Ritual LAB Nerd Choice

Terzo appuntamente con Ritual LAB, birrificio - ma non solo - nato a Formello (Roma) nel 2013; fondato innanzitutto come centro didattico di formazione per chi si vuole avvicinare alla produzione della birra, Ritual Lab ha iniziato a commercializzare le proprie birre dapprima come beerfirm e, dal 2015, con il proprio impianto da 12hl gestito dal birraio Giovanni Faenza. I corsi di formazione si svolgono sia a livello amatoriale che professionale e sono tenuti da Emilio Maddalozzo (birraio con 30 anni di esperienza tra Pedavena e accademia Doemens di Monaco di Baviera); oltre alla parte teorica vi è anche le possibilità di effettuare una cotta su di un impianto di produzione professionale seguendo l'intero processo, dalla macinatura del malto sino all’imbottigliamento. Ma Ritual Lab vuole anche essere sperimentazione, ovvero ricerca "di differenti metodi di produzione, maturazione e gestione" della birra nonché la coltivazione in proprio di luppolo. La Double IPA Tupamaros e la American Pale Ale Super Lemon Ale , entrambe di ottima fattura, sono già transitate la scorsa estate sulle pagine del blog, illustrate dalla minimali, metafisiche, splendide etichette realizzate dall'artista e tatuatore romano Robert Figlia.La birra.Nerd Choice, se non erro la ultima nata in casa Ritual Lab, debutta lo scorso settembre e - in versione juicy/cloudy - allieta anche i partecipanti all'ultima edizione di Eurhop 2016: più in concreto, una Session IPA abbondantemente luppolata con Simcoe, Citra, Amarillo ed Equinox. Velata, di colore oro pallido, forma un discreto cappello di schiuma bianca, cremosa e compatta, dalla buona persistenza. L'aroma è freschissimo, pungente, quasi esplosivo: un golosa macedonia di frutta tropicale (mano, papaia, un tocco di ananas) alla quale partecipano anche agrumi (pompelmo, cedro, limone, polpa d'arancia). Ruffiano, pulitissimo, ben equilibrato tra il dolce del tropicale e l'aspro degli agrumi. Difficile resistere alla voglia di portare subito il bicchiere alle labbra e scoprire se il gusto conferma gli ottimi presupposti creati dall'aroma. Nessuna delusione al palato, si procede dritti e spediti su di un percorso straordinariamente intenso per una session beer (4.3%): i malti sono leggeri come devono essere (crackers, giusto un accenno di miele) per supportare, senza velleità di protagonismo, il carattere fruttato e succoso (o juicy, se preferite) di questa Session IPA. L'aroma viene fotocopiato nel gusto; ripassano in rassegna mango e papaia, arancia e pompelmo, valorizzati da una grande fragranza/freschezza. Si chiude in grande secchezza ed territorio amaro, tra note zesty ed erbacee ed un lieve ritorno di cereale; il livello d'amaro è quello giusto, necessario a bilanciare il dolce della frutta senza eccedere in estremismi che potrebbero rallentare il ritmo di bevuta. Session IPA di nome e di fatto, leggera e delicatamente carbonata, scorre veloce senza nessun scivolone acquoso: livello davvero molto alto per pulizia e per intensità, la Nerd Choice di Ritual Lab entra per me di diritto tra le migliori Session IPA italiane.Formato: 33 cl., alc. 4.3%, lotto 17, scad. 04/2017, prezzo indicativo 4.50/5.00 Euro (beershop)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Wiper and True Porter Pink Peppercorns

Debutto sul blog per il birrificio inglese Wiper and True, fondato nel dicembre 2012 come beerfirm da Michael Wiper ed Alexander True e, da marzo 2015, operativo con il proprio impianto da 5 barili nella periferia nord-est di Bristol. Alcuni anni di appassionato homebrewing, all'insegna della sperimentazione, hanno convinto Wiper a testare il mercato appoggiandosi ad impianti terzi prima di fare il grande passo e mettersi in proprio.Già 150 le etichette prodotte in quasi quattro anni di attività,  sotto la spinta creativa di Micheal Wiper che ammette "ci sono così tanti ingredienti da esplorare e io non riesco a stare fermo, preferisco provare a fare cose nuove piuttosto che ripetere le stesse ricette, anche se ci sono piaciute"; il target sono gli abbinamenti gastronomici, per portare la birra in un territorio dove è tradizionalmente il vino a dominare. A gestire il birrificio viene chiamato il birraio William