Eventi estivi e pensieri in libertà

Per quanto nel mio blog ci sia stato un "buco" tra fine luglio e fine settembre, ho comunque preso parte ad alcuni eventi e degustazioni; per diletto, più che per questioni professionali. Tra questi segnalo in particolare la Festa del Luppolo a Villa Chazil, l'8 settembre, con un'interessante mattinata dedicata ad interventi di esperti nella coltivazione e utilizzo di questa pianta (il coltivatore amatoriale Gianluca Bertozzi, l'agronomo Antonio Noacco, e lo staff di Mr Malt) e degustazione finale con Le Donne della Birra; e le degustazioni dell'Associazione Artigiani Birrai Fvg a Friulidoc, quest'anno per la prima volta nella prestigiosa cornice di piazza San Giacomo - risultato notevole, a riprova della reputazione ormai raggiunta dalla birra artigianale in Regione.Mi è però dispiaciuto constatare che, in alcune occasioni, per amor di "arrivare al grande pubblico" si sia semplificato così tanto il messaggio da cadere in mancanze significative. Benissimo, per rendere il tutto più appetibile, affidare la conduzione dell'evento a showmen o showwomen di provato spessore (per quanto non ne sappiano nulla di birra): ma se poi uno di questi se ne esce con un "A me piace la birra non filtrata, che è quella di frumento", abbiamo un problema. E poco conta avere il birraio a fianco se a questi non viene data la parola, né lui ha verve necessaria ad inserirsi e replicare. Così come, se il birraio non sa rispondere nel dettaglio a domande tutt'altro che banali su storia e cultura della birra - e non ne faccio colpa ai birrai, nessuno può sapere tutto di tutto -, è bene che accanto a lui a condurre ci sia qualcuno adeguatamente formato per farlo. E sì, sto tirando l'acqua al mio mulino: però credo sia un dato di fatto che, così come il biersommelier non sarebbe la persona giusta per discettare di contenuto di alfa acidi di un certo tipo di luppolo, allo stesso modo un birraio che risponde di "credere" che la birra sia nata in Mesopotamia non è la persona giusta per discettare di storia. O, se glissa quando viene chiesto dal pubblico quale sia il bicchiere più adatto per degustare la birra in questione, forse è utile che espanda la sua formazione al di là di ciò che concerne il processo produttivo. O ancora, ho visto birre servite in maniera tale da pregiudicarne le caratteristiche. Cose capitate, naturalmente, non tutte nella stessa occasione; ma che mi hanno dato da pensare. Preciso che non faccio nomi perché, nell'ambito degli stessi eventi, c'erano anche birrai o conduttori che invece hanno lavorato benissimo, e che troverei ingiusto esporre.La cosa mi ha lasciata perplessa tanto più perché ho sentito fare domande molto più "serie" e pertinenti che in passato da parte del pubblico. Indice che si sta creando una certa conoscenza nei confronti della birra; e che c'è gente che questa conoscenza ha voglia di espanderla. In questo senso è cruciale che, per rispondere a questa evoluzione della platea e stimolarla ulteriormente, le iniziative di comunicazione e diffusione mettano insieme più professionalità complementari: per rimanere nell'ambito di un esempio già citato, la Festa del Luppolo a Villa Chazil (nella foto sopra) ha riunito birraio, agronomo, amatore, rivenditore e consulente e biersommelier, andando a illustrare il tema e a rispondere - ciascuno per il suo ambito di competenza - a tutte le domande del pubblico. Non basta più dire "chiamo il birraio, spiegherà lui la sua birra", o "chiamo il degustatore, descriverà lui che cosa c'è nel bicchiere": la curiosità del pubblico è sempre più a tutto tondo. Una cosa è semplificare il messaggio perché sia comprensibile da tutti - cosa difficilissima da fare, e per la quale serve professionalità -, altra cosa è svilirlo.Uso spesso citare due massime che mi porto dietro dalla scuola di giornalismo, dettemi da due docenti. La prima è "Non dovete scrivere come parlate, ma parlare come scrivete". La semplificazione del messaggio non passa attraverso il colloquialismo, ma attraverso una cura profonda del proprio modo di esprimersi. La seconda è "Una fonte non deve essere solo attendibile, ma anche pertinente". Ossia non deve solo dire la verità, ma anche avere le competenze per dirla; perché altrimenti il messaggio potrebbe essere vero di per sé ma incompleto, impreciso o fuorviante. Credo siano due massime da tenere a mente anche nel fare cultura birraria.

