Left Coast Voo Doo American Stout

Pizza, birra e sport in TV:  sembra un banale luogo comune ma sono gli elementi che hanno decretato il successo della famiglia Hadjis (George, Dora e John) che nel 1991 ha inaugurato a Del Mar, in California, il ristorante Oggi’s Pizza (il riferimento all’italiano è ovviamente voluto).  Per differenziarla dalle altre pizzerie, nel 1995  viene installato al centro del locale un microbirrificio a vista per dissetare i clienti; la “craft beer” sta lentamente prendendo piede nella contea di San Diego e la mossa si rivela vincente al punto che nel 2002 viene deciso di creare una seconda società destinata esclusivamente alla produzione della birra. A San Clemente, quaranta miglia più a nord sulla costa del Pacifico, nasce la Left Coast Brewing Company i cui impianti, affidati al birraio  Randal Dilibero proveniente da Lagunitas,  hanno lo scopo di sia di produrre le birre a proprio marchio che di rifornire le varie succursali di Oggi’s che sono via via state aperte.  3500 i barili prodotti nel primo anno grazie al lancio delle prime tre Left Coast:  la Double IPA Hop Juice, la Voo Doo Stout e la Trestles IPA. Il business si è espanso e Oggi’s Pizza, che lo scorso ottobre ha festeggiato i 25 anni d’attività, è divenuto un franchising con 17 punti vendita in tutta la California; due sedi (Mission Valley e Carmel Mountain Ranch) ancora si autoproducono la birra con il proprio microimpianto. In ogni Oggi’s troverete almeno otto birre fisse più due a rotazione stagionale; le nuove aperture prevedono invece un’offerta di 26 spine; Oggi’s è divenuta anche la pizza “ufficiale” della squadra di baseball dei San Diego Padres, di quella di football (NFL) dei San Diego Chargers  e degli  Arizona Coyotes  (hockey su ghiaccio, NHL). Left Coast dispone attualmente di un impianto da 30 barili, produce circa 9000 barili ogni anno; la Double IPA Hop Juice  è ancora la birra  più venduta, ma la gamma tocca praticamente quasi tutti gli stili brassicoli ed è anche attivo un programma di invecchiamenti in botte. Numerose le medaglie d’oro ottenute alle varie edizioni della World Beer Cup  e del Great American Beer Festival; alla World Beer Cup del 2004 il birrificio ha anche vinto il premio di Small Brewing Company of The Year.La birra.La minacciosa etichetta ideata dallo studio Magnetic Creative di Temecula (California) introduce un'imperial stout quasi “delicata” per gli standard americani: 8.5% l'ABV, cha sale però a 10 nelle varianti passate in botte. E’ la Voo Doo di Left Coast, una delle birre con la quali il birrificio di San Clemente ha debuttato quindici anni fa; Simcoe e Cascade i luppoli utilizzati in una birra dove però il palcoscenico è completamente dominato dai malti e dalle loro tostature. Nel bicchiere è quasi nera, mentre piuttosto modesta è la quantità di schiuma color beige che si forma: cremosa e compatta, ha una discreta persistenza. Caffè e tostature dominano l'aroma, la cui intensità é un po' dimessa; in sottofondo accenni di tabacco e cioccolato amaro a completare uno scenario semplice ma pulito. Parte invece senza indugi il gusto, che dispensa da subito caffè e tostature in grande quantità; il mouthfeel è denso e oleoso, con un corpo medio e poche bollicine a costruire un'imperial stout che dal punto di vista tattile sembra molto più dell'ABV dichiarato. Il gusto rispetta la semplicità dell'aroma, peccando un po' di eleganza nella sua opulenza torrefatta; a sostenerla ci provano un tocco di caramello bruciato e qualche estero fruttato (prugna?) con una chiusura ben luppolata che riesce comunque a ripulire il palato. Retrogusto, senza che ci sia bisogno di dirlo, in balia di caffè e tostature, con un lieve alcool warming a riscaldare la serata.Nera di colore e di fatto, amara da capo a coda: monodimensionale ma intensa, per gli amanti delle intese tostature e del caffè. Per chi ama invece imperial stout più equilibrate, meglio cercare altrove. Formato: 35.5 cl., alc. 8.5%, IBU 38, lotto e scadenza non riportati, prezzo indicativo 4.00/5.00 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Birra del Bosco Froggy Hops IPA