Hartley, mentre le sobrie e pulite etichette, molto ben riuscite e complete d'informazioni, sono opera dei grafici dello Studio Makgill di Brighton.La birra.Pink Peppercorn Porter, una ricetta che prevede malti Pale, Brown, Monaco, Chocolate, Crystal, Black, avena e frumento; i luppoli utilizzati sono Phoenix, Mt Hood e Columbus, lievito YS020; come il nome suggerisce, vengono usati anche grani di pepe.Si presenta di color ebano scuro e forma nel bicchiere un generoso cappello di schiuma cremosa e compatta, dall'ottima persistenza. Al naso, pulito, emergono profumi di caffè e tostature, una lieve nota pepata ed un accenno fruttato che richiama i frutti di bosco rossi (lamponi, fragole?). La sensazione palatale è abbastanza morbida e la birra scorre piuttosto bene con poche bollicine ed un corpo medio; caramello, caffè e tostature costituiscono la spina dorsale di una porter dalla gradazione alcolica contenuta (5.1%) che non rinuncia assolutamente all'intensità. Bilanciata e pulita, impreziosita da richiami al cioccolato amaro, chiude con un delicato warming etilico enfatizzato da una lieve nota pepata che riscalda il retrogusto amaro nel quale convivono tosature, caffè e cioccolato amaro. Una bella sorpresa questa porter di Wiper and True: facile da bere, molto godibile, non reclama particolare attenzione ma prendendoti per mano è in grado d'accompagnarti per tutta la serata senza mai stancarti: presenza del pepe molto discreta, dà un piccolo valore aggiunto a quella che sarebbe ugualmente una porter ben fatta.Formato: 50 cl., alc. 5.1%, imbott. 18/02/2016, scad. 18/02/2017, prezzo indicativo 5.00 Euro (beershop)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

De Ranke Noir De Dottignies

Del birrificio Da Ranke vi avevo già parlato in occasione della Saison De Dottignies e, più recentemente, della Cuvée De Ranke; homebrewer sin agli anni ’80, Nino Bacelle ha iniziato nel 1994 a commercializzare la sua prima birra, la Guldenberg, a quel tempo prodotta presso gli impianti della Deca e venduta a nome di "Brouwerij Nino Bacelle” ; nel 1996 avviene l’incontro con un altro appassionato, Guido Devos, e dall’unione delle forze nacque la Brouwerij De Ranke, operante sempre presso la Deca sino al 2005, anno in cui sono stati inaugurati gli impianti a Dottignies. Il birrificio, pochi chilometri a sud di Kortrijk, non si trova distante dalla regione di Poperinge, nota per la coltivazione del luppolo; il nome scelto (De Ranke) fa per l’appunto riferimento ai filari (rank) delle piante di luppolo. Nomen omen,  De Ranke è stato tra i primi in Belgio a offrire birre amare come ad esempio  la splendida XX Bitter, divenuta rapidamente la loro flagship beer: quasi la totalità dei luppoli  utilizzati proviene da un coltivatore di Warneton, vicino a Poperinge. E di luppolo ne è stato previsto tanto anche nella formulazione della ricetta della strong dark ale di casa, chiamata Noir de Dottignies e che attualmente rimane la birra più alcolica prodotta da De Ranke:  Challenger, Northern Brewer e Styrian Golding quelli utilizzati  e supportati da sette diverse varietà di malto.La birra.Molto bella nel bicchiere, si presenta di un intenso color tonaca di frate leggermente velato e impreziosito da intense venature rosso rubino; da manuale la schiuma, compatta, cremosa, fine e dalla lunga persistenza. L’aroma è intenso e pulito, ricco di esteri fruttati come pera, prugna, uvetta, frutti rossi; ad accompagnarli troviamo profumi di frutta secca (nocciola, forse mandorla), biscotto, zucchero candito, caramello e una delicatissima speziatura. Il percorso prosegue in linea retta al palato, dove la Noir De Dottignies riesce a nascondere il suo contenuto alcolico (9%) come forse solo i belgi sanno fare: la bevuta è quasi agile, ben carbonata e scorrevole: a due anni dall’imbottigliamento la luppolatura ha ovviamente perso parte del suo vigore ed il gusto viaggia sui binari dolci di biscotto, caramello, uvetta e prugna sciroppata, zucchero candito, pera. Un’ottima secchezza ed una leggera acidità la bilanciano perfettamente, mentre la chiusura è delicatamente amara, terrosa e lievemente tostata. L’alcool accompagna i sorsi riscaldandoli delicatamente per poi emergere con maggior evidenza nel retrogusto dolce di frutta sotto spirito. Una Strong Dark Ale un po’ atipica nella quale l’amaro – soprattutto se la bevete giovane – gioca un ruolo molto più rilevante rispetto ad altre birre simili che vengono prodotte nelle Fiandre Occidentali: pensate a Van Eecke, St.Sixtus/Westvleteren, St. Bermardus, De Struise. Intensa e solida, pulita, ma una bottiglia lontana dall'eccellenza: esteri molto in evidenza, forse persino troppo, bevuta che non risulta nel complesso del tutto amalgamata tra le sue varie componenti, benché ugualmente godibile.Formato: 33 cl., alc. 9,0%, IBU 46, imbott.  