Eventi estivi e pensieri in libertà

Per quanto nel mio blog ci sia stato un "buco" tra fine luglio e fine settembre, ho comunque preso parte ad alcuni eventi e degustazioni; per diletto, più che per questioni professionali. Tra questi segnalo in particolare la Festa del Luppolo a Villa Chazil, l'8 settembre, con un'interessante mattinata dedicata ad interventi di esperti nella coltivazione e utilizzo di questa pianta (il coltivatore amatoriale Gianluca Bertozzi, l'agronomo Antonio Noacco, e lo staff di Mr Malt) e degustazione finale con Le Donne della Birra; e le degustazioni dell'Associazione Artigiani Birrai Fvg a Friulidoc, quest'anno per la prima volta nella prestigiosa cornice di piazza San Giacomo - risultato notevole, a riprova della reputazione ormai raggiunta dalla birra artigianale in Regione e dai birrai di conseguenza.Mi è però dispiaciuto constatare che, in alcune occasioni, per amor di "arrivare al grande pubblico" si sia semplificato così tanto il messaggio da cadere in mancanze significative. Benissimo, per rendere il tutto più appetibile, affidare la conduzione dell'evento a showmen o showwomen di provato spessore (per quanto non ne sappiano nulla di birra): ma se poi uno di questi se ne esce con un "A me piace la birra non filtrata, che è quella di frumento", abbiamo un problema. E poco conta avere il birraio a fianco se a questi non viene data la parola, né lui ha verve necessaria ad inserirsi e replicare. Così come, se il birraio non sa rispondere nel dettaglio a domande tutt'altro che banali su storia e cultura della birra - e non ne faccio colpa ai birrai, nessuno può sapere tutto di tutto -, è bene che accanto a lui a condurre ci sia qualcuno adeguatamente formato per farlo. E sì, sto tirando l'acqua al mio mulino: però credo sia un dato di fatto che, così come il biersommelier non sarebbe la persona giusta per discettare di contenuto di alfa acidi di un certo tipo di luppolo, allo stesso modo un birraio che risponde di "credere" che la birra sia nata in Mesopotamia non è la persona giusta per discettare di storia. O, se glissa quando viene chiesto dal pubblico quale sia il bicchiere più adatto per degustare la birra in questione, forse è utile che espanda la sua formazione al di là di ciò che concerne il processo produttivo. O ancora, ho visto birre servite in maniera tale da pregiudicarne le caratteristiche. Cose capitate, naturalmente, non tutte nella stessa occasione; ma che mi hanno dato da pensare. Preciso che non faccio nomi perché, nell'ambito degli stessi eventi, c'erano anche birrai o conduttori che invece hanno lavorato benissimo, e che troverei ingiusto esporre.La cosa mi ha lasciata perplessa tanto più perché ho sentito fare domande molto più "serie" e pertinenti che in passato da parte del pubblico. Indice che si sta creando una certa conoscenza nei confronti della birra; e che c'è gente che questa conoscenza ha voglia di espanderla. In questo senso è cruciale che, per rispondere a questa evoluzione della platea e stimolarla ulteriormente, le iniziative di comunicazione e diffusione mettano insieme più professionalità complementari: per rimanere nell'ambito di un esempio già citato, la Festa del Luppolo a Villa Chazil (nella foto sopra) ha riunito birraio, agronomo, amatore, rivenditore e consulente e biersommelier, andando a illustrare il tema e a rispondere - ciascuno per il suo ambito di competenza - a tutte le domande del pubblico. Non basta più dire "chiamo il birraio, spiegherà lui la sua birra", o "chiamo il degustatore, descriverà lui che cosa c'è nel bicchiere": la curiosità del pubblico è sempre più a tutto tondo. Una cosa è semplificare il messaggio perché sia comprensibile da tutti - cosa difficilissima da fare, e per la quale serve professionalità -, altra cosa è svilirlo.Uso spesso citare due massime che mi porto dietro dalla scuola di giornalismo, dettemi da due docenti. La prima è "Non dovete scrivere come parlate, ma parlare come scrivete". La semplificazione del messaggio non passa attraverso il colloquialismo, ma attraverso una cura profonda del proprio modo di esprimersi. La seconda è "Una fonte non deve essere solo attendibile, ma anche pertinente". Ossia non deve solo dire la verità, ma anche avere le competenze per dirla; perché altrimenti il messaggio potrebbe essere vero di per sé ma incompleto, impreciso o fuorviante. Credo siano due massime da tenere a mente anche nel fare cultura birraria.

