Il Lupuloide è la creatura immmaginaria scelta dal birrificio londinese Beavertown per impersonificare la prima IPA ad entrare in produzione continuativa tutto l’anno. Il nome deriva ovviamente dal latino Humulus Lupulus e la birra è – dicono – il risultato di una ricerca durata quattro anni. In passato c’erano state alcune IPA prodotte occasionalmente solo in fusto, come ad esempio la Fifth Element (2014) e la Dishoom, prodotta per l’omonimo ristorante a Covent Garden, e c’era la 8 Ball, una IPA alla segale che viene ancora prodotta regolarmente. Ma secondo Logan Plant l’input più significativo per arrivare alla realizzazione della Lupuloid è arrivato dalle collaborazioni con altri birrifici americani, tra le quali Founders, Other Half, Firestone Walker, Stone, Dogfish Head. Alla fine del 2015 Beavertown inizia a produrre una decina di prototipi con il nome di “Lupuloid IPA Series”: Declaration #1 e #2, Test Pilot Anser, Test Pilot Mavericus, Dr. Enigmatus, Sgt. O Mors, Cpt. Hasta, Armillaria Mater, Delta Unda e Uy Scuti “Queste birre – racconta Plant - furono accompagnate in etichetta da tutti i dettagli: tipologie di malti e luppoli, quantità utilizzate, ceppo di lievito, densità iniziale e finale. Abbiamo dato alla gente tutte quelle informazioni per ascoltare la loro opinione sulla birra e apportare le necessarie modifche nel lotto successivo”. A inizio settembre 2016 debutta la Lupuloid definitiva: è disponibile nella taproom del birrificio ma il suo vernissage avviene all’End of Road Music Festival di Salisbury dove il furgone di Beavertown presenta i primi fusti e le prime lattine. Il lancio commerciale della birra viene accompagnato da un filmato d’animazione realizzato da Nick Dwyer assieme allo Studio Yuzu; il gruppo The BcBs si è invece occupato della colonna sonora, cantata da Logan Plant. Le birre.“Il pensiero che ha guidato la realizzazione di questa birra è che per troppo tempo i nostri cugini americani hanno avuto lo scettro delle migliori IPA. Era arrivato il momento di riportarlo in Inghilterra”. Per farlo, Beavertown realizza una ricetta con malti Extra Pale e Acidulated, frumento, fiocchi d’avena e una generosa luppolatura a base di Citra, Mosaic ed Equinox. Il suo colore è un dorato leggermente velato e sormontato da una testa di schiuma bianca, cremosa e compatta, dalla buona persistenza. Al naso non c’è esattamente un’esplosione di aromi ma il bouquet è comunque pulito e abbastanza fresco: guidano gli agrumi (lime, limone, pompelmo e cedro) con qualche sconfinamento verso la dolcezza del candito. In sottofondo affiorano profumi di ananas e qualche nota dank. La bevuta è abbastanza morbida, soprattutto grazie alla bassa carbonazione, ma mi sembra un pelino troppo pesante dal punto di tattile: i malti (pane e miele) lasciano subito il palcoscenico agli agrumi mostrando una coerenza pressoché completa con l’aroma. Il finale è caratterizzato da una buona secchezza e da un amaro resinoso che non ha velleità estreme o asfalta-palato: il risultato è una IPA piuttosto bilanciata, moderatamente fruttata e piuttosto facile da bere in quanto la componente etilica è (6.7%) è ben nascosta. Non so se la lattina abbia nel trasporto subito un po’ il caldo di queste settimane, in quanto nonostante la giovane età la birra non brilla d’intensità e di fragranza. Si beve comunque con buona soddisfazione. Lo scorso 27 maggio 2017 è invece arrivata quella che Beavertown considera “l’estensione naturale” della Lupuloid, ovvvero la sorella maggiore Humuloid. Una Double IPA (8%) che abbraccia il filone del New England / Juicy e che viene prodotta con malti Golden Promise e Acidulated, destrine e soprattutto un’elevata percentuale di frumento e avena (Golden Naked e fiocchi) per creare un corpo ricco e morbido; il lievito è il Vermont WLP4000, i luppoli Columbus, Citra e Azacca, questi due utilizzati anche in un massiccio dry-hopping (18 grammi per litro).All'aspetto è torbida, simile ad un vero succo di frutta color arancio: la schiuma, biancastra e grossolana, si dissipa molto velocemente. Purtroppo il naso è piuttosto deludente: il succo di frutta tropicale non c'è, l'intensità è molto dimessa. Si sente l'alcool e bisogna impegnarsi un po' per scovare in sottofondo un ricordo di ananas. La bevuta mostra qualche debole segno di miglioramento ma non c'è nulla di cui esaltarsi: anche qui l'alcool non si nasconde, in sottofondo si percepisce ancora un po' ananas e mango ad anticipare la chiusura amara e resinosa che, nonostante sia corta e di bassa intensità, riesce ugualmente a "raschiare" un pochino il palato con quell'effetto-pellett che è un po' la croce di molte delle New England IPA europee che ho assaggiato. E' una birra bevibile ma, venendo a mancare la sua principale raison d'être, ovvero il carattere juicy/succoso, la bevuta non può altro che essere definita deludente se consideriamo che ha poco più di un mese di vita. In giro ne parlano bene: lattina sfortunata, colpa del trasporto o colpa del caldo... sarà il caso di riprovarla se il birrificio deciderà di continuare a produrla.Nel dettaglio: Lupuloid, 33 cl., alc. 6.7%, IBU 55, lotto 1553, scad. 06/09/2017, prezzo indicativo 4.00 – 5.00 Euro (beershop) Humuloid, 33 cl., alc. 8.0%, IBU 81,7, lotto 1455, scad. 24/08/2017, prezzo indicativo 5.00 – 6.00 Euro (beershop) NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.