21/07/2014, scad 01/07/2019, prezzo indicativo  3.50/4.50 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Brasseria della Fonte – Robust Porter & English Pale Ale

Ritorna sul blog la Brasseria della Fonte, ospitata per la prima volta ad inizio ottobre con ben tre produzioni. Birrificio giovanissimo, attivo dallo scorso giugno all'interno di un agriturismo con piscina e ristorante annessi che si trova a soli tre chilometri da Pienza, nella splendida cornice della Val d'Orcia. La produzione è attualmente divisa tra birre disponibili tutto l’anno (American Pale Ale, Porter, Scotch Ale e Rossa di Pienza) e  produzioni stagionali; per quel che riguarda quest’ultime, alla estiva Summer Ale ed alla settembrina Freshoops! si sono di recente aggiunte una English Pale Ale e una birra natalizia.  Post interamente dedicato all’Inghilterra oggi, della cui tradizione brassicola Samuele Cesaroni, birraio di Brasseria della Fonte, è un grande appassionato.Partiamo da una Robust Porter, la cui ricetta prevede malti Pale, Brown, Café, Peated, Carafa III, Whisky Light, Roasted e fiocchi d’avena; il luppolo utilizzato è il Columbus. Praticamente nera,  forma un cappello di schiuma nocciola cremoso e compatto, quasi indissolubile. L’aroma, privo di difetti, è pulito ma d’intensità piuttosto bassa: vi trovano posto tostature e caramello bruciato, accenni di cioccolato e una lieve nota torbata. Al palato ci sono un po’ troppe bollicine per  una “tranquilla” porter inglese:  il corpo è medio con una sesnsazione palatale che trova un buon compromesso tra facilità di scorrimento e una timida morbidezza conferitale dall’avena. Morbidezza che contrasta con l'interpretazione stilistica: ruvida e ricca di tostature, riporta idealmente nella Londra sporca e fumosa di fine ottocento quando le porter erano le birre più popolari. Una porter schietta, con un buon livello di pulizia e senza troppi fronzoli: un tocco di caramello bruciato e di esteri fruttati (mirtillo?) supportano l'intensità del caffè e del torrefatto, del cacao amaro. Nera di colore e nera di fatto, si lascia bere con buona facilità e chiude ovviamente nell'amaro del caffè e delle tostature con una nota luppolata a ripulire il palato: nel retrogusto, una carezza torbata.Passiamo ora ad una English Pale Ale, stile poco frequentato non solo dai microbirrifici italiani ma anche da tutti i quelli europei, inglesi inclusi, che hanno preferito seguire i luppoli della craft beer revolution americana. La ricetta elenca malti Maris Otter e Pale, e frumento Munich, luppoli E.K. Golding ed Endeavour (entrambi anche in dry-hopping), cassonade. Il suo colore velato è si colloca tra il dorato ed il ramato; compatta, cremosa e dotata di un'ottima persistenza è la bianca schiuma. Il naso è pulito, delicato e fragrante (un mese circa l'età di questa bottiglia) ed ospita profumi floreali, di cereali e di biscotto; in secondo piano sentori di agrumi e un tocco di miele. La gradazione alcolica (5%) è quasi da session beer ma l'intensità è di ottimo livello: la base maltata è fragrante e ricca di cereali e di biscotto, accenni di caramello e frutta secca. Un lieve passaggio di marmellata d'agrumi introduce l'amaro finale terroso ed erbaceo, di buona intensità. Il mouthfeel è morbido: in questo contesto la sensazione palatale un po' pesante (caratteristica che avevo riscontrato in alcune delle birre bevute lo scorso ottobre) ben si sposa con la struttura della birra che risulta morbida e accomodante, ricordando con la fantasia l'atmosfera rilassata di un vecchio pub della campagna inglese. L'unico "difetto" che ci trovo è una presenza di cereale un po' troppo invadente che fa capolino più volte nel corso della bevuta, presentandosi persino nel retrogusto: nel rispetto della tradizione inglese, avrei dato maggior enfasi al carattere biscottato. Ma per il resto si tratta di una English Pale Ale molto ben fatta, pulita e bilanciata: una di quelle birre - ormai sempre meno facili da  trovare -  che ti possono accompagnare, pinta dopo pinta, durante le conversazioni di una serata intera senza reclamare nessuna attenzione, se non quella di essere bevute. Nel dettaglio:Robust Porter, formato 75 cl., alc. 6.6%, IBU 52, lotto 21 2016, imbott. 