Debutta oggi sul blog il birrificio Birra del Bosco, una giovane realtà operativa dal 2013 a San Michele all'Adige (Trento); i fondatori sono Gabriele Tomasi (birraio) e Marco Pederiva (commerciale), due ex-compagni di liceo che si sono ritrovati dopo aver terminato gli studi universitari. Tecnologie alimentari per il primo, ingegneria civile per il secondo: entrambi non proprio soddisfatti delle proprie occupazioni,  si rincontrano quasi per caso nel 2010 scoprendo un denominatore in comune, la birra. Tomasi ha studiato in Belgio (leggo di esperienze formative presso Dupont e Cantillon) mentre Pederiva, in giro per il mondo per lavoro, scoprì in un locale di Amsterdam che c’era un universo di birre oltre a quelle industriali che affollano gli scaffali dei supermercati. Scoprendo di condividere anche la passione per l’homebrewing, i due ragazzi redigono un business plan e si danno un anno di tempo per elaborare ricette, sperimentarle, affinarle e fare pratica presso qualche altro birrificio. Birra del Bosco inizia nel 2013 come beerfirm per testare la ricettività del mercato: i sondaggi sono stati evidentemente favorevoli visto che a metà del 2014 diventa operativo l’impianto di proprietà da 10 HL, mentre Pederiva trova anche il tempo di diplomarsi Biersommelier al Doemens di Monaco di Baviera. Il nome scelto dal birrificio richiama ovviamente una delle ricchezze e delle risorse naturali del Trentino: il bosco, con la sua flora e la sua fauna alla quale vengono anche dedicate le birre. L’intento dichiarato è di farle “facili da bere”, ovvero non troppo impegnative e quindi accessibili anche ai palati meno esperti. Sei quelle prodotte tutto l’anno, quasi tutte (eccetto la Weisse-Bear) d’ispirazione anglosassone:  la Bitter Owl, la red ale Foxtail, la golden ale Pale Whale, la IPA Froggy Hops e la porter Dark Deer. A queste si sono già affiancate due produzioni stagionali, la saison Surama (con buccia d’arancia e pepe rosa) e l’American Pale Ale Atanea, birra estiva realizzata in collaborazione con alcuni homebrewers trentini. Con quasi mille attori nel panorama brassicolo italiano sta diventando davvero difficile restare aggiornati su tutte le novità: a colmare la mia lacuna su Birra del Bosco ci ha pensato il negozio Iperdrink.it  che mi ha gentilmente inviato una bottiglia d’assaggiare.La birra.Ispirata alle IPA della West Coast statunitense, la Froggy Hops si presenta di color ramato con riflessi dorati, leggermente più scura delle tipiche “sorelle” californiane; la schiuma biancastra è cremosa e compatta ed ha un’ottima persistenza. L’aroma è pulito e la freschezza è ancora accettabile: note floreali, di aghi di pino e di pompelmo si guadagnano il palcoscenico con caramello, miele millefiori ed un accenno di frutta tropicale rilegati in secondo piano.   Biscotto e caramello introducono la bevuta portandola verso quell’amaro che diviene rapidamente il protagonista: resina e vegetale dominano e concludono il percorso enfatizzati da un discreto calore etilico che non si nasconde ed accompagna tutta la bevuta, limitandola un po’. Il corpo è medio, c’è una buona secchezza e le poche bollicine rendono la birra scorrevole anche se un pochino pesante al palato dal punto di vista tattile.   E’ una IPA ed è quindi amara ma c’è sempre una controparte dolce a bilanciare e a tenerla lontana da territorio estremi; in quanto interpretazione di West Coast IPA ci trovo però poca frutta, soprattutto in bocca, eccezione fatta per qualche leggera nota di pompelmo.   L’impostazione finisce quasi per ricordare maggiormente un’ American IPA della costa opposta, quella ad est, con caramello e resina sugli scudi; la bevuta regala belle soddisfazioni sebbene si mantenga lontana dalle ultime tendenza/mode a tema IPA. Se l’obiettivo è quello dichiarato di realizzare birre  “accessibili anche ai palati meno esperti”  direi che è stato pienamente centrato; per fare un ulteriore salto in avanti bisogna dare a questa IPA una maggiore personalità. Il  livello di pulizia è comunque davvero molto buono e già questa e un’ottima premessa per il futuro.Formato: 75 cl., alc. 5.9%, IBU 55, lotto 162725, scad. 07/2017. Se volete la potete acquistare qui: www.iperdrink.itNOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Hoppebräu PX