Eventi estivi e pensieri in libertà

Per quanto nel mio blog ci sia stato un "buco" tra fine luglio e fine settembre, ho comunque preso parte ad alcuni eventi e degustazioni; per diletto, più che per questioni professionali. Tra questi segnalo in particolare la Festa del Luppolo a Villa Chazil, l'8 settembre, con un'interessante mattinata dedicata ad interventi di esperti nella coltivazione e utilizzo di questa pianta (il coltivatore amatoriale Gianluca Bertozzi, l'agronomo Antonio Noacco, e lo staff di Mr Malt) e degustazione finale con Le Donne della Birra; e le degustazioni dell'Associazione Artigiani Birrai Fvg a Friulidoc, quest'anno per la prima volta nella prestigiosa cornice di piazza San Giacomo - risultato notevole, a riprova della reputazione ormai raggiunta dalla birra artigianale in Regione e dai birrai di conseguenza.Mi è però dispiaciuto constatare che, in alcune occasioni, per amor di "arrivare al grande pubblico" si sia semplificato così tanto il messaggio da cadere in mancanze significative. Benissimo, per rendere il tutto più appetibile, affidare la conduzione dell'evento a showmen o showwomen di provato spessore (per quanto non ne sappiano nulla di birra): ma se poi uno di questi se ne esce con un "A me piace la birra non filtrata, che è quella di frumento", abbiamo un problema. E poco conta avere il birraio a fianco se a questi non viene data la parola, né lui ha verve necessaria ad inserirsi e replicare. Così come, se il birraio non sa rispondere nel dettaglio a domande tutt'altro che banali su storia e cultura della birra - e non ne faccio colpa ai birrai, nessuno può sapere tutto di tutto -, è bene che accanto a lui a condurre ci sia qualcuno adeguatamente formato per farlo. E sì, sto tirando l'acqua al mio mulino: però credo sia un dato di fatto che, così come il biersommelier non sarebbe la persona giusta per discettare di contenuto di alfa acidi di un certo tipo di luppolo, allo stesso modo un birraio che risponde di "credere" che la birra sia nata in Mesopotamia non è la persona giusta per discettare di storia. O, se glissa quando viene chiesto dal pubblico quale sia il bicchiere più adatto per degustare la birra in questione, forse è utile che espanda la sua formazione al di là di ciò che concerne il processo produttivo. O ancora, ho visto birre servite in maniera tale da pregiudicarne le caratteristiche. Cose capitate, naturalmente, non tutte nella stessa occasione; ma che mi hanno dato da pensare. Preciso che non faccio nomi perché, nell'ambito degli stessi eventi, c'erano anche birrai o conduttori che invece hanno lavorato benissimo, e che troverei ingiusto esporre.La cosa mi ha lasciata perplessa tanto più perché ho sentito fare domande molto più "serie" e pertinenti che in passato da parte del pubblico. Indice che si sta creando una certa conoscenza nei confronti della birra; e che c'è gente che questa conoscenza ha voglia di espanderla. In questo senso è cruciale che, per rispondere a questa evoluzione della platea e stimolarla ulteriormente, le iniziative di comunicazione e diffusione mettano insieme più professionalità complementari: per rimanere nell'ambito di un esempio già citato, la Festa del Luppolo a Villa Chazil (nella foto sopra) ha riunito birraio, agronomo, amatore, rivenditore e consulente e biersommelier, andando a illustrare il tema e a rispondere - ciascuno per il suo ambito di competenza - a tutte le domande del pubblico. Non basta più dire "chiamo il birraio, spiegherà lui la sua birra", o "chiamo il degustatore, descriverà lui che cosa c'è nel bicchiere": la curiosità del pubblico è sempre più a tutto tondo. Una cosa è semplificare il messaggio perché sia comprensibile da tutti - cosa difficilissima da fare, e per la quale serve professionalità -, altra cosa è svilirlo.Uso spesso citare due massime che mi porto dietro dalla scuola di giornalismo, dettemi da due docenti. La prima è "Non dovete scrivere come parlate, ma parlare come scrivete". La semplificazione del messaggio non passa attraverso il colloquialismo, ma attraverso una cura profonda del proprio modo di esprimersi. La seconda è "Una fonte non deve essere solo attendibile, ma anche pertinente". Ossia non deve solo dire la verità, ma anche avere le competenze per dirla; perché altrimenti il messaggio potrebbe essere vero di per sé ma incompleto, impreciso o fuorviante. Credo siano due massime da tenere a mente anche nel fare cultura birraria.