24/07/2016, scad. 24/07/2018.English Pale Ale, formato 33 cl., alc. 5%, IBU 33, lotto 35 2016, imbott. 10/10/2016, scad. 10/06/2017.NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Bell’s Special Double Cream Stout

Eccoci ad un nuovo appuntamento con Bell's, birrificio del Michigan fondato a Kalamazoo nel 1985 da Larry Bell che ha spento la sua trentunesima candelina lo scorso settembre.  Larry naque nell'area di Chicago ma alla fine degli '70 si trasferì a Kalamazoo, a 200 chilometri di distanza, per lavorare alla Sarkozy Bakery. Un collega di lavoro lo introdusse all'homebrewing, che Larry portò avanti con grande passione arrivando ad aprire qualche anno dopo un minuscolo negozio di homebrewing, dal quale nacque poi la Kalamazoo Brewing Company, rinominata Bell's nel 2005. Potete leggere maggiori dettagli sulla loro storia qui e anche qui.Che alla Bell's amino le stout non è un segreto: ne producono cinque, tra regolari e stagionali, ogni anno: Expedition Stout, Special Double Cream Stout, Java Stout, Cherry Stout e Kalamazoo Stout. Ma ogni giugno, dal 2008, si tiene presso il birrificio anche l'All Stouts Day: troverete almeno una ventina di spine tutte dedicate a questo stile. Oltre alle cinque birre sopracitate. l'offerta include alcuni vintage di Expedition Stout e alcune produzioni occasionali come ad esempio la Trumpeter’s Stout, la Sweet Potato Stout, la Bear Hug Imperial Stout (sciroppo d'acero e miele) e la Milchkaffee (lattosio e caffè); la lista completa dell'edizione 2016 la trovate qui.Dopo aver assaggiato le ottime Expedition e Kalamazoo, è il momento di passare alla Double Cream Stout; contrariamente a quanto il nome potrebbe far pensare, non si tratta di una milk stout prodotta con lattosio per renderla morbida e cremosa al palato. La ricetta prevede infatti solamente acqua, lievito, luppolo ed un mix di dieci diverse varietà di malto.La birra. Colore il bicchiere di nero, formando un modesto cappello di schiuma nocciola cremoso e compatto che rivela un'ottima persistenza. Il naso è pulito e non particolarmente intenso ma c'è un elegante presenza di caffè alla quale s'affiancano tostature, note di mirtillo e qualche accenno di cioccolato. Cream Stout di nome e di fatto, delizia il palato con una sensazione palatale morbidissima, per l'appunto cremosa, aiutata dalle poche bollicine e dal corpo medio. 6.1% l'ABV dichiarato ed un'intensità al gusto che compensa la carenza dell'aroma: eleganti tostature, caffè, ricordi di liquirizia e cioccolato il cui amaro è contrastato dalla leggera presenza di caramello bruciato. La bevuta è amara di torrefatto e di caffè ma risulta comunque agevole e nel complesso bilanciata, grazie all'acidità finale che ripulisce bene il palato ad ogni sorso. Chiude ricca di caffè, cioccolato e tostato che vengono riscaldati da un delicato ma avvertibile tepore etilico.Bevuta essenziale ma sostanziosa, pulita, elegante, intensa: in poche parole, un altra ottima stout da Bell's.Formato: 35.5 cl., alc. 6.1%, L15113, imbottigliata 01/12/2015, scad. 01/12/2016, prezzo indicativo 4.50/5.00 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Craig Allan Psychedelia