Di Hoppebräu vi avevo già parlato qualche anno fa, in occasione della Vogelwuid IPA; il progetto è di Markus Hoppe è un giovane birraio tedesco nato a Waakirchen, a pochi chilometri di distanza dal lago Tegernsee, nella Baviera meridionale; dopo l'apprendistato presso Maxlrainer inizia a lavorare per Joh Albrecht, produttore d'impianti, come responsabile per l'installazione e l'avviamento dell'impianto della Flying Dodo Brewing Company, all'isola di Mauritius. Ritornato in Germania nel 2013, Markus apre la Hoppebräu: le ricette vengono sperimentate e messe a punto su di un piccolo impianto nel garage della propria casa, per poi essere realizzate su "grande" scala presso altri birrifici, che tuttavia non vengono resi noti.Oltre alla Vogelwuid IPA, la gamma Hoppebräu si completa con la Fuchsteufelswuid Imperial IPA, l'amber ale Wuidsau, la Vienna Wuida Hund e la Pale Ale Wuide Hehna Session IPA; l'ultima nata è la imperial stout  PX, invecchiata in botti di Pedro Ximénez; viene rilasciata a novembre 2015 giusto in tempo per riscaldare i bevitori nel corso delle festività natalizie. Solo 1400 bottiglie prodotte nel formato da 25 centilitri; curiosamente, immagino per evitare problemi legali derivanti dall'uso del nome del vitigno/vino spagnolo, in etichetta viene riportato il nome Petro Ximenenz. La birra.Quasi nera, lascia intravedere nel bicchiere sfumature di colore ebano scuro; la schiuma è piuttosto modesta e grossolana, molto rapida nel dissiparsi all'interno del bicchiere. Al naso risulta subito una forte "botta" etilica che quasi spaventa chi avvicina le narici al bordo del bicchiere: pian piano emergono note di legno e di carne, cuoio, un'accenno affumicato e una netta ossidazione (cartone bagnato). Uno scenario tutt'altro che invitante ad anticipare un gusto che non migliora di molto la situazione: tanto, troppo alcool a rendere difficoltoso persino il sorseggiare, con i venticinque centilitri di birra che sembrano non finire mai. L'elevata componente etilica non è affatto supportata dal corpo e dalla complessità dei sapori: c'è sopratutto liquirizia, qualche ricordo lontano di tostature, caffè e, ancora più remoto, di sherry e legno. L'ossidazione regala una netta astringenza finale, la gola quasi brucia d'alcool, nella bevuta sembra a tratti emergere un accenno di salmastro: poca birra, quasi un distillato di liquirizia. Al di là del discutibile passaggio in botte,  quello che qui mancano sono le fondamenta, ovvero la birra di partenza. Formato: 25 cl., alc. 11.4%, IBU 42, lotto 623/1400, imbottigliata 21/11/2015, 8.00 Euro (beershop, Germania)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Kasteel Cuvée du Chateau 2012

Dalla sua fondazione, nella prima metà del 1800, la Brouwerij Van Honsebrouck è ancora nelle mani dell'omonima famiglia fondatrice, anche se è solo dal 1950, con l'arrivo di Luc Van Honsebrouck, che il birrificio assume il nome attuale. Un cambio al timone che si rivela fondamentale per il successo e per il futuro del birrificio: Luc decide di terminare la produzione di anonime lager per dedicarsi alla produzione di lambic, dotandosi di foeders nei quali far maturare il mosto acquistato da produttori del Pajottenland. Il successo della linea St. Louis (Gueuze e lambic alla frutta) portò Van Honsebrouck a diventare il secondo maggior produttore di lambic "addolcito" del Belgio, dietro a Belle-Vue; il mosto viene oggi prodotto internamente e fermenta spontaneamente in vasche aperte; il birrificio continua ad etichettare i suoi prodotti come gueuze e lambic nonostante si trovi ben al di fuori dei confini del Pajottenland.La gamma di Van Honsebrouck si completa con i marchi Bacchus (una  Oud Bruin  prodotta dal 1950), Brigand e Kasteel; queste ultime vennero lanciate verso la fine degli ani '80 per celebrare l'acquisto del castello della città di Ingelmunster, le cui cantine vengono ancora usate per la maturazione di alcune birre. Sebbene l'edificio attuale risalga al 1700, nello stesso sito esisteva prima un'abbazia e poi, a partire dal 1400, un castello con annesso birrificio.La birra.Cuvée du Château, massiccia (11%) belgian strong ale o quadrupel, come la definisce il birrificio, che prende ispirazione dalle cantine sotterranee del castello di Ingelmunster di proprietà della famiglia Van Honsebrouck; in quei locali dopo dieci anni d'invecchiamento le bottiglie della Kasteel Donker (altra strong ale da 11%) iniziavano a mostrare i segni del