Põhjala Cellar Series – Öö XO

Se siete alla ricerca di imperial stout/porter barricate e non, il birrificio estone  Põhjala è un punto di riferimento ormai imprescindibile nel panorama europeo. Ne è uno dei produttori più prolifici e avrà senz’altro qualcosa che possa soddisfare le proprie voglie: lo abbiamo ospitato sul blog in svariate occasioni.  La sua Cellar Series,  dedicata agli invecchiamenti in botte, annovera ormai una cinquantina di etichette: tante, forse troppe. Ma è un dazio che non si può evitare di pagare ad un mercato che è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da bere. Prendiamo ad esempio Öö (traduzione: la notte) che è l’imperial baltic porter (10.5%) della casa. La versione base è affiancata dalle varianti  al ribes nero  (Öö Cassis) e da quelle barricate Öö Bowmore  (cask di whisky Bowmore), Öö Rye Whiskey Reserve e Öö XO (Cognac). Attenzione a non confondere la notte (Öö) con la notte oscura (Pime Öö,) o con la notte bianca (Valge Öö): si parla sempre di notte e di oscurità, ma dalla bassa fermentazione (baltic porter) si passa alla alta (imperial stout).  Ad ogni modo è sempre utile avere qualche “notte” di Põhjala in cantina da poter stappare quando se ne ha voglia: il rapporto qualità prezzo è sicuramente soddisfacente. Per il turisti della birra ricordo la bella taproom che il birrificio ha inaugurato alla fine del 2018 nel quartiere Kalamaja di Tallinn; 24 spine Põhjala e qualche ospite, cucina gestita dallo Chef Michael Holman specializzata in barbecue texano, beer e merchandising shop, visite guidate giornalieri agli impianti, sauna a noleggio.La birra. Oggi parliamo della Öö XO, imperial baltic porter invecchiata per qualche mese in botti ex-cognac che ha debuttato nell’estate del 2016. La ricetta della Öö base (10.5%) prevede malti Pale ale, Munich, Carafa II Special, Special B, Chocolate e Crystal 300, zucchero Demerara, luppoli  Magnum e  Northern brewer.  La Öö XO ha una gradazione alcolica leggermente superiore (11.5%) e si presenta effettivamente scura come la notte, anche se non completamente nera; compattezza e persistenza della schiuma sono notevoli. Il suo biglietto da visita è un aroma coinvolgente e caldo: il distillato accompagna un filo di fumo e di cenere, cioccolato, frutta sotto spirito, frutti di bosco, tostature. Nessun elemento prevale sull’altro ma vanno tutti a comporre un boquet dalla discreta intensità. Al palato è morbida, quasi delicata e dalla consistenza leggermente setosa.  La bevuta si mantiene coerente con l’aroma: tanta frutta sotto spirito, melassa e liquirizia, la delicata presenza del distillato, preziosi dettagli di cioccolato, vino fortificato, caffè e torrefatto. Un accenno di tabacco e un filo di fumo chiudono un percorso pulito e bilanciato. Non c’è quell’eccesso di dolce che sovente affligge le birre scure di Põhjala: tutto è al posto giusto, il passaggio in botte non sovrasta la birra ma contribuisce solo a valorizzarla, l’alcool è sempre sotto controllo. Tra le migliori della Cellar Series del birrificio estone, secondo me leggermente superiore anche alla già ottima Pime Öö PX.Formato 33 cl., alc. 11,5%, IBU 60, lotto 405, scad. 14/03/2020, prezzo indicativo 8.00 euro (beershop)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

Põhjala Cellar Series – Öö XO

Se siete alla ricerca di imperial stout/porter barricate e non, il birrificio estone  Põhjala è un punto di riferimento ormai imprescindibile nel panorama europeo. Ne è uno dei produttori più prolifici e avrà senz’altro qualcosa che possa soddisfare le proprie voglie: lo abbiamo ospitato sul blog in svariate occasioni.  La sua Cellar Series,  dedicata agli invecchiamenti in botte, annovera ormai una cinquantina di etichette: tante, forse troppe. Ma è un dazio che non si può evitare di pagare ad un mercato che è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da bere. Prendiamo ad esempio Öö (traduzione: la notte) che è l’imperial baltic porter (10.5%) della casa. La versione base è affiancata dalle varianti  al ribes nero  (Öö Cassis) e da quelle barricate Öö Bowmore  (cask di whisky Bowmore), Öö Rye Whiskey Reserve e Öö XO (Cognac). Attenzione a non confondere la notte (Öö) con la notte oscura (Pime Öö,) o con la notte bianca (Valge Öö): si parla sempre di notte e di oscurità, ma dalla bassa fermentazione (baltic porter) si passa alla alta (imperial stout).  Ad ogni modo è sempre utile avere qualche “notte” di Põhjala in cantina da poter stappare quando se ne ha voglia: il rapporto qualità prezzo è sicuramente soddisfacente. Per il turisti della birra ricordo la bella taproom che il birrificio ha inaugurato alla fine del 2018 nel quartiere Kalamaja di Tallinn; 24 spine Põhjala e qualche ospite, cucina gestita dallo Chef Michael Holman specializzata in barbecue texano, beer e merchandising shop, visite guidate giornalieri agli impianti, sauna a noleggio.La birra. Oggi parliamo della Öö XO, imperial baltic porter invecchiata per qualche mese in botti ex-cognac che ha debuttato nell’estate del 2016. La ricetta della Öö base (10.5%) prevede malti Pale ale, Munich, Carafa II Special, Special B, Chocolate e Crystal 300, zucchero Demerara, luppoli  Magnum e  Northern brewer.  La Öö XO ha una gradazione alcolica leggermente superiore (11.5%) e si presenta effettivamente scura come la notte, anche se non completamente nera; compattezza e persistenza della schiuma sono notevoli. Il suo biglietto da visita è un aroma coinvolgente e caldo: il distillato accompagna un filo di fumo e di cenere, cioccolato, frutta sotto spirito, frutti di bosco, tostature. Nessun elemento prevale sull’altro ma vanno tutti a comporre un boquet dalla discreta intensità. Al palato è morbida, quasi delicata e dalla consistenza leggermente setosa.  La bevuta si mantiene coerente con l’aroma: tanta frutta sotto spirito, melassa e liquirizia, la delicata presenza del distillato, preziosi dettagli di cioccolato, vino fortificato, caffè e torrefatto. Un accenno di tabacco e un filo di fumo chiudono un percorso pulito e bilanciato. Non c’è quell’eccesso di dolce che sovente affligge le birre scure di Põhjala: tutto è al posto giusto, il passaggio in botte non sovrasta la birra ma contribuisce solo a valorizzarla, l’alcool è sempre sotto controllo. Tra le migliori della Cellar Series del birrificio estone, secondo me leggermente superiore anche alla già ottima Pime Öö PX.Formato 33 cl., alc. 11,5%, IBU 60, lotto 405, scad. 14/03/2020, prezzo indicativo 8.00 euro (beershop)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