Nuove birre italiane (a Eurhop) da MC-77, Birra Perugia, P3, Busa dei Briganti e Rurale

Martedì scorso abbiamo pubblicato un’interessante panoramica di alcune delle nuove birre italiane saranno presenti a Eurhop, l’atteso festival che prenderà il via domani a Roma. Oggi però riprendiamo il discorso perché dobbiamo aggiungere all’elenco altre produzioni inedite che potrete assaggiare presso gli stand dei birrifici italiani. In quello di MC-77 (sito web), birrificio marchigiano ormai …

Ca’ del Brado e Brewfist vincitori degli ultimi contest di Whatabeer

Se siete assidui lettori di Cronache di Birra ricorderete che lo scorso 3 settembre annunciammo il lancio di Whatabeer, la nuova app “ludica” dedicata alla nostra bevanda preferita con cui promuovere la cultura birraria. Da allora è passato un mese e di cose ne sono successe molte: sono stati pubblicati 8 diversi contest, gli utenti …

Birrificio della provincia di Novara cerca birraio con esperienza

Birrificio in provincia di Novara cerca birraio esperto scopo assunzione. Le candidature dovranno pervenire unicamente a mezzo mail al seguente indirizzo lavoroalbirrificio@gmail.com. L’avviso si intende riferito a candidati di entrambi i sessi, venendo garantita la parità di trattamento e pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro e di trattamento sul lavoro.

Nuove birre (molte a Eurhop) da Crak, Bonavena, Baladin, Eastside e Babylon

Il settore italiano della birra artigianale è sempre in evoluzione, come dimostrano le tante birre inedite che puntualmente presentiamo ogni settimana. In occasione dei grandi festival però questo fermento raddoppia, perché molti birrai ne approfittano per lanciare novità assolute. Ed è ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni a causa dell’approssimarsi di Eurhop, in …

Vendesi imbottigliatrice monoblocco isobarica ed etichettatrice

Il birrificio Wackybrew vende imbottigliatrice monoblocco isobarica semiautomatica, entrata in funzione ad aprile 2017 e composta da: NR 1 Sciacquatrice NR 4 teste di riempimento a 4 fasi (prevacuazione, iniezione Co2, Riempimento, depressurizzazione) NR 1 tappatore tappi a corona da 26/29 Bottiglie utilizzabili: 25 cl, 33 cl, 50 cl, 75 cl, 150 cl, magnum 3 …

Birra artigianale e supermercati: un matrimonio che non s’ha da fare?

La scorsa settimana presso il pub Luppolo Station di Roma si è tenuta la presentazione del marchio Indipendente Artigianale di Unionbirrai. Se la cosa vi suona strana o ripetitiva è comprensibile, poiché circa un anno fa nel corso di Eurhop furono svelati in anteprima i dettagli dello stesso progetto: l’istituzione di un bollino con il …

Diplomato alla Dieffe ben referenziato cerca un impiego nel settore

Sono un ragazzo di 26 anni di Alessandria, recentemente diplomato presso DIEFFE di Padova come Birraio artigiano. Nell’ultimo anno ho maturato esperienza in produzione in due realtà distinte come assistente birraio, acquisendo padronanza nel gestire o seguire l’intero processo produttivo brassicolo; ho lavorato sia su impianti manuali che semi-automatici, da 1,5, 2,5 e 10 hl. …