tempo regalando note di vino liquoroso. Al birraio Hans Mehuys venne l'idea di realizzare una birra che presentasse quelle caratteristiche senza dover attendere tutto quel tempo; nacque così la Cuvée du Château il cui aroma e gusto - promettono alla Van Honsebrouck - sono gli stessi di una Kasteel Donker invecchiata.Millesimo 2012 in etichetta, quattro anni passati in cantina e colore (tonaca di fata, molto torbido) che ricorda effettivamente quello di una birra invecchiata: poca schiuma, un po' grossolana e abbastanza rapida nel dissolversi. Al naso caramello, biscotto, uvetta e prugna, il tutto ben imbevuto nell'alcool; ci sono le note ossidate di vino liquoroso ma anche quello molto meno gradevoli di cartone bagnato. Intensità piuttosto dimessa, aroma tutt'altro che entusiasmante. Uno scenario non molto differente si presenta al palato: il corpo è medio, la carbonazione non è particolarmente alta e la bevuta procede un po' slegata con una consistenza oleosa nella quale trovano posto biscotto e caramello, uvetta e prugna, zucchero candito; il dolce è davvero imponente ma viene ben contrasto dall'alcol, sempre presente nel corso della bevuta, che riesce ad asciugarlo. Nel finale c'è una netta astringenza mentre al gusto l'ossidazione porta più effetti negativi (cartone bagnato) che positivi (vino liquoroso); una birra con l'alcool piuttosto in evidenza che si sorseggia con calma ma senza adeguata soddisfazione. Al di là che il birrificio dichiari di aver fatto una birra che volutamente presenta le caratteristiche di una birra invecchiata, direi che i quattro anni trascorsi dalla messa in bottiglia non le hanno assolutamente giovato e che andava bevuta prima.Formato: 33 cl., alc. 11%, lotto KACU606A15:38, scad. 06/2017, pagata 1.48 Euro (supermercato, Belgio).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Redwillow Shameless IPA

Macclesfield, contea di Cheshire, Inghilterra:  sino al secolo scorso sede di alcuni birrifici che controllavano più di 50 pub nelle contee di  Cheshire, Derbyshire e Staffordshire. Tra i più noti vi era la Stancliffe’s Sutton Brewery, acquisita nel 1920 dai vicini di casa della Lonsdale & Adshead; nel 1950 la Lonsdale passò nelle mani della  Ind Coope & Allsopp di Burton on Trent che chiuse  lo stabilimento di Macclesfield e la città rimase priva di birrifici.  Ci sono voluti quasi sessant’anni per riportare la produzione di birra nella città musicalmente “famosa” per aver (quasi) dato i natali e la morte a Ian Curtis, frontman dei Joy Division. Il responsabile è Toby Mckenzie, che dopo aver lavorato come biologo molecolare negli Stati Uniti e nel settore dell’Information Technology  ha fatto ritorno in patria e, nel pieno di una crisi di mezza età, ha deciso di trasformare la sua passione per l’homebrewing in una professione; con l’aiuto della moglie Caroline e della famiglia, ad agosto 2010 nasce la Red Willow Brewery, ispirata dai secondi nomi (Red e Willow) dei propri figli.  La prima birra prodotta sull’impianto da sei ettolitri, un’American Pale Ale chiamata Directionless,  debutta nel dicembre dello stesso anno: in poco temp il birrificio ottiene diverse riconoscimenti in molti concorsi locali e nazionali organizzati da SIBA e CAMRA. I luppoli americani, con i quali Mckenzie ha evidentemente familiarizzato durante la sua permanenza negli Stati Uniti, caratterizzano buona parte delle birre di Red Willow, suddivise tra standard range, produzione stagionali e sperimentali che vengono raggruppate sotto la gamma chiamata “Faithless”. Anche Red Willow Brewery ha da qualche tempo scelto di proporre la birre disponibili tutto l’anno in lattina anziché bottiglia.La birra.Shameless (senza vergogna) è un’American Ipa prodotta con Centennial, Columbus e Simcoe; nasce come birra sperimentale chiamata Faithless XV, ma è evidentemente piaciuta al punto di entrare poi in produzione regolare. Nel bicchiere è opaca e di un colore che si colloca tra l’arancio ed il dorato pallido; generosa, cremosa e compatta è la schiuma biancastra che ha un’ottima persistenza nel bicchiere. Il naso mette in evidenza ancora una buona freschezza e, soprattutto, un ottimo livello di pulizia:  c’è molto ananas, al quale s’affiancano profumi floreali e di pompelmo, polpa d’arancia, mango. Un inizio “succoso” e ben promettente che trova conferme al palato; biscotto e miele costituiscono la base maltata a supporto di un bel carattere fruttato che ripropone l’aroma con perfetta corrispondenza.  