serrato come questa.