Canediguerra Saison

Del birrificio piemontese Canediguerra vi avevo parlato nel 2015, a pochi mesi dall’inaugurazione. Alla guida c’è il birraio Alessio "Allo" Gatti, nome molto noto tra gli appassionati, il quale ha iniziato nel 2006 un movimentato percorso professionale che lo ha portato a lavorare presso Bruton, Birra del Borgo, Toccalmatto, Brewfist e Bad Attitude per poi ritornare nella nativa Alessandria ed aprire il suo primo birrificio assieme ai soci Diego Bocchio, Roberto Grassi e Vittorio Sacchi. Dopo aver lavorato e sperimentato per quasi un decennio su impianti altrui (ricordate la Zona Cesarini di Toccalmatto?)  Gatti ha deciso di tornare alla proprie origini di homebrewers rispettando la tradizione in modo rigoroso e debuttando con  Bohemian Pilsner, American IPA e Brown Porter. Nomi che riflettono semplicemente lo stile, pattern grafici geometrici e ripetitivi elaborati da uno dei soci che ha esperienze in campo artistico.  Canediguerra ha poi introdotto in gamma Vienna Lager, Berliner Weisse, Best Bitter, Cream Ale, Pacific IPA e Double IPA, ha intavolato collaborazioni con birrifici italiani ed esteri e ha poi inaugurato la mini serie “Objekt“ dedicata a birre celebrative o speciali, come barley wine o imperial stout. Ma dicono che un birraio non può definirsi completo fino a quando non si confronta con la scuola belga: in questo caso per Canediguerra si trattava “solo” di studiare il passaggio dall’isobarico alla rifermentazione e nell’aprile del 2019 sono arrivate una dopo l’altra Blanche, Saison e Tripel.   Alla fine del 2018 Gatti e soci hanno anche inaugurato il proprio locale chiamato semplicemente Taproom, otto spine ad Alessandria da abbinare da una cucina che propone soprattutto hamburger e sandwich, affiancati da antipasti (caponata, falafel, panissa e polenta fritta) e dolci.La birra.Non ci sono spezie nella saison di Canediguerra: tutto il lavoro viene fatto dal lievito. Il suo colore è solare, un intenso arancio acceso da riflessi dorati: la schiuma è candida, cremosa e compatta. Il naso è fresco e pulito: accenni di coriandolo e pepe bianco, floreali, zucchero candito, arancia e banana, qualche ricordo di mela verde e pera nelle retrovie. Vivacemente carbonata, al palato è scattante e scorre con grande facilità. Pane, miele, qualche accenno di banana, arancia e frutta a pasta gialla, un delicata speziatura donata dal lievito: il gusto mostra perfetta corrispondenza con l’aroma e sfocia in un  finale abbastanza secco e praticamente privo di amaro. L’alcool (6.4%) è inesistente e c’è una bella acidità a rendere questa birra rinfrescante e dissetante come una saison dovrebbe sempre essere.  Per il mio gusto personale le manca un po’ d’amaro (Dupont!) ma non è questo l’appunto principale che mi sento di muovere a questa birra: è fin troppo pulita e precisa, la definirei quasi una “saison urbana”. Le manca quel carattere ruspante, rustico, agricolo, quelle piccole “imperfezioni” (virgolettato d’obbligo) nelle quali si nascondono le emozioni che queste grandi birra della Vallonia sanno regalare.Formato 33 cl., alc. 6.4%, IBU 29, lotto 193430, scad. 04/03/2021, prezzo indicativo 4.00 euro (beershop)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