L’amaro non ha velleità di protagonismo ma funge da equilibrio ad una bevuta volutamente spinta sul fruttato, dando solo un breve contributo finale con note resinose che vengono alimentate da un delicato tepore etilico. Buono anche il livello di secchezza,  bevuta molto facile che indulge nella frutta riuscendo ad essere ruffiana quanto basta per non scivolare nella cafonaggine: facile da bere, ben valorizzata dalla freschezza con belle soddisfazioni per chi beve a patto che non siate in cerca della classica botta d’amaro.Formato: 33 cl., alc. 5.9%, lotto G1134, scad. 14/04/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Redwillow Shameless IPA

Macclesfield, contea di Cheshire, Inghilterra:  sino al secolo scorso sede di alcuni birrifici che controllavano più di 50 pub nelle contee di  Cheshire, Derbyshire e Staffordshire. Tra i più noti vi era la Stancliffe’s Sutton Brewery, acquisita nel 1920 dai vicini di casa della Lonsdale & Adshead; nel 1950 la Lonsdale passò nelle mani della  Ind Coope & Allsopp di Burton on Trent che chiuse  lo stabilimento di Macclesfield e la città rimase priva di birrifici.  Ci sono voluti quasi sessant’anni per riportare la produzione di birra nella città musicalmente “famosa” per aver (quasi) dato i natali e la morte a Ian Curtis, frontman dei Joy Division. Il responsabile è Toby Mckenzie, che dopo aver lavorato come biologo molecolare negli Stati Uniti e nel settore dell’Information Technology  ha fatto ritorno in patria e, nel pieno di una crisi di mezza età, ha deciso di trasformare la sua passione per l’homebrewing in una professione; con l’aiuto della moglie Caroline e della famiglia, ad agosto 2010 nasce la Red Willow Brewery, ispirata dai secondi nomi (Red e Willow) dei propri figli.  La prima birra prodotta sull’impianto da sei ettolitri, un’American Pale Ale chiamata Directionless,  debutta nel dicembre dello stesso anno: in poco temp il birrificio ottiene diverse riconoscimenti in molti concorsi locali e nazionali organizzati da SIBA e CAMRA. I luppoli americani, con i quali Mckenzie ha evidentemente familiarizzato durante la sua permanenza negli Stati Uniti, caratterizzano buona parte delle birre di Red Willow, suddivise tra standard range, produzione stagionali e sperimentali che vengono raggruppate sotto la gamma chiamata “Faithless”. Anche Red Willow Brewery ha da qualche tempo scelto di proporre la birre disponibili tutto l’anno in lattina anziché bottiglia.La birra.Shameless (senza vergogna) è un’American Ipa prodotta con Centennial, Columbus e Simcoe; nasce come birra sperimentale chiamata Faithless XV, ma è evidentemente piaciuta al punto di entrare poi in produzione regolare. Nel bicchiere è opaca e di un colore che si colloca tra l’arancio ed il dorato pallido; generosa, cremosa e compatta è la schiuma biancastra che ha un’ottima persistenza nel bicchiere. Il naso mette in evidenza ancora una buona freschezza e, soprattutto, un ottimo livello di pulizia:  c’è molto ananas, al quale s’affiancano profumi floreali e di pompelmo, polpa d’arancia, mango. Un inizio “succoso” e ben promettente che trova conferme al palato; biscotto e miele costituiscono la base maltata a supporto di un bel carattere fruttato che ripropone l’aroma con perfetta corrispondenza.  L’amaro non ha velleità di protagonismo ma funge da equilibrio ad una bevuta volutamente spinta sul fruttato, dando solo un breve contributo finale con note resinose che vengono alimentate da un delicato tepore etilico. Buono anche il livello di secchezza,  bevuta molto facile che indulge nella frutta riuscendo ad essere ruffiana quanto basta per non scivolare nella cafonaggine: facile da bere, ben valorizzata dalla freschezza con belle soddisfazioni per chi beve a patto che non siate in cerca della classica botta d’amaro.Formato: 33 cl., alc. 5.9%, lotto G1134, scad. 14/04/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Redwillow Shameless IPA