Nel 2010, quando assaggiai quasi per caso la sua Agent Provocateur la beerfirm Craig Allan fu per me quasi una rivelazione; reduce da un paio di settimane di vacanza tra Bretagna, Normandia e Nord-Passo di Calais – piuttosto deludenti dal punto di vista birrario – trovare una birra pulita, ben fatta e abbondantemente luppolata risultò la luce alla fine di un lungo tunnel di delusioni. Craig Allan è uno scozzese che ha studiato Malting, Brewing and Distilling a Edimburgo ed ha poi lavorato per diversi microbirrifici inglesi prima che l’amore lo spingesse a trasferirsi in Francia in una casa di campagna a nord di Parigi; un paio d’anni passati a lavorare per alcune cantine e poi il richiamo della birra lo porta, in assenza dei fondi necessari, a farsi produrre una ricetta presso l’infallibile (o quasi) De Proef in Belgio. Nacque così la Belgian Ale Agent Provocateur ,generosamente luppolata con Cascade ed Amarillo;  a quel tempo (2010) mi augurai che la birra di Allan potesse essere il fattore scatenante (l’agent provocateur) di una micro-rivoluzione brassicola francese e sei anni dopo possiamo dire che le cose sono effettivamente andate in quella direzione. La qualità dei microbirrifici francesi è ancora alquanto discontinua, ma per lo meno si sta superando la classica e anonima offerta (biere blanche/blonde/rousse/noir) che caratterizzava quasi ogni produttore transalpino. Gli anni sono passati e la famiglia Allan si è ampliata con l’arrivo della  Cuvée d'Oscar (una dunkelweizen con dry-hopping di Nelson Sauvin), della “pale ale” Psychedelia e, in tempi più recenti della stout Black Market, della saison La Saint Jean e di una serie di IPA prodotte ogni volta con diverse luppolature. Nell’ottobre 2015 Allan ha anche finalmente messo in funzione il proprio impianto casalingo da 10 ettolitri sul quale vengono effettuate le cotte sperimentali e anche qualche produzione limitata; il resto della produzione continua ad essere appaltato presso De Proef.La birra.Terza  birra prodotta da Allan, Psychedelia è secondo la descrizione del produttore una “generica Pale Ale” che alla prova d’assaggio mi sembra incastrarsi perfettamente tra Belgio e luppolature extra-europee; la ricetta prevede malti Pale e Biscuit, luppoli Simcoe (amaro), Tomahawk e Moteuka (late hopping) e un dry-hopping finale di  Simcoe  e Moteuka. Il risultato? Davvero sorprendente. Di colore arancio pallido, velato, forma un perfetto cappello di schiuma bianca, cremosa e compatta, dalla lunghissima persistenza. Profumi floreali (a richiamo dell’etichetta “flower power”) e fruttati si diffondono nell’aria con una pulizia ed una eleganza davvero notevoli: ananas, mandarino, arancia, accenni di frutta tropicale. Il ceppo di lievito utilizzato non è dichiarato ma io scommetterei sul Belgio, con una delicata speziatura, di quelle che non riesci ad identificare, ed esteri che richiamano il “bubble gum”.  Il palato continua in linea retta al palato con un mouthfeel perfetto: corpo medio-leggero, vivaci bollicine e una scorrevolezza da record. Crackers ed un tocco biscottato supportano un gusto delicato ma al tempo stesso ricco di frutta: ananas, mandarino, arancia guidano la bevuta, impreziositi da note (anche in bocca!) floreali e di bubble gum. Delicatamente speziata, impeccabilmente secca, chiude con un bell'amaro di discreta intensità che vede la sinergia di note terrose, erbacee e zesty. Livello di pulizia molto alto, facilità di bevuta impressionante, difficile resistere ad una birra profumata, bilanciata  e molto ben curata in ogni dettaglio: luppoli ed espressività del lievito convivono in un equilibrio che non è  facile da incontrare. Questa volta nel bicchiere non c'è solamente la solita precisione tecnica di De Proef, ma anche un bel po' di emozioni.Formato: 75 cl., alc. 5%, IBU 37, scad. 16/03/2018, prezzo indicativo 6.00/8.00 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Stone 20th Anniversary Encore Series: 12th Anniv. Bitter Chocolate Oatmeal Stout

Nel luglio del 2008 alla Stone Brewing Company di Escondido (California) si festeggia il dodicesimo compleanno con la consueta birra celebrativa.  