Canediguerra Saison

Del birrificio piemontese Canediguerra vi avevo parlato nel 2015, a pochi mesi dall’inaugurazione. Alla guida c’è il birraio Alessio "Allo" Gatti, nome molto noto tra gli appassionati, il quale ha iniziato nel 2006 un movimentato percorso professionale che lo ha portato a lavorare presso Bruton, Birra del Borgo, Toccalmatto, Brewfist e Bad Attitude per poi ritornare nella nativa Alessandria ed aprire il suo primo birrificio assieme ai soci Diego Bocchio, Roberto Grassi e Vittorio Sacchi. Dopo aver lavorato e sperimentato per quasi un decennio su impianti altrui (ricordate la Zona Cesarini di Toccalmatto?)  Gatti ha deciso di tornare alla proprie origini di homebrewers rispettando la tradizione in modo rigoroso e debuttando con  Bohemian Pilsner, American IPA e Brown Porter. Nomi che riflettono semplicemente lo stile, pattern grafici geometrici e ripetitivi elaborati da uno dei soci che ha esperienze in campo artistico.  Canediguerra ha poi introdotto in gamma Vienna Lager, Berliner Weisse, Best Bitter, Cream Ale, Pacific IPA e Double IPA, ha intavolato collaborazioni con birrifici italiani ed esteri e ha poi inaugurato la mini serie “Objekt“ dedicata a birre celebrative o speciali, come barley wine o imperial stout. Ma dicono che un birraio non può definirsi completo fino a quando non si confronta con la scuola belga: in questo caso per Canediguerra si trattava “solo” di studiare il passaggio dall’isobarico alla rifermentazione e nell’aprile del 2019 sono arrivate una dopo l’altra Blanche, Saison e Tripel.   Alla fine del 2018 Gatti e soci hanno anche inaugurato il proprio locale chiamato semplicemente Taproom, otto spine ad Alessandria da abbinare da una cucina che propone soprattutto hamburger e sandwich, affiancati da antipasti (caponata, falafel, panissa e polenta fritta) e dolci.La birra.Non ci sono spezie nella saison di Canediguerra: tutto il lavoro viene fatto dal lievito. Il suo colore è solare, un intenso arancio acceso da riflessi dorati: la schiuma è candida, cremosa e compatta. Il naso è fresco e pulito: accenni di coriandolo e pepe bianco, floreali, zucchero candito, arancia e banana, qualche ricordo di mela verde e pera nelle retrovie. Vivacemente carbonata, al palato è scattante e scorre con grande facilità. Pane, miele, qualche accenno di banana, arancia e frutta a pasta gialla, un delicata speziatura donata dal lievito: il gusto mostra perfetta corrispondenza con l’aroma e sfocia in un  finale abbastanza secco e praticamente privo di amaro. L’alcool (6.4%) è inesistente e c’è una bella acidità a rendere questa birra rinfrescante e dissetante come una saison dovrebbe sempre essere.  Per il mio gusto personale le manca un po’ d’amaro (Dupont!) ma non è questo l’appunto principale che mi sento di muovere a questa birra: è fin troppo pulita e precisa, la definirei quasi una “saison urbana”. Le manca quel carattere ruspante, rustico, agricolo, quelle piccole “imperfezioni” (virgolettato d’obbligo) nelle quali si nascondono le emozioni che queste grandi birra della Vallonia sanno regalare.Formato 33 cl., alc. 6.4%, IBU 29, lotto 193430, scad. 04/03/2021, prezzo indicativo 4.00 euro (beershop)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