Macclesfield, contea di Cheshire, Inghilterra:  sino al secolo scorso sede di alcuni birrifici che controllavano più di 50 pub nelle contee di  Cheshire, Derbyshire e Staffordshire. Tra i più noti vi era la Stancliffe’s Sutton Brewery, acquisita nel 1920 dai vicini di casa della Lonsdale & Adshead; nel 1950 la Lonsdale passò nelle mani della  Ind Coope & Allsopp di Burton on Trent che chiuse  lo stabilimento di Macclesfield e la città rimase priva di birrifici.  Ci sono voluti quasi sessant’anni per riportare la produzione di birra nella città musicalmente “famosa” per aver (quasi) dato i natali e la morte a Ian Curtis, frontman dei Joy Division. Il responsabile è Toby Mckenzie, che dopo aver lavorato come biologo molecolare negli Stati Uniti e nel settore dell’Information Technology  ha fatto ritorno in patria e, nel pieno di una crisi di mezza età, ha deciso di trasformare la sua passione per l’homebrewing in una professione; con l’aiuto della moglie Caroline e della famiglia, ad agosto 2010 nasce la Red Willow Brewery, ispirata dai secondi nomi (Red e Willow) dei propri figli.  La prima birra prodotta sull’impianto da sei ettolitri, un’American Pale Ale chiamata Directionless,  debutta nel dicembre dello stesso anno: in poco temp il birrificio ottiene diverse riconoscimenti in molti concorsi locali e nazionali organizzati da SIBA e CAMRA. I luppoli americani, con i quali Mckenzie ha evidentemente familiarizzato durante la sua permanenza negli Stati Uniti, caratterizzano buona parte delle birre di Red Willow, suddivise tra standard range, produzione stagionali e sperimentali che vengono raggruppate sotto la gamma chiamata “Faithless”. Anche Red Willow Brewery ha da qualche tempo scelto di proporre la birre disponibili tutto l’anno in lattina anziché bottiglia.La birra.Shameless (senza vergogna) è un’American Ipa prodotta con Centennial, Columbus e Simcoe; nasce come birra sperimentale chiamata Faithless XV, ma è evidentemente piaciuta al punto di entrare poi in produzione regolare. Nel bicchiere è opaca e di un colore che si colloca tra l’arancio ed il dorato pallido; generosa, cremosa e compatta è la schiuma biancastra che ha un’ottima persistenza nel bicchiere. Il naso mette in evidenza ancora una buona freschezza e, soprattutto, un ottimo livello di pulizia:  c’è molto ananas, al quale s’affiancano profumi floreali e di pompelmo, polpa d’arancia, mango. Un inizio “succoso” e ben promettente che trova conferme al palato; biscotto e miele costituiscono la base maltata a supporto di un bel carattere fruttato che ripropone l’aroma con perfetta corrispondenza.  L’amaro non ha velleità di protagonismo ma funge da equilibrio ad una bevuta volutamente spinta sul fruttato, dando solo un breve contributo finale con note resinose che vengono alimentate da un delicato tepore etilico. Buono anche il livello di secchezza,  bevuta molto facile che indulge nella frutta riuscendo ad essere ruffiana quanto basta per non scivolare nella cafonaggine: facile da bere, ben valorizzata dalla freschezza con belle soddisfazioni per chi beve a patto che non siate in cerca della classica botta d’amaro.Formato: 33 cl., alc. 5.9%, lotto G1134, scad. 14/04/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Redwillow Shameless IPA

Macclesfield, contea di Cheshire, Inghilterra:  sino al secolo scorso sede di alcuni birrifici che controllavano più di 50 pub nelle contee di  Cheshire, Derbyshire e Staffordshire. Tra i più noti vi era la Stancliffe’s Sutton Brewery, acquisita nel 1920 dai vicini di casa della Lonsdale & Adshead; nel 1950 la Lonsdale passò nelle mani della  Ind Coope & Allsopp di Burton on Trent che chiuse  lo stabilimento di Macclesfield e la città rimase priva di birrifici.  Ci sono voluti quasi sessant’anni per riportare la produzione di birra nella città musicalmente “famosa” per aver (quasi) dato i natali e la morte a Ian Curtis, frontman dei Joy Division. Il responsabile è Toby Mckenzie, che dopo aver lavorato come biologo molecolare negli Stati Uniti e nel settore dell’Information Technology  ha fatto ritorno in patria e, nel pieno di una crisi di mezza età, ha deciso di trasformare la sua passione per l’homebrewing in una professione; con l’aiuto della moglie Caroline e della famiglia, ad agosto 2010 nasce la Red Willow Brewery, ispirata dai secondi nomi (Red e Willow) dei propri figli.  