Ma il 2008 viene anche ricordato come l'annata della grande carenza di luppolo, o Hop Shortage: il risultato fu un aumento dei prezzi dei luppoli e la difficoltà ad ottenere alcune varietà, sopratutto per quei birrifici che non avevano sottoscritto dei contratti a lungo termine con i produttori."Per il nostro dodicesimo anniversario scegliemmo di fare una birra scura per alcuni motivi, uno dei quali la carenza di luppolo; non ci colpì particolarmente - affermano alla Stone - ci toccò sostituire alcune varietà e chiederne ogni tanto qualcuna in prestito ad altri birrifici. Ci sembrava comunque poco carino, vista la situazione, celebrare il nostro compleanno con una bomba luppolata mentre c'erano alcuni birrifici amici che facevano i salti mortali per recuperare il luppolo necessario a produrre le loro birre. Era inoltre da un po' che pensavamo di fare una birra scura; dopo aver assaggiato il lotto pilota di una Oatmeal Stout del nostro birraio Jeremy Moynier e una Imperial Stout al cioccolato prodotta in casa dal nostro responsabile della logistica Jake Ratzke, decidemmo di mettere assieme le due cose e realizzare la nostra 12th Anniversary Bitter Chocolate Oatmeal Stout". La ricetta prevede l'utilizzo delle varietà di luppolo Ahtanum, Summit, Willamette e Galena ma sono ovviamente i malti, in questa birra, a guidare le danze. Nel 2016 Stone ha festeggiato il suo ventesimo compleanno e, per l'occasione, sono state riprodotte alcune birre che in passato erano state commercializzate solamente in un'occasione; parliamo quindi di alcune Anniversary Ales e anche di un paio di Vertical Epic Ales. Ricetta e serigrafie delle bottiglie, giurano alla Stone, sono identiche a quelle originali.La birra.Assolutamente nera nel bicchiere, la replica del dodicesimo compleanno di Stone forma un cremoso e compatto cappello di schiuma color cappuccino che ha un'ottima persistenza. L'aroma è un ricco e ben riuscito assemblaggio di cioccolato, caffè ed orzo tostato mentre in secondo piano si scorgono note di fruit cake, alcool, liquirizia e cenere. La sensazione palatale è morbida, quasi cremosa ma forse leggermente carente di corpo per una birra dal contenuto alcolico del 9.2%: ne guadagna la scorrevolezza, agevolata dalle bollicine che si mantengono a livelli medio-bassi. Il gusto segue quasi fedelmente l'aroma: non c'è una grossa complessità ma quello che c'è è molto ben disposto. Caffè, cioccolato amaro e tostature guidano la bevuta supportate da un tocco di caramello bruciato; la presenza alcolica è quella giusta, non disturba ma fa comunque sentire la sua presenza ed il suo calore per tutta la bevuta. C'è pulizia ed eleganza nelle tostature, la chiusura è abbastanza secca e prepara il palato al retrogusto caldo ed etilico nel quale s'incontrano per l'ultima volta caffè, cioccolato e tostature; in sottofondo, un'accenno di anice.Imperial Stout semplice nella sua impostazione, bilanciata nel suo essere amara, ben eseguita e molto soddisfacente, anche se un po' avara di emozioni: è comunque questo il livello di Stone che vorrei sempre trovare nel bicchiere e che per il momento nella filiale di Berlino non sono ancora riusciti a replicare, almeno per quel che riguarda le lattine.Formato: 65 cl., alc. 9.2%, IBU 55, imbott. 15/01/2016, prezzo indicativo 14.00/16.00 Euro (beershop, Italia).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Schneider Weisse Tap X Mein Aventinus Barrique (2014)

Con Tap X  la bavarese Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn identifica una serie di produzioni limitate, sperimentali e/o occasionali; s'iniziò nel 2012 con la Tap X Mein Nelson Sauvin, una weizenbock caratterizzata dal luppolo neozelandese e da un ceppo di lievito belga per la rifermentazione in bottiglia,  seguita l'anno successivo dalla Tap X Meine Sommer Weisse, prodotta con "nuovi" luppoli tedeschi, e dalla TAPX Mein Aventinus Barrique. Nel 2014 nacque la Tap X Meine Porter Weisse e nel 2015 la Tap X Mathilda Soleil che utilizzava un mix di luppoli nel quale era presente il Cascade; quest'anno è arrivata la Tap X Marie’s Rendezvous, una potente (10%) weizenbock che vuole festeggiare i 500 anni del “Reinheitsgebot”. Con questa serie di birre il birraio di Schneider,  Hans-Peter Drexler, intende dimostrare che è possibile innovare e sperimentare anche nel pieno rispetto dell'editto di purezza. Ma torniamo a dicembre 2012, quando Drexler ha a disposizione un centinaio di barili che hanno contenuto Chardonnay (rovere francese), Pinot Nero e Cabernet Franc (rovere americano); le botti vengono riempite con la splendida (e atipica) weizenbock di casa Schneider e con la sua versione "potenziata" Aventinus Weizen-Eisbock. Otto mesi d'attesta e il risultato viene sapientemente blendato nelle bottiglie della nuova birra Tap X Mein Aventinus Barrique, di