Level Fatality

Geoffrey Phillips, Jason Barbee e Shane Watterson non sono esattamente dei debuttanti nella scena della Craft Beer dell’Oregon: Phillips è un californiano che nel 2006 si è stabilito a Portland per aprire la Bailey’s Taproom, beer bar con 26 spine devote all’artigianale cui hanno fatto seguito il locale The Upper Lip ed il negozio online brewedoregon.com per la vendita di abbigliamento, merchandising ed accessori di numerosi birrifici.  Barbee dopo aver esercitato l’homebrewing al college ha lavorato per sette anni come assistente birraio alla filiale di Portland della Deschutes per poi spostarsi alla Ex Novo Brewing. Watterson ha seguito un percorso quasi identico: homebrewing al college, assistente alla Deschutes e poi birraio per sei anni alla Laurelwood di Portland. Alla fine del 2016 i  tre soci, che si erano conosciuti ai tavoli della Deschutes di Portland, annunciarono l’acquisto di un sito nel quartiere Argay nei pressi dell’aeroporto internazionale di Portland che ospitava il mercato contadino delle fattorie Trapold in procinto di chiudere, per riconvertirlo nel nuovo birrificio chiamato Level Beer. Il nome scelto, “livella”, rappresenta la filosofia commerciale che i tre soci hanno deciso d’intraprendere: entrambi genitori di figli piccoli desiderano un’attività che consenta loro di “trovare un equilibrio”  tra lavoro e vita privata; Level debutta nell’agosto del 2017 con un impianto produttivo da 20 barili affiancato da uno pilota da 2,5.  “In questa zona di Portland – dice Watterson – stanno arrivando molte famiglie giovani ma ci sono pochissimi posti dove andare; giusto un Burgerville ed un dive bar dove giocare a video poker. Noi stiamo già ricevendo molte richieste per feste di compleanno, abbiamo uno spazio all’aperto dedicato ad eventi come compleanni e matrimoni che è quasi sempre prenotato. A Portland i pub spesso sono affollati e non ci sono spazi per i bambini: a noi interessava ad esempio mettere a disposizione un bel prato dove loro potessero giocare a calcio o a freesbie mentre i genitori bevono un paio di birre”. Il logo e gli arredi della taproom riflettono la passione dei tre proprietari per gli anni ’80: Star Wars, Vans, Atari, Sega e Nintendo: all’interno del locale vi sono consolle cabinate da poter utilizzare come in una sala giochi d’epoca. E le tre birre di debutto vengono chiamate Let’s Play (dry-hopped pilsner), Game On (IPA) e Ready Player One (dry-hopped saison). Equilibrio tra lavoro e tempo libero ma anche equilibrio nelle birre: Level predilige quelle facili da bere e a bassa gradazione alcolica. La taproom con tavoli e panche è spartana, assomiglia ad una sorta di grande serra dal tetto ricurvo e non dispone di cucina ma in strada ci sono spesso due o tre food truck dai quali rifornirsi; nel giardino sul retro ci sono giochi per bambini ed altri tavoli da poter utilizzare nella bella stagione. Alla fine del 2019 Level ha inaugurato una seconda taproom al Multnomah Village, ovvero nell’opposta periferia a sud di Portland.La birra. Birre facili da bere e dalla bassa gradazione alcolica: per smentire quanto appena scritto vi presento Fatality, la prima imperial stout (11.5%) barrel aged che Level ha fatto debuttare nel dicembre del 2018.  La sua versione base dovrebbe essere l’imperial stout Finish Him (10%) la cui ricetta prevede malti 2-Row,  Smoked, Roasted, Chocolate e Biscuit, luppolo Nugget, lievito English Ale; questa birra ha poi riposato in botti che avevano contenuto per dieci anni il whiskey della Eastside Distilling. Nel bicchiere si presenta quasi nera, la schiuma è cremosa e compatta ed ha buona ritenzione. L’aroma non è molto intenso ma con un po’ d’attenzione si trova tutto quello di cui si ha bisogno: caffè, tostature, legno, accenni di vaniglia e cioccolato, whiskey, un filo di fumo, un tocco di carne. Il corpo non è molto ingombrante e non si ci sono particolari morbidezze o coccole per quel che riguarda il mouthfeel: il suo scorrere è comunque gradevole e privo di asperità. La  bevuta è perfettamente bilanciata: whiskey, frutta sotto spirito, melassa e caramello bruciato, vaniglia e cioccolato iniziano un percorso che poi vira con delicatezza verso l’amaro del caffè e  del torrefatto. Un accenno d’affumicato introduce un bel finale caldo di bourbon che riesce a scaldare senza far male. Non è ovviamente una birra dalla bassa gradazione alcolica ma è evidente la mano educata del birraio che l’ha prodotta, coerente con la filosofia del birrificio: equilibrio e bilanciamento prima di tutto. Non è un’imperial stout che urla ma che parla - forse  - col cuore: bisogna avere la pazienza e la voglia d’ascoltarla, perché ha cose interessanti da raccontare. Se vi  aspettate qualcosa di sfacciato o di potente resterete probabilmente un po’ delusi; anche il carattere barrel-aged è piuttosto delicato. L’ispirazione è senz’altro più vicina al Regno Unito che agli Stati Uniti: per me è una birra molto riuscita, pulita ed intensa, credo mai più replicata.Formato 47,5 cl., alc. 11.5%, IBU 75 (?), lotto 18/11/2018, prezzo indicativo 8.00-9.00 euro (beershop) NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