La prima birra prodotta sull’impianto da sei ettolitri, un’American Pale Ale chiamata Directionless,  debutta nel dicembre dello stesso anno: in poco temp il birrificio ottiene diverse riconoscimenti in molti concorsi locali e nazionali organizzati da SIBA e CAMRA. I luppoli americani, con i quali Mckenzie ha evidentemente familiarizzato durante la sua permanenza negli Stati Uniti, caratterizzano buona parte delle birre di Red Willow, suddivise tra standard range, produzione stagionali e sperimentali che vengono raggruppate sotto la gamma chiamata “Faithless”. Anche Red Willow Brewery ha da qualche tempo scelto di proporre la birre disponibili tutto l’anno in lattina anziché bottiglia.La birra.Shameless (senza vergogna) è un’American Ipa prodotta con Centennial, Columbus e Simcoe; nasce come birra sperimentale chiamata Faithless XV, ma è evidentemente piaciuta al punto di entrare poi in produzione regolare. Nel bicchiere è opaca e di un colore che si colloca tra l’arancio ed il dorato pallido; generosa, cremosa e compatta è la schiuma biancastra che ha un’ottima persistenza nel bicchiere. Il naso mette in evidenza ancora una buona freschezza e, soprattutto, un ottimo livello di pulizia:  c’è molto ananas, al quale s’affiancano profumi floreali e di pompelmo, polpa d’arancia, mango. Un inizio “succoso” e ben promettente che trova conferme al palato; biscotto e miele costituiscono la base maltata a supporto di un bel carattere fruttato che ripropone l’aroma con perfetta corrispondenza.  L’amaro non ha velleità di protagonismo ma funge da equilibrio ad una bevuta volutamente spinta sul fruttato, dando solo un breve contributo finale con note resinose che vengono alimentate da un delicato tepore etilico. Buono anche il livello di secchezza,  bevuta molto facile che indulge nella frutta riuscendo ad essere ruffiana quanto basta per non scivolare nella cafonaggine: facile da bere, ben valorizzata dalla freschezza con belle soddisfazioni per chi beve a patto che non siate in cerca della classica botta d’amaro.Formato: 33 cl., alc. 5.9%, lotto G1134, scad. 14/04/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Redwillow Shameless IPA

Macclesfield, contea di Cheshire, Inghilterra:  sino al secolo scorso sede di alcuni birrifici che controllavano più di 50 pub nelle contee di  Cheshire, Derbyshire e Staffordshire. Tra i più noti vi era la Stancliffe’s Sutton Brewery, acquisita nel 1920 dai vicini di casa della Lonsdale & Adshead; nel 1950 la Lonsdale passò nelle mani della  Ind Coope & Allsopp di Burton on Trent che chiuse  lo stabilimento di Macclesfield e la città rimase priva di birrifici.  Ci sono voluti quasi sessant’anni per riportare la produzione di birra nella città musicalmente “famosa” per aver (quasi) dato i natali e la morte a Ian Curtis, frontman dei Joy Division. Il responsabile è Toby Mckenzie, che dopo aver lavorato come biologo molecolare negli Stati Uniti e nel settore dell’Information Technology  ha fatto ritorno in patria e, nel pieno di una crisi di mezza età, ha deciso di trasformare la sua passione per l’homebrewing in una professione; con l’aiuto della moglie Caroline e della famiglia, ad agosto 2010 nasce la Red Willow Brewery, ispirata dai secondi nomi (Red e Willow) dei propri figli.  La prima birra prodotta sull’impianto da sei ettolitri, un’American Pale Ale chiamata Directionless,  debutta nel dicembre dello stesso anno: in poco temp il birrificio ottiene diverse riconoscimenti in molti concorsi locali e nazionali organizzati da SIBA e CAMRA. I luppoli americani, con i quali Mckenzie ha evidentemente familiarizzato durante la sua permanenza negli Stati Uniti, caratterizzano buona parte delle birre di Red Willow, suddivise tra standard range, produzione stagionali e sperimentali che vengono raggruppate sotto la gamma chiamata “Faithless”. Anche Red Willow Brewery ha da qualche tempo scelto di proporre la birre disponibili tutto l’anno in lattina anziché bottiglia.La birra.Shameless (senza vergogna) è un’American Ipa prodotta con Centennial, Columbus e Simcoe; nasce come birra sperimentale chiamata Faithless XV, ma è evidentemente piaciuta al punto di entrare poi in produzione regolare. Nel bicchiere è opaca e di un colore che si colloca tra l’arancio ed il dorato pallido; generosa, cremosa e compatta è la schiuma biancastra che ha un’ottima persistenza nel bicchiere. Il naso mette in evidenza ancora una buona freschezza e, soprattutto, un ottimo livello di pulizia:  c’è molto ananas, al quale s’affiancano profumi floreali e di pompelmo, polpa d’arancia, mango. Un inizio “succoso” e ben promettente che trova conferme al palato; biscotto e miele costituiscono la base maltata a supporto di un bel carattere fruttato che ripropone l’aroma con perfetta corrispondenza.  