recente più appropriatamente rinominata  Tap X Mein Cuvée Barrique, visto che si tratta di un blend di birre e di barili differenti. La birra.Millesimo 2014, birra che si presenta di una splendido color ambrato carico, limpido e impreziosito da brillanti venature rossastre; la schiuma ocra è effervescente e piuttosto rapida nel dissolversi. Al naso c'è una bella complessità composta da note lattiche e aspre di amarena, ribes, uva acerba; la controparte dolce chiama in causa la prugna e la ciliegia sciroppata, il mosto d'uva cotto; profumi floreali, note di legno e un deciso carattere vinoso completano un quadro aromatico molto pulito e interessante. Al palato c'è una buona corrispondenza con l'aroma ma, sopratutto, c'è l'alcool (9.5%) nascosto davvero molto bene: all'acidità lattica e asprezza di ribes, mela acerba, uva spina ed amarena risponde un sottofondo dolce di ciliegia, caramello e frutti di bosco. L'acetico ogni tanto fa capolino, andando un po' oltre le righe solo quando la birra s'avvicina alla temperatura ambiente. Chiude molto secca, con l'asprezza che viene stemperata da un retrogusto quasi accomodamente nel quale il caramello viene accompagnato da un lieve tepore etilico; la bevibilità è tutto sommato buona, come da scuola tedesca.  Netta la caratterizzazione vinosa dovuta al passaggio nelle botti che hanno trasformato, grazie ai batteri in esse presenti, due birre in origine dolci (molto dolce, nel caso della Eisbock) in una Sour Ale nel quale comunque l'acidità è sempre contrastata da un residuo dolce. Molto pulita, complessa, pecca un po' di eleganza in alcuni passaggi ma si rivela comunque una bevuta che soddisfa e che regala più di un'emozione. Formato: 37.5 cl., alc. 9.5%, IBU 16, scad. 05/05/2019, pagata 3.00 Euro (birrificio)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Het Kapittel Watou Abt

Ritorniamo oggi in Belgio per fare sosta al birrificio Van Eecke, qui la sua storia nel dettaglio.  Ci troviamo nelle Fiandre Occidentali del Belgio, vicino al confine francese, una regione famosa per la coltivazione del luppolo (Poperinge) ma anche per le robuste Dark Strong Ales che vengono prodotte in un raggio di soli venti chilometri. E' qui che nascono alcune delle migliori rappresentanti (al mondo!) di questo stile: le Westvleteren, le St. Bernardus e, in tempi più recenti, quelle di De Struise. Ci sono fonti discordanti sulla data di nascita della gamma Kapittel di Van Eecke: c'è chi sostiene sia nata negli anni ’60, chi nel 1948 per competere con le vicine birre di St. Sixtus/Westvleteren, che in quel periodo erano appena state appaltate alla vicina St. Bernardus. Di certo vi è indubbiamente l’intenzione monastica (il nome scelto fa riferimento al  "capitolo", ovvero il luogo del monastero in cui si riunivano l'abate ed il priore) e il fatto che sia stata pensata ed elaborata dal birraio Jan Van Gysegem (1931-2003) a quel tempo alle dipendenze di Albert Van Eecke. La scura Kapittel Prior (9%), primogenite della seria, è stata per lungo tempo la birra più alcolica di Van Eecke fino all’arrivo della chiara Abt (10%) dedicata all’abate e quindi al titolo che spetta al superiore di na comunità monastica. Stando a quanto racconta il birrificio, abati e vescovi erano gli unici ai quali era consentito bere queste birre dall’elevato contenuto alcolico: ai monaci venivano concesse solo in alcuni speciali giorni di festa.La birra.Due varietà di luppolo (probabilmente provenienti dalla vicina Poperinge) e quattro di malto: ecco tutto quello che viene dato a sapere sulla Kapittel Abt,  una tripel ovviamente rifermentata in bottiglia che il birrificio dichiara in grado d’invecchiare sino a venti anni. Di colore ramato con qualche riflesso oro, forma un impeccabile cappello di schiuma ocra, cremosa e compatta, dall'ottima persistenza. Una delicata speziatura (pepe?) al naso dà il benvenuto in un aroma caldo e dolce nel quale trovano posto canditi (arancia, albicocca), miele, biscotto e zucchero a velo. Qualche accenno di frutta secca per un bouquet pulito dalla discreta intensità. Carbonazione e corpo medi garantiscono una facilità di bevuta di tutto rispetto per un ABV a doppia cifra: morbida al palato, segue l'aroma con buona corrispondenza. Miele e biscotto, frutta candita e pesca sciroppata, zucchero candito; il dolce è ben bilanciato da una leggera acidità finale e, soprattutto, da una buona attenuazione.  