Level Fatality

Geoffrey Phillips, Jason Barbee e Shane Watterson non sono esattamente dei debuttanti nella scena della Craft Beer dell’Oregon: Phillips è un californiano che nel 2006 si è stabilito a Portland per aprire la Bailey’s Taproom, beer bar con 26 spine devote all’artigianale cui hanno fatto seguito il locale The Upper Lip ed il negozio online brewedoregon.com per la vendita di abbigliamento, merchandising ed accessori di numerosi birrifici.  Barbee dopo aver esercitato l’homebrewing al college ha lavorato per sette anni come assistente birraio alla filiale di Portland della Deschutes per poi spostarsi alla Ex Novo Brewing. Watterson ha seguito un percorso quasi identico: homebrewing al college, assistente alla Deschutes e poi birraio per sei anni alla Laurelwood di Portland. Alla fine del 2016 i  tre soci, che si erano conosciuti ai tavoli della Deschutes di Portland, annunciarono l’acquisto di un sito nel quartiere Argay nei pressi dell’aeroporto internazionale di Portland che ospitava il mercato contadino delle fattorie Trapold in procinto di chiudere, per riconvertirlo nel nuovo birrificio chiamato Level Beer. Il nome scelto, “livella”, rappresenta la filosofia commerciale che i tre soci hanno deciso d’intraprendere: entrambi genitori di figli piccoli desiderano un’attività che consenta loro di “trovare un equilibrio”  tra lavoro e vita privata; Level debutta nell’agosto del 2017 con un impianto produttivo da 20 barili affiancato da uno pilota da 2,5.  “In questa zona di Portland – dice Watterson – stanno arrivando molte famiglie giovani ma ci sono pochissimi posti dove andare; giusto un Burgerville ed un dive bar dove giocare a video poker. Noi stiamo già ricevendo molte richieste per feste di compleanno, abbiamo uno spazio all’aperto dedicato ad eventi come compleanni e matrimoni che è quasi sempre prenotato. A Portland i pub spesso sono affollati e non ci sono spazi per i bambini: a noi interessava ad esempio mettere a disposizione un bel prato dove loro potessero giocare a calcio o a freesbie mentre i genitori bevono un paio di birre”. Il logo e gli arredi della taproom riflettono la passione dei tre proprietari per gli anni ’80: Star Wars, Vans, Atari, Sega e Nintendo: all’interno del locale vi sono consolle cabinate da poter utilizzare come in una sala giochi d’epoca. E le tre birre di debutto vengono chiamate Let’s Play (dry-hopped pilsner), Game On (IPA) e Ready Player One (dry-hopped saison). Equilibrio tra lavoro e tempo libero ma anche equilibrio nelle birre: Level predilige quelle facili da bere e a bassa gradazione alcolica. La taproom con tavoli e panche è spartana, assomiglia ad una sorta di grande serra dal tetto ricurvo e non dispone di cucina ma in strada ci sono spesso due o tre food truck dai quali rifornirsi; nel giardino sul retro ci sono giochi per bambini ed altri tavoli da poter utilizzare nella bella stagione. Alla fine del 2019 Level ha inaugurato una seconda taproom al Multnomah Village, ovvero nell’opposta periferia a sud di Portland.La birra. Birre facili da bere e dalla bassa gradazione alcolica: per smentire quanto appena scritto vi presento Fatality, la prima imperial stout (11.5%) barrel aged che Level ha fatto debuttare nel dicembre del 2018.  La sua versione base dovrebbe essere l’imperial stout Finish Him (10%) la cui ricetta prevede malti 2-Row,  Smoked, Roasted, Chocolate e Biscuit, luppolo Nugget, lievito English Ale; questa birra ha poi riposato in botti che avevano contenuto per dieci anni il whiskey della Eastside Distilling. Nel bicchiere si presenta quasi nera, la schiuma è cremosa e compatta ed ha buona ritenzione. L’aroma non è molto intenso ma con un po’ d’attenzione si trova tutto quello di cui si ha bisogno: caffè, tostature, legno, accenni di vaniglia e cioccolato, whiskey, un filo di fumo, un tocco di carne. Il corpo non è molto ingombrante e non si ci sono particolari morbidezze o coccole per quel che riguarda il mouthfeel: il suo scorrere è comunque gradevole e privo di asperità. La  bevuta è perfettamente bilanciata: whiskey, frutta sotto spirito, melassa e caramello bruciato, vaniglia e cioccolato iniziano un percorso che poi vira con delicatezza verso l’amaro del caffè e  del torrefatto. Un accenno d’affumicato introduce un bel finale caldo di bourbon che riesce a scaldare senza far male. Non è ovviamente una birra dalla bassa gradazione alcolica ma è evidente la mano educata del birraio che l’ha prodotta, coerente con la filosofia del birrificio: equilibrio e bilanciamento prima di tutto. Non è un’imperial stout che urla ma che parla - forse  - col cuore: bisogna avere la pazienza e la voglia d’ascoltarla, perché ha cose interessanti da raccontare. Se vi  aspettate qualcosa di sfacciato o di potente resterete probabilmente un po’ delusi; anche il carattere barrel-aged è piuttosto delicato. L’ispirazione è senz’altro più vicina al Regno Unito che agli Stati Uniti: per me è una birra molto riuscita, pulita ed intensa, credo mai più replicata.Formato 47,5 cl., alc. 11.5%, IBU 75 (?), lotto 18/11/2018, prezzo indicativo 8.00-9.00 euro (beershop) NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

