Menaresta Roots In Wine 2011

L’anno in corso si è aperto con la notizia della fuoriuscita del birraio Marco Valeriani dal Birrificio Menaresta, col quale aveva iniziato a collaborare nel 2009 entrando poi a far parte dello staff in  pianta stabile nel 2012. Nell’attesa di provare le nuove birre di Valeriani presso la sua nuova casa, il birrificio Hammer, ecco un’altra di quelle birre realizzate da Menaresta, la Roots in Wine.“Radici nel vino” ovvero – utilizzando la descrizione del birrificio stesso -   “una strong ale  invecchiata in botti di Nebbiolo della Valtellina, con aggiunta di ”cioccolato” di carruba. Viene fatta fermentare una prima volta in tino di acciaio e quindi fermentata di nuovo in barrique con aggiunta di polpa di carruba a dare lo zucchero e di malto caramello a dare il corpo, e impiego di lievito da vino bianco; la birra ottenuta è lasciata maturare in legno 6-8 mesi, dove acidifica, e altrettanti in bottiglia”.Si presenta di un luminoso e limpido color ambrato carico, con riflessi rossastri e ramati; in superficie forma una piccola schiuma a bolle grosse, biancastre, che svanisce quasi immediatamente. L’aroma è interessante e ricco, molto pulito ed intenso, e rappresenta effettivamente una porta d’accesso nel territorio dei vini liquorosi e marsalati, dei passiti: uvetta, frutti di bosco (soprattutto mirtillo e fragola), ciliegia sciroppata, zucchero caramellato. Più in secondo piano si scorgono i sentori del legno, della prugna disidratata, dell’aceto di mela e di pasticceria (immaginate una torta di fragole e ciliegie).L’inizio è davvero molto convincente, mentre la bevuta mantiene solo parzialmente le aspettative create. Corpo medio, perlage molto, molto fine e delicato, ma una consistenza palatale a mio parere un po’ troppo acquosa; il carattere vinoso domina anche in bocca con uvetta, prugna disidratata, frutti di bosco (more e mirtilli) e caramello. Il gusto è prevalentemente dolce, con le note acetiche relegate in sottofondo, a contrastarlo; la chiusura è tannica, con una buona secchezza ed una punta d’amaro che richiama il lattico ed il torrefatto. E’ assolutamente indispensabile lasciarla scaldare e raggiungere quasi la temperatura ambiente, per far emergere maggiormente la componente etilica che dona maggior struttura ad una birra che altrimenti rischia di risultare un po’ leggerina per la gradazione alcolica dichiarata (9.5%).E’ una sour ale piuttosto docile, adatta quindi anche a chi non ha abitudine all’acido, che affonda come da nome le proprie radici nel vino: l’impressione che si ha bevendola è che queste siano molto profonde, al punto di aver messo un po’ troppo in disparte la birra. Il livello complessivo è buono, soprattutto se lasciata adeguatamente riscaldare nel bicchiere ma, più che una completa soddisfazione ,lascia piuttosto intravedere un bel potenziale ancora non del tutto espresso.  Formato: 33 cl., alc. 9.5%, lotto 1/12, scad. 01/2017, pagata 5.35 Euro (beershop, Italia).NOTA: la descrizione della birre è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglie, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale dei birrifici.

Mahrs Bräu Kellerbier Ungespundet Hefetrüb

Risalgono al 1670 le prime notizie documentate sull’esistenza di un birrificio in quello che allora era Wunderburg, un piccolo subborgo di Bamberga. L’area ad est del fiume Regnitz, che giusto per darvi un punto di riferimento  dista un paio di chilometri dalla centrale Dominikanerstraße dove potete bere la famosa Schlenkerla, è oggi a tutti gli effetti parte di Bamberga; nel 1895 Johann Michel acquista la proprietà che si trova al numero 10 di Wunderburg e la corrispettiva “cantina” scavata nella roccia della vicina collina di Stephansberg. Il birrificio esistente, chiamato “Zum Brenner”, viene demolito nel 1908 per far posto alla costruzione in mattoni che potete vedere ancora oggi;  dopo gli inevitabili disagi provocati dalla seconda guerra mondiale, nel 1949 la produzione riparte. Nel 1957 Albert e William Michel ricevono il testimone da Johann e fondano la Mahr's Brau, che nel 1971 passa nelle mani Ingmar Michel, nipote di Johann e  promotore dell’opera di ammodernamento ed ampliamento del 1985. Se vi capita di visitare Bamberga, opzione caldamente consigliata dal sottoscritto, potete bere le Mahr’s direttamente alla Gaststube del birrificio, sempre in  Wunderburg 10, dove ovviamente troverete anche l’immancabile Biergarten ad attendervi, dalle 9 di mattina alle 23.30. La più nota tra le produzioni di Mahr’s rimane ancora la Ungespundet Hefetrüb, una kellerbier non filtrata e quindi “torbida” (Hefetrüb) meglio nota semplicemente coma  “U”.  La lettera si riferisce al termine tedesco Ungespundet, che sta ad indicare una maturazione avvenuta in un fermentatore non pressurizzato, al fine di ottenere una birra dalla carbonatazione contenuta e dalle bollicine più fini. La ricetta, oltre al lievito della casa, prevede malti Pale, Munich ed una luppolatura di Northern Brewer e  Hallertau Tradition; la maturazione avviene per otto settimane. Per ordinarla in loco, vi basterà pronunciare due lettere: “A” (Ein) e “U” (Ungespundet), e avrete subito tra le mani mezzo litro di questa kellerbier che viene ancora servita dai barili di legno.Il suo colore è tra l’ambrato ed il ramato opaco, con qualche riflesso dorato e verdognolo: la schiuma, compatta e cremosa, è bianca ed ha una buona persistenza. Naso piuttosto elegante e pulito, nella sua semplicità: camomilla, crosta di pane, sentori erbacei e di miele. In bocca mi sorprende un po' per la quantità un po' alta di bollicine, mentre il corpo è tra il medio ed il leggero, con la scorrevolezza e la facilità di bevuta caratteristica della tradizione tedesca. In una birra così semplice, quasi nuda, non ci sono scappatoie o trucchi a cui ricorrere, come le abbondantissime luppolature: il più piccolo errore viene subito a galla. Pulizia, equilibrio e fragranza devono essere i pilastri fondamentali e questa "U" è un ottimo esempio di tutto ciò: c'è una bella freschezza dei malti con il sapore del pane appena sfornato, dei cereali, dal biscotto e del miele, a comporre una delicata dolcezza che viene poi bilanciata nel finale da una nota amara (pane tostato) appena accennata. La delicata luppolatura pulisce rapidamente il palato che non rimane troppo in compagnia del dolce ed è subito voglioso di un altro sorso: il bilanciamento è praticamente è il DNA di una birra che si rivela essere una silenziosa compagna di lunghe serate. E' sempre lì ad aspettarti, senza richiedere attenzione ma pronta a darti soddisfazione ad ogni sorso, ad ogni boccata, ad ogni bicchiere.Formato: 50 cl., alc. 5,2%, IBU 36 ?, scad. 17/09/2015.NOTA: la descrizione della birre è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglie, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale dei birrifici.