L'alcool è sotto controllo facendosi sentire quanto basta, ovvero soprattutto nel retrogusto, caldo e morbido, nel quale si fa accompagnare dalla frutta candita. Tripel pulita e molto ben fatta, riscalda e rincuora lasciandosi bere senza troppo impegno: un'altra birra solida e convincente da Van Eecke che potete bere subito oppure dimenticare in cantina per qualche anno. Formato; 33 cl., alc. 10%, lotto A1, scad. 12/2017, pagata 1.40 Euro (drink store, Belgio)NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

Bevog Who Cares Editions Freezbee Beer Vol. 3 Session IPA

Nuovo incontro con il birrificio austriaco Bevog e nuovo incontro con la sua serie “sperimentale” chiamata Who Cares Editions. Per riassumere, Bevog si trova in Austria ma "batte" bandiera slovena; stanco delle lungaggini burocratiche della madrepatria, il fondatore Vasja Golar ha attraversato il fiume Mura per lasciare la nativa Gornja Radgona e fondare il proprio birrificio in territorio austriaco a  Bad Radkersburg, a soli tre chilometri da casa. Bevog è stato aperto nel 2013 e nel 2014 il popolo di Ratebeer lo ha eletto tra i tre nuovi migliori birrifici al mondo confermandolo anche per il 2015 come miglior birrificio austriaco.  Il 2016 ha visto il debutto delle lattine. Tornando alla serie Who Cares Editions, si tratta di birre occasionali e/o prototipali con le quali si cerca di capire il feedback da parte di chi le beve, al fine di valutarne l'entrata in produzione stabile: il luppolo (session IPA, IPA e Double IPA) è spesso il protagonista  delle ricette. Tra queste mi era già capitata d’assaggiare qualche mese fa la Lumberjack, una IPA ben fatta e molto gradevole. Replichiamo oggi con una lattina di Freezbee Beer, una Session IPA nata lo scorso giugno 2016 come birra estiva e rapidamente entrata (se siete amanti del beer-rating) nella top 50 delle migliori Session IPA secondo Ratebeer, sito che contempla ufficialmente questa categoria: “beers marketed for their hop-dominant flavor profiles at “sessionable" levels of alcohol. While this is typically 3.2-4.6% ABV, a few have stretched the definition”. Arriva in una lattina etichettata come tutte le Who Cares Editions, con un personaggio che ricorda molto, troppo da vicino il Jack Skeletron (Skellington) di Nightmare Before Christmas: chissà who care è anche quello che pensano i possessori dei vari copyright dei personaggi del film prodotto da Tim Burton.La birraEstiva nelle intenzioni e nel colore, si presenta di un brillante dorato leggermente velato e sormontato da una compatta e cremosa testa di schiuma bianca che quasi sembra non volersene andare dal bicchiere. Naso intenso,  molto fresco e fragrante, pulitissimo; una macedonia di frutta appena tagliata che include ananas, cedro, limone, mandarino, arancia e pompelmo; è davvero difficile non portare subito le labbra al bicchiere. Il gusto mantiene le ottime premesse dell'aroma, regalando un'intensità davvero notevole per una session beer.  I malti sono lievi (crackers) e non sottraggono spazio alla festa del luppolo: un tappetino dolce di frutta tropicale (ananas, mango) sostiene il carattere agrumato di una birra che, ruffiana quanto basta, dispensa pompelmo, cedro, lime e limone senza sosta. L'intensità del finale amaro, tale da non stancare mai le papille gustative e mantenere elevato il ritmo di bevuta, si sviluppa tra note erbacee e di scorza d'agrume, pur non disdegnando qualche intermezzo terroso. Ne deriva una IPA secchissima, estremamente dissetante e rinfrescante, perfetta nel suo corpo leggero e nella sua scorrevolezza: pochi sorsi, il bicchiere è già finito e tu ne vorresti aprire almeno un altro paio di lattine. Davvero impressionante questa Freezbee Beer di Bevog: pulitissima e profumata, ruffiana, fruttata/succosa, "moderna": difficile resistere quando hai l'estate nel bicchiere. Birra molto riuscita, una delle migliori session beer del 2016: comprare subito. Formato: 33 cl., alc. 4.4%, scad. 26/05/2017, prezzo indicativo 3.50/4.00 Euro (beershop).NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.