Extraomnes Sabrage

Extraomnes Sabrage, ovvero un elogio al Sabro, nuova varietà di luppolo commercializzata a partire dalla primavera del 2018 dagli americani della Hop Breeding Company, Yakima Valley. Fu il risultato di un lungo lavoro iniziato nel 2004 quando Jason Perrault, titolare della Hop Breeding ricevette una piantina femmina da Chuck Zimmerman, uno dei più importanti ed influenti coltivatori di luppolo degli Stati Uniti. Si trattava di una varietà proveniente dal New Mexico che Perrault piantò nel giardino di casa dove crescevano anche altre varietà: “non avevo mai visto niente del genere – ricorda – aveva un forte odore di marijuana e anche le sue foglie sembravano identiche a quelle della cannabis. Fioriva molto tardi e dovetti circoscrivere l’area del giardino in cui l’avevo piantata perché si stava espandendo ovunque”. Nell’agosto del 2004 la pianta era ancora in fase di fioritura ricettiva all’impollinazione: Jason recuperò tutto il polline di altre piante che aveva a disposizione, lo mescolò e lasciò che il vento facesse il suo lavoro. Nacquero un centinaia di nuove piante da un padre “sconosciuto”, in quanto ottenute da questa impollinazione aperta.   Perrault fu impressionato dal profumi dei coni di luppolo delle nuove piante e ne consegnò un po’ a Karl Vanevehoven, proprietario della Yakima Chief Hopunion e prolifico homebrewer: spesso è lui il primo ad utilizzare le nuove varietà sperimentali di Perrault e, se i risultati sono soddisfacenti, la coltivazione va avanti.  Quella nuova varietà era identificata dal numero 0406363074 ma  Vanevehoven la ribattezzò con il nome Ron Mexico, più facile da ricordare. Alla National Homebrewers Conference di San Diego del 2015 Perrault, Vanevehoven e Vinnie Cilurzo della Russian River tennero un seminario di presentazione di questa nuova varietà di luppolo rinominata con il codice sperimentale HBC-438: l’idea era di farla testare anche a molti produttori casalinghi prima di iniziare a coltivarla su grande scala. E per dare loro un primo assaggio del luppolo Russian River produsse anche una birra single hop chiamata Ron Mexico. L’HBC-438 viene poi utilizzato da molti birrifici e, dopo tre anni di vita sperimentale, nell’aprile del 2018 ottiene finalmente il nome ufficiale di Sabro: la descrizione ufficiale parla di “netti profumi di mandarino, cocco, frutti tropicali, cedro e menta”. Dopo il grande successo ottenuto da Citra e Mosaic, la Hop Breeding Company punta ora forte su questa nuova varietà di luppolo.La birra.E il Sabro è ovviamente il protagonista dell’ultima nata in casa Extraomnes, una vigorosa “Hopped Saison” (8.8%) che è arrivata proprio nel bel mezzo dell’emergenza Covid-19. Non so se l’idea fosse di distribuirla solo in fusto e la chiusura di pub e locali abbia costretto il birrificio di Marnate a rivedere le proprie intenzioni. Fatto sta che la Sabrage è finita in una lattina nuda e priva di etichetta in quanto non è stato possibile realizzarla: sono presenti solo le indicazioni previste dalla legge. Ha debuttato il 21 aprile “a domicilio”:  chi abitava in provincia di Milano e Varese poteva farsela recapitare direttamente utilizzando il nuovo servizio “Extraomnes a Casa Tua”, esteso poi a tutta Italia dalla settimana successiva. Il suo colore vibra tra l’arancio ed il dorato, la candida schiuma è pannosa e compatta: mandarino, lime, cedro, melone e frutta tropicale compongono un cesto di frutta accompagnato da una delicata speziatura e da un carattere rustico à la Dupont, per intenderci. Personalmente non ho avvertito il cocco  ma ammetto che la mia sensibilità verso questo frutto è piuttosto bassa. Al palato è vivacemente carbonata e scorre benissimo: caratteristiche che concorrono a mascherarne ulteriormente la gradazione alcolica. Incontriamo frutta candita, qualche goccia di miele, albicocca, agrumi e melone, un finale secco caratterizzato dall’amaro zesty e terroso, in pieno DNA Extraomnes.  Nel rispetto della miglior tradizione belga è solo a fine corsa, quando ormai è troppo tardi, che s’avverte qualche avvisaglia dell’alcool.  Pulita, rustica ma con un fruttato un po’ ruffiano che ti fa l’occhiolino, piacevolmente rinfrescante: l’arma ideale se volete farvi del male nelle calde serate d’estate.  La saison che De Dolle non ha mai prodotto? Forse si sarebbe potuta chiamare proprio Sabrage.Formato 44 cl., alc. 8.8%, lotto 112 20, scad.  04/2021, prezzo indicativo 5.00-7.00 euro  (beershop)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

Extraomnes Sabrage

Extraomnes Sabrage, ovvero un elogio al Sabro, nuova varietà di luppolo commercializzata a partire dalla primavera del 2018 dagli americani della Hop Breeding Company, Yakima Valley. Fu il risultato di un lungo lavoro iniziato nel 2004 quando Jason Perrault, titolare della Hop Breeding ricevette una piantina femmina da Chuck Zimmerman, uno dei più importanti ed influenti coltivatori di luppolo degli Stati Uniti. Si trattava di una varietà proveniente dal New Mexico che Perrault piantò nel giardino di casa dove crescevano anche altre varietà: “non avevo mai visto niente del genere – ricorda – aveva un forte odore di marijuana e anche le sue foglie sembravano identiche a quelle della cannabis. Fioriva molto tardi e dovetti circoscrivere l’area del giardino in cui l’avevo piantata perché si stava espandendo ovunque”. Nell’agosto del 2004 la pianta era ancora in fase di fioritura ricettiva all’impollinazione: Jason recuperò tutto il polline di altre piante che aveva a disposizione, lo mescolò e lasciò che il vento facesse il suo lavoro. Nacquero un centinaia di nuove piante da un padre “sconosciuto”, in quanto ottenute da questa impollinazione aperta.   Perrault fu impressionato dal profumi dei coni di luppolo delle nuove piante e ne consegnò un po’ a Karl Vanevehoven, proprietario della Yakima Chief Hopunion e prolifico homebrewer: spesso è lui il primo ad utilizzare le nuove varietà sperimentali di Perrault e, se i risultati sono soddisfacenti, la coltivazione va avanti.  Quella nuova varietà era identificata dal numero 0406363074 ma  Vanevehoven la ribattezzò con il nome Ron Mexico, più facile da ricordare. Alla National Homebrewers Conference di San Diego del 2015 Perrault, Vanevehoven e Vinnie Cilurzo della Russian River tennero un seminario di presentazione di questa nuova varietà di luppolo rinominata con il codice sperimentale HBC-438: l’idea era di farla testare anche a molti produttori casalinghi prima di iniziare a coltivarla su grande scala. E per dare loro un primo assaggio del luppolo Russian River produsse anche una birra single hop chiamata Ron Mexico. L’HBC-438 viene poi utilizzato da molti birrifici e, dopo tre anni di vita sperimentale, nell’aprile del 2018 ottiene finalmente il nome ufficiale di Sabro: la descrizione ufficiale parla di “netti profumi di mandarino, cocco, frutti tropicali, cedro e menta”. Dopo il grande successo ottenuto da Citra e Mosaic, la Hop Breeding Company punta ora forte su questa nuova varietà di luppolo.La birra.E il Sabro è ovviamente il protagonista dell’ultima nata in casa Extraomnes, una vigorosa “Hopped Saison” (8.8%) che è arrivata proprio nel bel mezzo dell’emergenza Covid-19. Non so se l’idea fosse di distribuirla solo in fusto e la chiusura di pub e locali abbia costretto il birrificio di Marnate a rivedere le proprie intenzioni. Fatto sta che la Sabrage è finita in una lattina nuda e priva di etichetta in quanto non è stato possibile realizzarla: sono presenti solo le indicazioni previste dalla legge. Ha debuttato il 21 aprile “a domicilio”:  chi abitava in provincia di Milano e Varese poteva farsela recapitare direttamente utilizzando il nuovo servizio “Extraomnes a Casa Tua”, esteso poi a tutta Italia dalla settimana successiva. Il suo colore vibra tra l’arancio ed il dorato, la candida schiuma è pannosa e compatta: mandarino, lime, cedro, melone e frutta tropicale compongono un cesto di frutta accompagnato da una delicata speziatura e da un carattere rustico à la Dupont, per intenderci. Personalmente non ho avvertito il cocco  ma ammetto che la mia sensibilità verso questo frutto è piuttosto bassa. Al palato è vivacemente carbonata e scorre benissimo: caratteristiche che concorrono a mascherarne ulteriormente la gradazione alcolica. Incontriamo frutta candita, qualche goccia di miele, albicocca, agrumi e melone, un finale secco caratterizzato dall’amaro zesty e terroso, in pieno DNA Extraomnes.  Nel rispetto della miglior tradizione belga è solo a fine corsa, quando ormai è troppo tardi, che s’avverte qualche avvisaglia dell’alcool.  Pulita, rustica ma con un fruttato un po’ ruffiano che ti fa l’occhiolino, piacevolmente rinfrescante: l’arma ideale se volete farvi del male nelle calde serate d’estate.  La saison che De Dolle non ha mai prodotto? Forse si sarebbe potuta chiamare proprio Sabrage.Formato 44 cl., alc. 8.8%, lotto 112 20, scad.  04/2021, prezzo indicativo 5.00-7.00 euro  (beershop)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