L’amaro non ha velleità di protagonismo ma funge da equilibrio ad una bevuta volutamente spinta sul fruttato, dando solo un breve contributo finale con note resinose che vengono alimentate da un delicato tepore etilico. Buono anche il livello di secchezza,  bevuta molto facile che indulge nella frutta riuscendo ad essere ruffiana quanto basta per non scivolare nella cafonaggine: facile da bere, ben valorizzata dalla freschezza con belle soddisfazioni per chi beve a patto che non siate in cerca della classica botta d’amaro.Formato: 33 cl., alc. 5.9%, lotto G1134, scad. 14/04/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Redwillow Shameless IPA

Macclesfield, contea di Cheshire, Inghilterra:  sino al secolo scorso sede di alcuni birrifici che controllavano più di 50 pub nelle contee di  Cheshire, Derbyshire e Staffordshire. Tra i più noti vi era la Stancliffe’s Sutton Brewery, acquisita nel 1920 dai vicini di casa della Lonsdale & Adshead; nel 1950 la Lonsdale passò nelle mani della  Ind Coope & Allsopp di Burton on Trent che chiuse  lo stabilimento di Macclesfield e la città rimase priva di birrifici.  Ci sono voluti quasi sessant’anni per riportare la produzione di birra nella città musicalmente “famosa” per aver (quasi) dato i natali e la morte a Ian Curtis, frontman dei Joy Division. Il responsabile è Toby Mckenzie, che dopo aver lavorato come biologo molecolare negli Stati Uniti e nel settore dell’Information Technology  ha fatto ritorno in patria e, nel pieno di una crisi di mezza età, ha deciso di trasformare la sua passione per l’homebrewing in una professione; con l’aiuto della moglie Caroline e della famiglia, ad agosto 2010 nasce la Red Willow Brewery, ispirata dai secondi nomi (Red e Willow) dei propri figli.  La prima birra prodotta sull’impianto da sei ettolitri, un’American Pale Ale chiamata Directionless,  debutta nel dicembre dello stesso anno: in poco temp il birrificio ottiene diverse riconoscimenti in molti concorsi locali e nazionali organizzati da SIBA e CAMRA. I luppoli americani, con i quali Mckenzie ha evidentemente familiarizzato durante la sua permanenza negli Stati Uniti, caratterizzano buona parte delle birre di Red Willow, suddivise tra standard range, produzione stagionali e sperimentali che vengono raggruppate sotto la gamma chiamata “Faithless”. Anche Red Willow Brewery ha da qualche tempo scelto di proporre la birre disponibili tutto l’anno in lattina anziché bottiglia.La birra.Shameless (senza vergogna) è un’American Ipa prodotta con Centennial, Columbus e Simcoe; nasce come birra sperimentale chiamata Faithless XV, ma è evidentemente piaciuta al punto di entrare poi in produzione regolare. Nel bicchiere è opaca e di un colore che si colloca tra l’arancio ed il dorato pallido; generosa, cremosa e compatta è la schiuma biancastra che ha un’ottima persistenza nel bicchiere. Il naso mette in evidenza ancora una buona freschezza e, soprattutto, un ottimo livello di pulizia:  c’è molto ananas, al quale s’affiancano profumi floreali e di pompelmo, polpa d’arancia, mango. Un inizio “succoso” e ben promettente che trova conferme al palato; biscotto e miele costituiscono la base maltata a supporto di un bel carattere fruttato che ripropone l’aroma con perfetta corrispondenza.  L’amaro non ha velleità di protagonismo ma funge da equilibrio ad una bevuta volutamente spinta sul fruttato, dando solo un breve contributo finale con note resinose che vengono alimentate da un delicato tepore etilico. Buono anche il livello di secchezza,  bevuta molto facile che indulge nella frutta riuscendo ad essere ruffiana quanto basta per non scivolare nella cafonaggine: facile da bere, ben valorizzata dalla freschezza con belle soddisfazioni per chi beve a patto che non siate in cerca della classica botta d’amaro.Formato: 33 cl., alc. 5.9%, lotto G1134, scad. 14/04/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.