Firestone Walker 21 (XXI Anniversary Ale)

Nel 2017 il birrificio californiano Firestone Walker festeggiava il proprio ventunesimo compleanno: sul blog lo abbiamo incontrato già molte volte. Lo fondarono nel 1996 Adam Firestone e David Walker a Paso Robles, Contea di Santa Barbara, all’interno dell’azienda vinicola Firestone Vineyard LLC di proprietà di Anthony Brooks Firestone, padre di Adam nonché ex politico californiano. Nel 2001 Firestone acquistava gli edifici della SLO Brewing Company di Paso Robles e vi trasferiva il proprio impianto: alla SLO lavorava il birraio Matt Brynildson che fu confermato in organico con una piccola quota di partecipazione societaria. Brynildson aveva lavorato per cinque anni alla Goose Island di Chicago e le sue conoscenze sul metodo di produzione della Bourbon County Brand Stout furono determinanti per il successo che Firestonepoi ottenne grazie alle sue birre barricate.  Nel 2015 i belgi della Duvel Moortgat rilevarono per una cifra mai rivelata la maggioranza di Firestone e diedero il via ad un ambizioso piano d’espansione culminato con la costruzione di una seconda location a Buellton dedicata alle birre acide e di un brewpub a Venice Beach (Los Angeles). Nell’autunno del 2006 il birrificio celebrava il suo decimo anniversario mettendo in vendita un’American Strong Ale chiamata semplicemente “X”, un blend di alcune birre invecchiate in botte. Queste “Blending Sessions”  sono ancora oggi un evento ricorrente ogni anno nel corso del quale a Paso Robles vengono invitati produttori di vino californiani ed altri esperti di blending. I partecipanti sono suddivisi in squadre che hanno il compito di assemblare il proprio blend utilizzando le centinaia di botti presenti nelle cantine; i blend vengono poi votati da tutti i partecipanti ed il vincitore  diventa la birra dell’anniversario di Firestone Walker. La birra.Il 22 agosto del 2017 furono convocati ventisette produttori di vino col compito di dare forma alla ventunesima Anniversary Ale; la competizione fu vinta dalla squadra formata da Jordan Fiorentini e Kyle Gingras della Epoch Estate Wines di Templeton e da Anthony Yount della Denner Vineyards di Adelaide, poco distante da Paso Robles. Per il loro blend utilizzarono il 42% di Velvet Merkin, una stout all’avena (8.5%) invecchiata in botti di bourbon, il 18% di Parabola, (13.1%), imperial stout invecchiata in botti di bourbon e in botti di rovere nuove, il 17% di Stickee Monkey, una quadrupel (12.5%) invecchiata in  botti di bourbon e di brandy, il 17% di Bravo, imperial brown ale (13.5%) invecchiata in botti di bourbon e il 9% di Helldorado, blonde barley wine (13.5%) invecchiato in botti di rum. La Firestone Walker XXI segnò anche il debutto del nuovo formato da 35,5 centilitri che sostituiva quello da 65:  una scelta motivata dalla necessità di distribuirla a più persone e di permettere alla gente di consumare una birra dall’elevato contenuto alcolico in solitudine, senza doverla necessariamente condividere con qualcuno. Il suo colore ricorda la tonaca del frate, la schiuma è di dimensioni abbastanza modeste ed ha scarsa ritenzione, benché risulti cremosa e compatta. Al naso domina la frutta sotto spirito, bourbon nello specifico: uvetta, prugna e frutti di bosco. Ma ci sono anche suggestioni di porto, cocco e qualche lieve accenno meno piacevole di cartone bagnato. La bevuta è coerente con l’aroma e non divaga altrove: frutta sotto spirito e bourbon disegnano un percorso lineare arricchito da suggestioni di porto e, proprio a fine corsa, di cioccolato. Mi sembra ci sia anche un po’ di melassa di zucchero di canna, ma potrebbe essere una mia forzatura sapendo che nel blend c’è anche una percentuale di birra invecchiata in botti di rum. Spesso la mente trova anche quello che non c’è, soprattutto se lo cerca in una birra piuttosto dolce che viene però ben asciugata da bourbon e legno. Da manuale il lungo retrogusto morbido di bourbon. Quello che c’è nel bicchiere si sorseggia con grande soddisfazione in tutta calma nel corso di una serata: come altre produzioni passate in botte recenti di Firestone anche questa XXI non riesce a raggiungere profondità abissali, ma avercene a disposizione di birre come questa!Formato 35,5 cl., alc. 11,8%, imbott. 10/2017, prezzo indicativo 12-18 euro (beershop) NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

Firestone Walker 21 (XXI Anniversary Ale)

Nel 2017 il birrificio californiano Firestone Walker festeggiava il proprio ventunesimo compleanno: sul blog lo abbiamo incontrato già molte volte. Lo fondarono nel 1996 Adam Firestone e David Walker a Paso Robles, Contea di Santa Barbara, all’interno dell’azienda vinicola Firestone Vineyard LLC di proprietà di Anthony Brooks Firestone, padre di Adam nonché ex politico californiano. Nel 2001 Firestone acquistava gli edifici della SLO Brewing Company di Paso Robles e vi trasferiva il proprio impianto: alla SLO lavorava il birraio Matt Brynildson che fu confermato in organico con una piccola quota di partecipazione societaria. Brynildson aveva lavorato per cinque anni alla Goose Island di Chicago e le sue conoscenze sul metodo di produzione della Bourbon County Brand Stout furono determinanti per il successo che Firestonepoi ottenne grazie alle sue birre barricate.  Nel 2015 i belgi della Duvel Moortgat rilevarono per una cifra mai rivelata la maggioranza di Firestone e diedero il via ad un ambizioso piano d’espansione culminato con la costruzione di una seconda location a Buellton dedicata alle birre acide e di un brewpub a Venice Beach (Los Angeles). Nell’autunno del 2006 il birrificio celebrava il suo decimo anniversario mettendo in vendita un’American Strong Ale chiamata semplicemente “X”, un blend di alcune birre invecchiate in botte. Queste “Blending Sessions”  sono ancora oggi un evento ricorrente ogni anno nel corso del quale a Paso Robles vengono invitati produttori di vino californiani ed altri esperti di blending. I partecipanti sono suddivisi in squadre che hanno il compito di assemblare il proprio blend utilizzando le centinaia di botti presenti nelle cantine; i blend vengono poi votati da tutti i partecipanti ed il vincitore  diventa la birra dell’anniversario di Firestone Walker. La birra.Il 22 agosto del 2017 furono convocati ventisette produttori di vino col compito di dare forma alla ventunesima Anniversary Ale; la competizione fu vinta dalla squadra formata da Jordan Fiorentini e Kyle Gingras della Epoch Estate Wines di Templeton e da Anthony Yount della Denner Vineyards di Adelaide, poco distante da Paso Robles. Per il loro blend utilizzarono il 42% di Velvet Merkin, una stout all’avena (8.5%) invecchiata in botti di bourbon, il 18% di Parabola, (13.1%), imperial stout invecchiata in botti di bourbon e in botti di rovere nuove, il 17% di Stickee Monkey, una quadrupel (12.5%) invecchiata in  botti di bourbon e di brandy, il 17% di Bravo, imperial brown ale (13.5%) invecchiata in botti di bourbon e il 9% di Helldorado, blonde barley wine (13.5%) invecchiato in botti di rum. La Firestone Walker XXI segnò anche il debutto del nuovo formato da 35,5 centilitri che sostituiva quello da 65:  una scelta motivata dalla necessità di distribuirla a più persone e di permettere alla gente di consumare una birra dall’elevato contenuto alcolico in solitudine, senza doverla necessariamente condividere con qualcuno. Il suo colore ricorda la tonaca del frate, la schiuma è di dimensioni abbastanza modeste ed ha scarsa ritenzione, benché risulti cremosa e compatta. Al naso domina la frutta sotto spirito, bourbon nello specifico: uvetta, prugna e frutti di bosco. Ma ci sono anche suggestioni di porto, cocco e qualche lieve accenno meno piacevole di cartone bagnato. La bevuta è coerente con l’aroma e non divaga altrove: frutta sotto spirito e bourbon disegnano un percorso lineare arricchito da suggestioni di porto e, proprio a fine corsa, di cioccolato. Mi sembra ci sia anche un po’ di melassa di zucchero di canna, ma potrebbe essere una mia forzatura sapendo che nel blend c’è anche una percentuale di birra invecchiata in botti di rum. Spesso la mente trova anche quello che non c’è, soprattutto se lo cerca in una birra piuttosto dolce che viene però ben asciugata da bourbon e legno. Da manuale il lungo retrogusto morbido di bourbon. Quello che c’è nel bicchiere si sorseggia con grande soddisfazione in tutta calma nel corso di una serata: come altre produzioni passate in botte recenti di Firestone anche questa XXI non riesce a raggiungere profondità abissali, ma avercene a disposizione di birre come questa!Formato 35,5 cl., alc. 11,8%, imbott. 10/2017, prezzo indicativo 12-18 euro (beershop) NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio